I BUONI CUGINI EDITORI

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Al nostro lavoro sulla Cronologia dei Giustiziati in Palermo, si connette intimamente la storia della Compagnia dei Bianchi, perchè senza l'esistenza e l'opera di tale confraternita religiosa, oggi non ci sarebbe possibile di fare la presente pubblicazione. Per tal motivo, nella prima parte di essa comprendiamo, come meglio abbiamo potuto, le sue vicende, il suo ordinamento e l'opera, per la quale potè vivere circa trecento anni. 

La famosa Compagnia del Santissimo Crocifisso, detta dei Bianchi, si assunse la pietosa missione di assistere quegl'infelici che, allora in gran numero, venivano condannati dalla giustizia degli uomini e in nome di Dio, a lasciare la vita sul patibolo. 

Grazie alla cortese ed efficace cooperazione dell'egregio cav. Eduardo Rivarola, attuale Governatore della Compagnia dei Bianci, senza la quale questo lavoro non potrebbe essere stato compiuto e agli studiosi, oggi, non sarebbe dato di poter leggere queste pagine che, nella loro monotona e cronologica dicitura, ci ricordano la lunga serie di scene orrende e di spettacoli infami, che in nome della giustizia si davano al popolo sulle vie e sulle piazze della nostra Palermo. 

Dai documenti pervenuti a noi nelle nostre ricerche per ricostruire la dolorosa e triste odissea di tante vittime dell'umana giustizia, ci è dato poter costatare, che spesso, tanto l'animo di un truce malfattore, tanto quello di una debole donna, colpiti dall'inesorabile giustizia umana, rimanevano talmente scossi, da restare in preda ad una grave grisi morale, che si ripercuoteva tremendamente sul fisico dei condannati. L'emozione della prossima morte nei giustiziandi, fu tale che spesso si avveravano scene disgustose, che avrebbero dovuto commuovere gli animi più duri e non suscettibili di molto turbamento. 

Da questo lavoro abbiamo escluso le esecuzioni capitali, che si fecero per sentenza del Tribunale del Sant'Ufficio, perchè sarebbe stato superfluo, dopo il lavoro del compianto Vito La Mantia. 

Antonino Cutrera

Il mirabile lavoro di Antonino Cutrera fatto sui documenti della Compagnia dei Bianchi è anche integrato con note del Mongitore, Villabianca, Auria, Pirri, Paruta, Di Marzo, Zamparrone, La Mantia ed altri ancora e costituisce un completo e fedele studio dei secoli bui della giustizia terrena a Palermo. 

"1593 a 2 Agosto: Nel piano della Marina, per sentenza della R.G.C. fu giustiziato Blasi Galati "condannato a morte aturale, con che sia portato al luoco della giustizia sopra un carro, et per strada tenagliato, et in detto loco affogato in terra ad un palo, et doppo appiso per un piede alle forche, e finalmente squartato."

Antonino Cutrera (Palermo 1863-1938)

Antonino Cutrera (Palermo 1863-1938)

Delegato di Polizia prestò servizio in molti commissariati della Sicilia, fra i quali Catania, Girgenti, Ustica, Vittoria, Cefalù, Trapani, Acireale, Messina, Palermo oltre a paesi dei Nebrodi e delle Madonie. Nonostante gli si riconoscesse una particolare abilità nelle indagini di natura politica fu sempre vittima di trasferimenti dal sapore punitivo. Il suo carattere arrogante e morso dall’ambizione di fare carriera lo resero sgradito ai superiori gerarchici, e nemmeno valsero, oltre alle sue doti di poliziotto, alcune operazioni portate a termine brillantemente (come quella dei relegati libici a Ustica) e la scrittura di libri e saggi di carattere sociologico, all’epoca rarità nel corpo della Polizia di Stato. Ebbe promozioni sul lavoro, ma solo per anzianità e si congedò come Commissario Aggiunto.  

Fondò e diresse per anni la Rivista di Polizia Giudiziaria e Scientifica. Pubblicò numerosi libri di carattere storico e di storia dell’arte, di antropologia criminale e sociologia, questi ultimi frutto delle sue esperienze lavorative. Ricordiamo:

I ricottari – La malavita di Palermo, contributo di sociologia criminale

La mafia e i mafiosi, origini e studio di sociologia

Storia della prostituzione in Sicilia

Un regolamento di polizia del secolo XVII in Palermo

Varsalona, il suo regno, le sue gesta criminose

La reazione dei Borboni in Sicilia nel 1799

Re Ferdinando III di Borbone e il giacobinismo in Sicilia

Amava la storia, l’archeologia, dipingeva quadri, voleva fare il maestro elementare, ma da figlio d’arte di ispettore di polizia seguì insieme al fratello le orme del padre.

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