Squatrito Anna, Segre Liliana: La civile indifferenza.

€12.30

Le parole di Liliana Segre fedelmente raccolte e trascritte dalle sue testimonianze. A cura di Anna Squatrito

In questo libro sono state raccolte e trascritte fedelmente le parole della senatrice Liliana Segre nelle sue testimonianze, con particolare riferimento ai giovani, dove ripercorre con emozionata lucidità l’inizio della sua esperienza, a far data dal quel 5 settembre 1938 che la discriminò a scuola con i suoi compagni di studio e di giochi, incapace, lei bambina, di comprendere cos'era quel decreto mostruoso che da lì a poco diede inizio alla sua tragedia e alla più grande follia del secolo scorso. Una preziosa eredità da non perdere. Un grande insegnamento ai giovani sul valore della vita, sulla “scelta della vita” e sulla fiducia in se stessi. In appendice al volume una selezione delle principali leggi razziali del 1938, in particolare quelle relative a difesa della razza italiana nelle scuole italiane.
ISBN: 978-8899102654
Foto in copertina: Maria Luisa Lamanna
Pagine 174

Dalla recensione di Nuela Celli blog Libroguerriero

“La civile indifferenza. Le parole di Liliana Segre fedelmente raccolte dalle sue testimonianze”, a cura di Anna Squatrito, (I Buoni Cugini Editori), è una raccolta delle esperienze della Senatrice Liliana Segre dal momento in cui vengono emesse le leggi razziali del 5 settembre 1938 alla deportazione, alla vita nel campo, alla marcia della morte, alla vita nei successivi campi, fino alla liberazione, esperienze raccolte ascoltando gli incontri della protagonista con gli studenti di diverse scuole italiane, partendo da quello tenuto a Lugano il 03 dicembre 2018. Viene definito dagli editori: “Una preziosa testimonianza che dà un grande insegnamento ai giovani sul valore della vita, sulla ‘scelta della vita’ e sulla fiducia in se stessi.” Si è scritto molto, davvero tanto sulla Shoah, si è ragionato e discusso infinitamente. L’hanno indagata sociologi, psicologi, antropologi e filosofi, ma più se ne parla, più la soluzione finale sembra sfocarsi e diventare altro da quello che è stata realmente. Per questo motivo, spesso, soltanto le testimonianze sembrano avere al capacità di descriverla, di farcela immaginare. E la testimonianza di Liliana Segre, quando parla di Auschwitz e della sua deportazione, con poche e semplici parole, riesce a rendere in modo vivido ed esatto l’indicibile. Leggendola, si ha l’impressione di accompagnarla in questo inenarrabile viaggio nel baratro del male. Siamo nel gennaio del 1944. Dopo sei giorni di viaggio in un vagone senza cibo, acqua e luce, le viene strappato il padre (nella foto sotto, con lei) per sempre. Ha 13 anni, appena scesa dal treno gli aguzzini decidono di non gasarla e bruciarla soltanto perché è alta, sembra più grande della sua età, ed è tra il centinaio di uomini e donne scelte come forza lavoro; solo loro si salveranno, per quel giorno, dei 605 ebrei milanesi arrivati dall’Italia nel campo di concentramento, gli altri vengono mandati immediatamente ai forni, centinaia di innocui borghesi spauriti, d’un tratto declassati a carne da macello dalle leggi razziali. La famiglia Segre si sarebbe potuta sottrarre all’orrore, ma il padre ha temporeggiato troppo, ha cercato, nello Stato in cui crede e al quale appartiene, una soluzione burocratica umanamente accettabile. Naturalmente senza risultato. Tra le famiglie ebree si diceva: “I pessimisti finirono a New York e gli ottimisti finirono ad Auschwitz”.

Leggere questo libro è un viaggio nell’essenza più cruda dell’animo umano, quello che rimane quando tutto viene spazzato via, quando si rimane pelle, ossa e dolori, e si tocca la propria fragilità in equilibrio estremo con l’amore per la vita.

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