alessandra a..jpeg
logo i buoni cugini.jpeg
senza di te.jpeg

Recensioni Senza di te

Recensione dal blog Libroguerriero

di Marco Valenti 

Il megadirettore galattico de I Buoni Cugini Editori torna in libreria e ci regala il nuovo episodio della saga di Falzone e Bertolazzi. Il passare del tempo pare non aver avuto effetti sul nostro duo preferito. Come un buon vino, magari siciliano, che migliora con il trascorrere degli anni, i nostri tornano in grande forma per l’ennesimo capitolo della serialità a loro dedicata. È un noir o un romanzo d’amore? è stata la domanda che mi sono posto non appena ho finito “Senza di te”. La risposta non ha tardato ad arrivare, ed è stata ovviamente “ma cu minchia si ‘nni futti”. È un buon libro, intrigante, divertente e ricco di sfumature che portano lontano, se si ha la voglia di riflettere, soprattutto sui “non detti” del romanzo che emergono pagina dopo pagina.

Ivo Tiberio Ginevra nisseno di nascita, ma palermitano (e tifoso rosanero) a tutti gli effetti, è il titolare della casa editrice I Buoni Cugini Editori con cui pubblica volumi troppo presto “scomparsi” e caduti del dimenticatoio della collettività, ma anche romanzi gialli ma dagli importanti risvolti sociali legati al territorio, come quelli dell’amico Vincenzo Ieracitano, o quelli che scrive in prima persona. “Senza di te” non fa eccezione a quanto detto. C’è la Sicilia, rappresentata dall’immaginaria cittadina di Scrafani, a fare da sfondo alle vicende del commissario Falzone. E con essa tutto il carico di dinamiche legate all’isola e alla sua storia recente e passata. Si parte da una serie di omicidi mascherati da suicidi per arrivare all’ingombrante ombra della mafia quando iniziano a cadere prima un magistrato, poi un maresciallo dei Carabinieri ed infine il figlio di un boss mafioso locale. Una bella “camurria” per Falzone che si sente sprofondare in un pantano da cui non sarà facile uscire. Il commissario Falzone è in preda ad una crisi senza precedenti, il suo matrimonio è naufragato, vive solo come meglio può, al lavoro non va poi molto meglio, anche in questura si sente sempre più solo, alla depressione si somma anche quella “solitudine da carenza di amore”, In un quadro come questo ritrovarsi ad indagare su una serie di suicidi non sembra essere il massimo, del resto quando hai “il deserto nel cuore” il lavoro non può sostituire quello che manca, e il baratro si fa sempre più vicino e sempre più profondo. Lasciarsi andare verso l’estrema decisione è questione di attimi.  A Scrafani non piove mai, ma quando capita sulla città, si scatena l’apocalisse. Fiumi d’acqua sporca mista a liquami di fogna e schifo vario, percorrono le strade in leggera pendenza, accelerando la corsa fino al porto. Saltano i tombini. Si bloccano le macchine. Si allagano i mercati. Va tutto in tilt. I bambini non vanno a scuola. I genitori si recano a lavoro bestemmiando, e soprattutto, il traffico già caotico si congestiona e ricongestiona, fino al punto di bloccare la vita intera di una città d’ottocentomila abitanti. Questa di certo non era la migliore giornata per morire ammazzato a Scrafani. Se poi il morto era un magistrato della Procura, tutto, ma proprio tutto si complicava fino all’inverosimile. Se poi il magistrato era uno dell’antimafia, allora erano cazzi amari per tutti. A complicare ulteriormente le cose ecco l’arrivo teatrale e travolgente del nuovo medico legale, l’affascinante Caterina Arcoleo, Katia per gli amici. Una “fimmina” capace di far girare la testa a ogni uomo. Ovviamente quella di Falzone sarà quella che pià di tutte girerà, trascinandolo in un amore simil-adolescenziale che lo riporterà a vivere sensazioni smarrite nel profondo dei ricordi, in preda a più di un sussultò di quella gioventù che pensava smarrita. In un attimo yutto per lui cambia, e la leggerezza di chi (ri)trova l’amore lo conduce laddove non ricordava nemmeno più di essere stato.La gioia infinita contro la tristezza di sempre. L’istinto contro la ragione […] tutto quello che aveva intorno, gli sembrava estraneo. Addirittura si sentì estraneo a se stesso e se non fosse stato per quel granchio vivo che si era inghiottito parlando con Enzo, che ora si agitava pizzicandolo con le sue tenaglie per uscire dalla gola, avrebbe di certo continuato a nuotare nel nulla cosmico dell’amore imbecille.Come detto il rapporto con la moglie è ai minimi termini, la moglie sta organizzando la controffensiva e sta lavorando per mettergli contro i figli, toccandolo laddove il dolore fa ancora più male, per distruggerlo nella cosa più cara che aveva, una sistematica e mirata distruzione della figura paterna. La doccia calda, la valeriana, le luci soffuse della casa, tutto quanto potesse conciliare il sonno non produceva alcun effetto, e allora nel buio della stanza illuminata dal neon dell’acquario, disteso sul divano con le mani dietro al collo, capì che non era solo l’adrenalina a disturbarlo, ma quell’inquietudine inespressa delle sue preoccupazioni familiari. Il rapporto difficile con la sua ex moglie e la conseguente gestione dei rapporti con i bambini, che stavano crescendo. Bastava un solo momento di puro odio, o follia, per rovinargli la vita per sempre e con la sua anche quella dei bambini, considerati solo come una merce di scambio nelle separazioni familiari – si abbandonò al sonno azzeratore di una sequela di preoccupazioni e di cattivi pensieri in agguato per esplodere. Sonno di pace, nell’inconscia speranza di non svegliarsi mai più. Restando seri, quello su cui pone l’accento Ivo Tiberio Ginevra è, tra le altre cose, la triste situazione di chi, da padre separato, non riesce ad avere un rapporto “normale” coi propri figli, molto spesso e talvolta troppo frettolosamente affidati alla madre in modo esclusivo. Quello dei padri privati dei propri diritti nel rapporto coi figli è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Fa solo meno rumore rispetto a quello che riguarda le donne, ma è altrettanto grave e difficile da risolvere. C’è purtroppo la tendenza a considerare un padre separato come un genitore di serie B, una figura a cui dare sì credito ma in modo e in rilevanza minore.Sono fondamentalmente i rapporti umani, con tutte le loro sfaccettature a caratterizzare il romanzo. Da quelli tra i colleghi, mai facili e spesso caratterizzati negativamente dallo stress lavorativo, a quelli familiari laddove le famiglie si disgregano portandosi dietro un carico d’odio a volte eccessivo, passando per quelli interpersonali tra i due sessi, vero ed autentico mistero che da millenni è oggetto di studio senza però una conclusione univoca e definitiva che metta tutti d’accordo.In chiusura l’ultima riflessione, legata alla letteratura Siciliana contemporanea, cui sono molto legato per tutta una serie di motivi che non è ancora il momento di svelare. Si potrebbero fare paragoni più o meno illustri con altri autori siciliani parlando di Ivo Tiberio Ginevra e dei suoi romanzi. Ma non porterebbe a niente. Ognuno ha i suoi punti di forza, le sue peculiarità, le sue dinamiche che rendono ogni romanzo a suo modo unico e meritevole di pari dignità. Fare confronti non è mai semplice, ma soprattutto elegante. Quello che conta davvero è scovare in ogni romanzo quelle caratteristiche che lo rendono riconoscibile, ritrovare quel “tocco” che ce lo fa collocare immediatamente nell’immaginario dove abbiamo destinato i suoi predecessori. È come nella musica, riuscire da subito a riconoscere lo stile del musicista, assaporare la delicatezza del timbro dopo pochissime note. Questo conta davvero. Non i paragoni in cerca di stupide classifiche di merito.

https://libroguerriero.wordpress.com/2021/09/15/senza-di-te-di-ivo-tiberio-ginevra-i-buoni-cugini-ed...

andrea b..jpeg

Recensione dal blog Arpa Eolica 

maria chiara.jpeg

Per il suo stile narrativo scorre e si beve come un buon barbera vivace, ma è una storia molto drammatica. Ivo Tiberio Ginevra è ritornato sul solco del giallo, in quello già tracciato nei due precedenti romanzi Gli assassini si Cristo e Sicily crime la vicenda qui narrata ha una sua piena autonomia e il lettore ci si può cacciare dentro anche se non conosce i precedenti romanzi. Il centro del romanzo “Senza di te”  è l’amore; un amore non di pubblicità e ben laccato,  bensì quello  con tutte le sue contraddizioni relative  al sesso, al gusto,  alla gelosia, fino alla possessività che grava sugli innocenti di passaggio, i figli. Lo strano giallo di due psicologhe, apparentemente suicide, si interseca con altre vicende di contorno;  e poi  si arriva per gradi ad un finale inaspettato ma che conserva un suo filo logico.  Aggiungere altri  dettagli nella presentazione di un romanzo giallo è un vero e proprio delitto nei confronti del lettore;  e allora buona lettura di “Senza di te”  

Francesco Zaffuto 

Recensione da GoodReads

Giallo, ironia, amore. C'è tutto in questo libro che, partendo dalla morte sospetta di una psicologa, arriva ad indagare sulle faide di mafia. La scrittura arguta di ivo Tiberio Ginevra sa creare dialoghi impareggiabili fra i due amici-colleghi Falzone e Bertolazzi, ma sa anche far sorridere di fronte al nuovo innamoramento di Falzone, letteralmente "rincitrullito" dalla bella Katia.
Ma sotto l'ironia di Ivo si cela sempre la vena malinconica, così dolorosamente acuta in alcuni punti, che porta a un finale inaspettato, ma non troppo. Conoscendo Ivo, non poteva finire che così.

Recensione dal blog Il fatto quotidiano di Remo Bassini

È un buon giallo, ma è anche una storia d’amore a tinte forti il libro di Ivo Tiberio Ginevra, Senza di te, casa editrice I Buoni Cugini. Leggiamo l’incipit: La luce del neon proiettava a terra l’ombra della sua pancia. “Dovrei fare dieta” pensò Falzone, poi prese la pantofola, spiaccicò una zanzara nella mattonella del bagno e si andò a coricare. Erano le quattro di mattina. Immaginava la sua morte, il suo funerale, le facce dei colleghi e quelle dei conoscenti. I discorsi della gente. Quasi quasi, la cosa cominciava pure a piacergli. Non era depresso, ma gli piaceva fantasticare su questa cosa, nel buio della sua stanza da letto. Pensò pure al suicidio che non avrebbe mai fatto.

 

“Senza di te” è un giallo colorato di Sicilia con “infiltrazioni” mafiose. Un giallo che si salda alla storia d’amore tra il commissario Mario Falzone, il tranquillo poliziotto protagonista, e Caterina, una gnocchissima medico legale tutta pepe, che ama scorrazzare in moto e cenare in trattorie dove si mangia il pesce buono. È una storia d’amore folle, strana, ma soprattutto insolita, perché racconta di un amore impossibile che poi diventa possibile per poi tornare impossibile o forse no, e che comunque incanta. Il libro, come detto, è un giallo. Bene, lo è anche la storia d’amore, non foss’altro per il finale a sorpresa, che non ti aspetti.

Ma è il protagonista, il commissario Mario Falzone, che vede indagare su alcuni strani suicidi, il vero punto di forza del libro. Per tante ragioni. Perché non è un duro e non si prende troppo sul serio. Perché non è ambizioso. Perché in amore è maldestro. Perché tra figli ed ex moglie avvelenata e avvocati che non si trovano mai fa solo incetta di casini. Perché – soprattutto – quando pensa, e quando pensa spesso ricorre a un siciliano comprensibile anche ai nordici, il commissario Mario Falzone fa ridere e sorridere, pagina dopo pagina. Cosa rara, questa, per un libro giallo, ma che che segue la scia del grande Camilleri.

Ricapitolando, i grandi protagonisti di questo sono tre: la trama gialla di buona fattura, una storia d’amore potente e a tratti un po’ crudele, e una quintalata di sana ironia (che fa bene al sistema immunitario).Siciliano di Caltanissetta, Ivo Tiberio Ginevra, classe 1961, per anni ha letto e recensito decine di libri, soprattutto gialli. Anni fa si è dato all’editoria, fondando (a Palermo) la casa editrice I Buoni Cugini che ha il grande merito di aver valorizzato, ripubblicandone i romanzi storici e le poesie, il grande scrittore siciliano Luigi Natoli.“Senza di te” è il terzo libro giallo scritto da Ivo Tiberio Ginevra. Come abbiamo detto un gran bel giallo. Il titolo, diciamolo, non è un granché: l’autore, dal momento che è anche un editore, poteva sforzarsi un po’ di più per trovarne uno un po’ più originale.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/28/senza-di-te-un-buon-giallo-con-una-potente-storia-damore...

scargiali.jpeg

Recensione da The blog around the corner 

Ora come ora, se uno scrive un giallo, non può più ammazzare liberamente qualcuno perché altrimenti quei disonesti della scientifica ti vengono subito a prendere!”
Così lo scrittore Ivo Tiberio Ginevra ha presentato a Interviste (im)perfette i personaggi con cui dà vita a dei gialli umoristici e macchiettistici: il commissario Mario Falzone, il vice questore Pietro Bartolazzi e il medico legale, donnaiolo impenitente, Enzo Di Pasquale che interagiscono e indagano nell’immaginaria Scrafani, cittadina sicula dove sembrano concentrarsi i vari cliché dell’isola che fanno tanto folklore e che i siculi sono bravissimi a esportare. Personaggi che sembrano voler fare il verso a ben più illustri epigoni coi quali l’autore condivide il gusto per l’esagerazione e la levità (ci viene in mente il Sanantonio di Dard).
In questo terzo romanzo, Senza di te (in precedenza aveva pubblicato Gli assassini di Cristo e Sicily Crime), i personaggi di Squadrito, tra uno struggimento amoroso e patimenti professionali, dovranno risolvere casi complicati, a cominciare dall’omicidio camuffato da suicidio della psicologa Balzaretti. Sarà l’avvenente medico legale Caterina Arcoleo, Katia per gli amici, a intuire che la poveretta non si è impiccata e a fare palpitare il cuore del commissario. Ma in un giallo, per quanto umoristico, gli omicidi seri non mancano, come quello di Antonella Ficano, inflessibile giudice dell’antimafia. La chiamavano il condor, per via del suo naso.
Anche come carattere era un avvoltoio. Era una gran rompicoglioni. Pignola, sospettosa di tutti, anche dei suoi migliori collaboratori e prevenuta su ognuno per principio di vita. La gente la faceva piangere. La distruggeva psicologicamente. Una volta dei miei colleghi sotto inchiesta per una questione d’appalti all’AUSL, mi hanno raccontato delle cose terribili. Intanto per prima cosa li ha sbattuti subito in galera e poi, per esempio, durante gli interrogatori spegneva il registratore e li minacciava ricattandoli di lasciarli marcire in cella se non confessavano o se non facevano i nomi dei complici. Ha ammollato senza pietà sei mesi di carcerazione preventiva a ognuno, e questi alla fine del processo sono stati prosciolti a formula piena per non aver commesso il fatto. Non era una donna quella, ma una faina, però devo dire che i risultati li ha anche ottenuti. Anni fa collaborando insieme ai giudici Migliaccio e Di Somma, ha messo in galera tutta la famiglia mafiosa dei Bercellino e tante altre.
Un altro magistrato, verrà ucciso, il giudice in pensione Gianfranco Monteleone.
Questa è una guerra di mafia iniziata con l’uccisione del giudice Ficano, come se avesse rotto gli equilibri di una pax mafiosa, infatti, dopo quest’omicidio, hanno cominciato a darsele di santa ragione e senza esclusione di colpi regolando dei vecchi conti in sospeso, da qui l’eliminazione del maresciallo Davì e del giudice Monteleone.
La trama gialla, infittendosi, dipanerà la contrapposizione dei sentimenti che coinvolge anche i due protagonisti, Falzone e Bertolazzi, i quali non sfuggono alla regola dei contrari di cui è permeata l’intera orlatura del romanzo. Riflessivo, gentile e triste il commissario, con un passato familiare complicato, fa da contraltare al vice questore Pietro Bertolazzi, irruento, insofferente alle regole, sgarbato e irascibile.
Mario, distratto e fulminato sulla via di Damasco dalla sensualità di Katia, di cui si innamora, dovrà difenderla dalle mire e dagli ormoni impazziti del suo amico, il medico legale Enzo Di Pasquale, brillante professionista ma ammalato di passera, che non trova di meglio da fare, mentre è in viaggio negli States, che telefonare anche in piena notte ai due e far sentire loro le sue capacità amatorie, mentre sta a letto con donne nere.
L’autore, a cui non sarebbe dispiaciuto da grande fare il commissario di polizia e avere degli amici leali come Bertolazzi e Di Pasquale, nel frattempo è diventato anche editore. Infatti, per non lasciare nel dimenticatoio il tanto di buono che questa terra produce, insieme a sua moglie, Anna Squadrito, anni fa ha fondato la casa editrice “I Buoni Cugini editori” con cui ha recuperato tante opere dimenticate di Luigi Natoli, facendosi un nome per un pubblico di nicchia nel pur affollato mondo editoriale e, di tanto in tanto, pubblicando anche altri romanzi, come questo.
Un cenno, infine, alla cucina isolana giocando, anche qui, sulle contrapposizioni: il commissario, pur non potendo soffrire il pesce, non ha il coraggio di dirlo a Katia, che al contrario ne divora a sazietà. Ancora l’autore: “Mario odiava il pesce alla follia, colpa di sua madre che da piccolo lo aveva ingozzato con sgombri e merluzzi bolliti per farlo crescere pieno di fosforo, e mentre Katia parlava della moto, del suo paese attaccato al Vesuvio, del regno delle due Sicilie, i camerieri servivano otto antipasti di mare: polipetti, lumache, ostriche, gamberi crudi, cozze, patelle, alici marinate e seppioline fritte. Lui li assaggiò prestando un finto interesse, ma a ogni boccone lo sconcerto lo tramortiva, allora beveva un sorso di vino per affogare il disgusto. Katia invece attaccava ogni piatto con la precisione e determinatezza di un ninja”.
 

Roberto Mistretta 

Recensione su Live Sicilia   

PALERMO – Giovanni Villino torna in libreria con un nuovo romanzo, “Negare il bene”, edito da I Buoni Cugini Editori. Un giallo che rappresenta una sintesi perfetta tra il mistero della cronaca giudiziaria e l’ermetismo delle tradizioni siciliane, offrendo al lettore un viaggio nei meandri più oscuri e intriganti di Palermo.

Il protagonista, Salvatore Luce, è un giornalista precario, la cui vita è scandita dalle incertezze economiche legate al suo mestiere e da relazioni personali difficili. Dedicato interamente al suo lavoro, Salvatore si ritrova, durante una piovosa mattina di giugno, coinvolto in un omicidio efferato e apparentemente privo di movente. Questo evento lo conduce a esplorare luoghi sconosciuti della sua città, costringendolo a confrontarsi con una storia intricata, sostenuta da oscuri rituali e verità taciute.

Il romanzo non è solo un thriller avvincente, ma anche una profonda riflessione sulla precarietà della vita e sulla lotta eterna tra bene e male. Villino utilizza le tradizioni popolari siciliane e le dottrine ermetiche per dare una prospettiva unica e affascinante alla narrazione. Come l’autore stesso afferma: “Ho cercato di dare una mia interpretazione al contrasto tra bene e male, tra presenze e assenze. Ma ho anche voluto omaggiare Palermo e le sue tante e contraddittorie storie”.

Il lettore viene così immerso in un mondo dove niente è come sembra, dove ogni personaggio è avvolto da un alone di mistero e le aspettative vengono continuamente ribaltate. Enigmi e indovinelli si intrecciano con una trama ricca di suspense, esplorando la psiche umana e i suoi confini con l’irrazionale.

L’ambientazione a Palermo non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio personaggio che contribuisce a dare profondità alla storia. La città, con le sue contraddizioni e la sua storia, diventa parte integrante del racconto, arricchendo la narrazione con il suo fascino unico.

Giovanni Villino, nato a Palermo nel 1978, è un giornalista professionista e divulgatore digitale. Lavora per il gruppo editoriale Ses, Giornale di Sicilia – Gazzetta del Sud ed è vicecoordinatore di redazione a Tgs, Telegiornale di Sicilia. Con una carriera dedicata all’innovazione e ai social media, Villino ha vinto il premio giornalistico Giuseppe Ruffino nel 2023 e continua a esplorare le nuove frontiere digitali nell’editoria. “Negare il bene” rappresenta l’ultima tappa di un percorso professionale ricco di successi e riconoscimenti.

 

“Negare il bene” è un romanzo che affascina e coinvolge, capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Un’opera che merita di essere letta non solo per la sua trama avvincente, ma anche per la sua capacità di far riflettere sul complesso mondo delle tradizioni e delle credenze popolari siciliane.
06/06/2024

negare il bene per isbn.jpeg

Recensione dal blog Thriller Café

Oggi al Thriller Café vi parliamo di Senza di te, un romanzo di Ivo Tiberio Ginevra, edito da I Buoni Cugini Editori. 

Quando il cellulare squilla alle quattro di mattina, il Commissario Mario Falzone sa già che qualcuno è morto. Quello che ignora è che il caso che dovrà risolvere finirà per cambiargli la vita. C’è una psicologa che si è impiccata alla ringhiera di una scala, ma è un suicidio strano: troppi i dettagli che non quadrano. A sostenerlo è il medico legale, l’affascinante Caterina Arcoleo. Per Falzone è amore a prima vista: basta un suo sorriso per consegnarlo “al custode dei pazzi”. Convinto dalla tesi della bella Katia, il commissario la accompagnerà in un’indagine sospesa tra amore e morte.
La vita di Falzone è tutt’altro che serena: le schermaglie legali con la sua ex-moglie, da lui gentilmente soprannominata “la strega”, gli impediscono di vedere i suoi due figli quanto vorrebbe e gli avvelenano l’esistenza. L’avventura con la giovane coroner rappresenta per lui una boccata di aria fresca, ma anche un inferno di pene di amore e gelosie in cui si trova scaraventato suo malgrado. Intanto, per le strade di Scrafani è scoppiata una guerra di mafia. Le famiglie locali hanno assassinato un magistrato della procura, e le ricerche di Falzone incrociano le oscure trame di Cosa Nostra… Per fortuna ad aiutarlo ci saranno gli amici di sempre: il medico legale e seduttore impenitente Enzo Di Pasquale e l’immancabile Pietro Bertolazzi, dalla bestemmia facile ma dal grande cuore.

Senza di te è il terzo romanzo che l’autore dedica al duo investigativo Falzone e Bertolazzi, ma lo si può tranquillamente leggere in modo slegato dai precedenti. Quello che mi ha più colpito di questa lettura è il modo multiforme in cui procede la vicenda. Il libro inizia con toni malinconici, poi si trasforma in commedia con sfumature erotiche, senza perdere mai la sua identità di giallo. Il dramma, infatti, scorre sotto il testo come un fiume sotterraneo e si rivela appieno a mano a mano che si procede verso la conclusione, sfociando in un labirinto di falsi finali degno della migliore tradizione thriller. Il tutto, senza soluzione di continuità e soprattutto senza perdere tensione narrativa: le quasi trecento pagine scorrono fluide, catapultando il lettore su una montagna russa di emozioni contrastanti: l’amore fa posto all’odio, la vendetta cede il passo al perdono e all’allegria segue la tristezza. Come se non bastasse, gli stessi personaggi sono antitetici: tanto Falzone è riflessivo e triste quanto Bertolazzi è irruento e sgarbato.

Al thriller si intreccia anche il dramma familiare: attraverso le vicissitudini di Falzone, l’autore ci parla di una moltitudine di persone che ha visto il proprio sogno di idillio familiare trasformarsi in un incubo senza via d’uscita in seguito alla separazione. 

Far stare tutto questo dentro i confini di un giallo non era un’impresa facile, ma vi posso assicurare che Ivo Tiberio Ginevra ci è riuscito. La Sicilia non è semplicemente lo sfondo di questo romanzo, ma ne costituisce anche l’anima. Il pensiero corre inevitabilmente ad Andrea Camilleri e al suo Montalbano, ma le pagine di Ginevra sono diverse, più sanguigne, popolate da personaggi urlanti e spettinati, vibranti di vitale imperfezione. La solarità siciliana, certo, ma lontana dal luogo comune perché temperata da una “blue note”, una nota malinconica che si fa sentire attraverso le pagine e che viene ben rappresentata nell’elegante copertina, ricavata da una bella foto in bianco e nero di Maurizio Pizzolorusso. Per capire davvero la scelta della copertina, però, dovrete aspettare fino all’ultima pagina…

Quando leggo, mi piace ascoltare un po’ di musica: penso che ne esalti il sapore, un po’ come fa il vino con il cibo. Per accompagnare la lettura di un giallo così particolare, vi propongo un ascolto altrettanto caratteristico, e soprattutto senza spostarci dalla Sicilia. È un disco di quasi vent’anni fa, che ho amato, dimenticato e recentemente riscoperto con rinnovata passione: Matri mia, della Banda Ionica. Roy Paci, in compagnia di una folta schiera di artisti (tra tutti ricordo Vinicio Capossela, ma ce ne sono molti altri di tutto rispetto) gioca con gli ottoni delle processioni religiose del Meridione per regalarci una musica antica e nuova al tempo stesso. Lo trovate qui.

Per concludere: se siete alla ricerca di un buon libro da portarvi sotto l’ombrellone, Senza di te è probabilmente il romanzo che fa per voi. Buona lettura!

Gian Mario Mollar

Tutte le recensioni su Amazon   

Daniele

5,0 su 5 stelle Una Palermo noir tutta da scoprire

Recensito in Italia il 17 giugno 2024

Acquisto verificato

È il secondo titolo che leggo dell'autore. Anche in questo caso la narrazione è ambientata a in una Palermo caotica e avvolta da un alone di incertezza. Una Palermo che ha sempre qualcosa da dire e un modo tutto suo di mostrarsi.

Una storia che dalla prima all'ultima pagina lascia inture che c'è uno strato più profondo di conoscenza. Non sempre ciò che sembra ovvio corrisponde alla realtà. Anche il protagonista, attraverso i dialoghi e il cammino percorso nella storia, sviluppa una crescita interiore pagina dopo pagina.

Consigliato

 

Alessandra A.

5,0 su 5 stelle Palermo iconica e misteriosa

Recensito in Italia il 3 giugno 2024

Acquisto verificato

In questa seconda opera letteraria, Giovanni Villino si supera. Quello che mi è piaciuto maggiormente è la narrazione della città. Palermo è meravigliosa, personaggio vivo e meraviglioso: ricca di misteri, simbolismi e apparenze affascinanti. La storia è da bere tutta d'un fiato: non ci sono tempi morti e ogni personaggio è un tassello del mosaico il cui disegno si comprende pienamente solo alla fine. Particolare il protagonista, che ha una forte caratterizzazione e del quale vorrei leggere di più (un sequel o un prequel!), perchè è uno di noi!!! Assolutamente consigliato, non vedo l'ora di leggere la prossima opera :)

 

Maria Chiara

5,0 su 5 stelle Un affresco di Palermo e personaggi intrecciati: da leggere tutto d’un fiato

Recensito in Italia il 11 giugno 2024

Acquisto verificato

"Negare il bene" di Giovanni Villino è un gran bel lavoro narrativo che offre descrizioni vivide e dettagliate di Palermo, rendendo la città un personaggio a sé stante. La trama avvincente si sviluppa attraverso intrecci complessi di personaggi profondamente delineati, ognuno con la propria storia e motivazioni. Villino riesce a catturare l'essenza della vita palermitana, intrecciando sapientemente le vicende personali con i contesti sociali e culturali. Un romanzo che incanta per la sua ambientazione realistica e la profondità dei suoi protagonisti.

 

Andrea b.

5,0 su 5 stelle Giovanni Villino non delude mai!!!

Recensito in Italia il 15 giugno 2024

Acquisto verificato

Ritmo incalzante e colpi di scena in una Palermo descritta in maniera magistrale da chi la conosce bene come Giovanni Villino. Per me che sono palermitano, è come vedere la scena di un film. Da leggere tutto in un fiato.

 

Cliente Amazon

5,0 su 5 stelle Il concetto del bene e del male mette in discussione le nostre convinzioni

Recensito in Italia il 8 giugno 2024

Ho acquistato "Negare il Bene" di Giovanni Villino in libreria, attratto dalla copertina intrigante e dalle ottime recensioni ricevute. Dopo averlo letto, sono entusiasta di condividerlo anche qui su Amazon per incoraggiare altri lettori a scoprirlo.

Giovanni Villino ci porta in un viaggio profondo e riflessivo attraverso le sfide morali e le complessità dell'animo umano. La trama è avvincente e ben costruita, con personaggi tridimensionali che affrontano dilemmi etici che risuonano con il lettore. Villino ha uno stile di scrittura fluido e coinvolgente, capace di catturare l'attenzione dalla prima all'ultima pagina.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è come affronta il concetto del bene e del male, mettendo in discussione le nostre convinzioni e i nostri pregiudizi. È un libro che invita alla riflessione, spingendo il lettore a considerare le proprie scelte e il loro impatto sulla vita degli altri.

 

Cliente Amazon

5,0 su 5 stelle Un viaggio avvincente nella complessità del bene

Recensito in Italia il 9 giugno 2024

Negare il bene" di Giovanni Villino è un romanzo che cattura fin dalle prime pagine. Ricca di colpi di scena e sviluppi inaspettati, la trama si snoda con una fluidità che rende difficile mettere giù il libro. Personaggi non troppo complessi e sempre realistici, ciascuno con le proprie ombre e luci, capaci di suscitare empatia e riflessione nel lettore. Palermo, descritta con dovizia di particolari, ti fa immergere in un mondo vivo e pulsante, dove le dinamiche sociali e personali si intrecciano in modo indissolubile. La scrittura di Villino è raffinata e evocativa, capace di far vibrare corde emotive profonde. Giovanni Villino un grande uomo dietro la maschera di Giornalista e Scrittore 😊

 

Davide A.

5,0 su 5 stelle UNA LETTURA IMMERSIVA

Recensito in Italia il 9 giugno 2024

"Negare il bene" è un romanzo che non delude le aspettative. Offre una lettura immersiva e appassionante, grazie a una trama ben costruita, personaggi profondi e realistici, e una descrizione dettagliata e affascinante di Palermo. Giovanni Villino si conferma un narratore di grande talento, capace di catturare l'essenza di una città e dei suoi abitanti, intrecciando storie che toccano il cuore e fanno riflettere. Un libro imperdibile per chi ama le storie intense e piene di vita.

 

Gianluca

5,0 su 5 stelle Una trama magistrale

Recensito in Italia il 10 giugno 2024

"Negare il bene" di Giovanni Villino offre una trama magistrale che cattura l'immaginazione e tiene col fiato sospeso. La narrazione, abilmente costruita, si snoda attraverso colpi di scena imprevedibili e momenti di alta tensione. Villino dimostra un talento straordinario nel tessere un racconto avvincente, dove ogni dettaglio è curato e i personaggi sono vivi e pulsanti. Un romanzo che affascina e conquista, rendendo la lettura un'esperienza indimenticabile.

 

Aurora

5,0 su 5 stelle Un'opera coinvolgente che si fa leggere con piacere

Recensito in Italia il 8 giugno 2024

Questo secondo romanzo di Giovanni Villino e' spettacolare. Gia' avevo letto con estremo piacere La Rosa Bianca dell'Apocalisse ma quest'opera mi ha letteralmente rapita. Un libro affascinante che mi ha permesso di scoprire aneddoti di Palermo che non conoscevo. La bella stagione si avvicina ed è il libro ideale che si può leggere sotto l'ombrellone. Complimenti ancora a Giovanni Villino.

 

Marco

5,0 su 5 stelle Un libro che stimola la mente

Recensito in Italia il 8 giugno 2024

"Negare il Bene" è un libro che non solo intrattiene, ma anche stimola la mente e il cuore. Consiglio vivamente questo libro a chiunque ami le storie profonde e ben scritte. È un'opera che merita di essere letta e discussa. Se avete l'opportunità, non esitate ad acquistarlo: non ne rimarrete delusi.

 

Manfredo

5,0 su 5 stelle Villino iconoclasta sparviero

Recensito in Italia il 7 giugno 2024

Villino ha scritto questo libro, ma più che libro un vero spartiacque della letteratura italiana. Quando la realtà supera l'immaginazione si verifica un clast della sospensione dell'incredulità. Un libro che non va semplicemente letto, ma vissuto ponendosi in una posizione di storming creativo. Superlativo, eccezionale, catafratto.

 

Alessio Provenzano

5,0 su 5 stelle Un romanzo davvero affascinante

Recensito in Italia il 8 giugno 2024

Ottima lettura scorrevole, affascinante e coinvolgente. Un libro che mi ha stupito per i racconti della mia Palermo. Un secondo romanzo quello di Giovanni Villino che regala colpi di scena, suspence e storia. Attendiamo con ansia la terza opera.

 

Francesco marino

5,0 su 5 stelle Palermo affascinante

Recensito in Italia il 7 giugno 2024

Imperdibile per chi ama il mistero e la scoperta dei luoghi ricchi di storia e fascino di Palermo

 

Gaby

5,0 su 5 stelle Stupendo

Recensito in Italia il 5 giugno 2024

Consiglio a tutti. Da leggere tutto di un fiato

Recensione su PalermoParla  

Giovanni Villino ci regala un nuovo intrigante romanzo, “Negare il bene”, edito da I Buoni Cugini Editori, che ci trasporta in una Palermo avvolta dal mistero e dall’occulto. Questo libro si distingue non solo per la sua trama avvincente ma anche per la sua capacità di farci scoprire una città dalle mille sfaccettature, dove ogni angolo cela segreti e storie dimenticate.

Il protagonista, Salvatore Luce, è un giornalista precario, stanco della sua routine e delle relazioni che sembrano non andare mai da nessuna parte. La sua vita prende una piega inaspettata durante una piovosa mattina di giugno, quando viene coinvolto in un omicidio brutale e inspiegabile. Questo delitto lo conduce in un viaggio attraverso i luoghi più nascosti e misteriosi di Palermo, una città che si rivela essere molto più di uno sfondo: è un labirinto di enigmi e tradizioni ermetiche.

La forza del romanzo di Villino risiede nella sua capacità di intrecciare la precarietà giornalistica di Salvatore con le profonde radici esoteriche della cultura siciliana. Il protagonista si trova ad affrontare non solo la difficile realtà del suo lavoro, ma anche una serie di rituali oscuri e verità nascoste che sfidano la sua comprensione del bene e del male. “Negare il bene” diventa così una riflessione sul sottile confine tra queste due forze opposte, offrendoci una prospettiva unica e affascinante.

L’autore riesce magistralmente a creare un’atmosfera di suspense e mistero, dove niente è come sembra e ogni personaggio nasconde qualcosa. Gli enigmi e gli indovinelli che costellano il romanzo aggiungono ulteriore profondità, rendendo la lettura un’esperienza ricca di colpi di scena. Ogni pagina ci spinge a mettere in discussione le nostre convinzioni, a esplorare l’ignoto e a scoprire le verità nascoste dietro le apparenze.

Palermo, con le sue contraddizioni e il suo fascino enigmatico, diventa un personaggio vivo e pulsante. Le sue strade, i suoi edifici antichi e i suoi angoli segreti sono descritti con una tale vividezza da farci sentire parte della storia. Villino omaggia la sua città natale, rivelandone le storie più oscure e affascinanti, creando un legame indissolubile tra il lettore e la città.

Giovanni Villino, nato a Palermo nel 1978, è un giornalista professionista e divulgatore digitale con una lunga carriera nel gruppo editoriale Ses, Giornale di Sicilia – Gazzetta del Sud. Vicecoordinatore di redazione a Tgs, Telegiornale di Sicilia, e direttore responsabile di Redat24.com, Villino è anche un esperto di innovazione e social media. Vincitore del premio giornalistico Giuseppe Ruffino nel 2023, continua a esplorare le nuove frontiere digitali nell’editoria attraverso il suo podcast “Scalo a Grado” e il suo blog su www.giovannivillino.eu.

“Negare il bene” è un romanzo che va oltre la semplice narrazione di un delitto: è un viaggio nel cuore oscuro di Palermo, un’esplorazione delle sue tradizioni esoteriche e una riflessione profonda sulla natura umana. Un libro che tiene il lettore avvinto dalla prima all’ultima pagina, offrendo una prospettiva unica su una città ricca di misteri e storie nascoste.

 

di Lydia Gaziano Scargiali

negare-u-800x500.jpeg