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Luigi Natoli
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Almanacco, calendario e, come dicono i vecchi contadini, lunario son parole che significano la stessa cosa: un libretto, nel quale sono notati i mesi dell’anno, i giorni, le fasi della luna, gli eclissi, le costellazioni, le feste religiose e nazionali, e tante altre notizie utili. Così Luigi Natoli spiega ai fanciulli cos’è un almanacco e fra le notizie utili di ogni mese: un fatto o un personaggio storico, una leggenda, la descrizione di un capoluogo di provincia, un problema sociale, date storiche, proverbi, usanze, nozioni, consigli, insegnamenti morali, dei grani di saggezza dettati dalla sapienza popolare e per questo sempre validi, come ad esempio “per un chiodo si perde un ferro; per un ferro si perde il cavallo, e per un cavallo un cavaliere”; o un altro ancora “Voi sapiri qual è lu megghu joco? Fa beni e parra pocu”. I proverbi sono tutti legati alle fasi dell’agricoltura in Sicilia: “l’acqua di febbraio riempie il granaio” oppure “acqua di giugnu, ruvina lu munnu”, ma il professore Natoli quando scrisse l’almanacco per i fanciulli siciliani quasi cent’anni fa, non poteva immaginare i cambiamenti radicali dell’agricoltura, del clima, di questo mondo globalizzato e tutti i proverbi, i fatti, gli insegnamenti morali contenuti nell’almanacco oggi non lasciano spazio all’immaginazione nella nostra società consumistica, e suscitano un rimpianto per quella genuinità educativa, per quel tempo andato irrimediabilmente perduto insieme ai suoi sapori, alle piccole gioie e aspettative che davano un senso di purezza della vita. Una semplicità che forse a qualcuno farà ridere, ma che lascia nel cuore il rimpianto per quella bellezza arcaica che esprimiamo con un sorriso malinconico.

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