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Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana del 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano.

Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana del 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano.

A nessuno, fosse anche l'uomo più grande della Terra, è lecito nascondere la verità... per far risaltare vieppiù la virtù propria fino al ridicolo.

Pagine 525 - Il volume raccoglie nelle versioni originali: 

Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni anno 1935

La rivoluzione siciliana nel 1860 (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910)

Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI)

I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931)  

Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848 - 1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927) 

Questi scritti vogliono essere una narrazione dei rivolgimenti siciliani del 1860 e nascono dalla mia passione per la Sicilia e specialmente per Palermo, la mia città natale: Passione che invece di affievolirsi con gli anni, è diventata più intensa via via che mi sono addentrato nello studio della storia; e mi sono accorto degli errori, dei pregiudizi, della superficialità e anche dell'ignoranza di che son pieni gli scrittori, anche valorosi, quando parlano e giudicano cose siciliane. Procuro di correggere secondo verità tutta quella parte che i nostri vi ebbero nel risorgimento siciliano, parendomi non soltanto ingiustizia, ma anche ingratitudine lasciar nell'ombra o menomar le loro opere e i sacrifici, che prepararono prima, e spianarono, resero possibile poi e vittoriosa la spedizione garibaldina dei Mille e l'unità nazionale. 

Luigi Natoli.

Quanto io narro, e come lo narro, risulta oltrechè dal confronto della critica delle varie storie e biografie stampate dal 1860 in qua, anche da testimonianze dei tempi, da opuscoli rari e poco noti, da note, memorie, lettere e in genere manoscritti ancora inediti, e principalmente dai documenti officiali dell'Archivio di Stato, specialmente di fonte borbonica, dai giornali del tempo, dai fogli volanti e da memorie particolari raccolte dalla viva voce; e tutto ho messo in riscontro; perchè la verità scaturisca limpidamente senza postume ire nè inutili apoteosi. Non apologie, nè esagerazioni; ma neppur silenzi, e peggio, menzogne o ingiurie, di che si compiacquero anche recenti narratori, che oramai non son più di stagione. 

Luigi Natoli. 

 

 

Rivendicazioni: Premessa dell'autore

Rivendicazioni: Premessa dell'autore

Raccolgo in questo volume alcuni scrittarelli, dei quali alcuni veggono ora la luce per la prima volta, altri, già pubblicati su giornali, sono così interamente rifatti, che possono considerarsi nuovi.
Quali gli intendimenti che m’indussero a comporne un libro, il lettore vedrà da sè; e gli farei un torto se mi trattenessi a illustrarglieli. Dirò soltanto che questi scritti nacquero dalla mia passione per la Sicilia e specialmente per Palermo mia città natale: passione che invece di affievolirsi con gli anni, è divenuta più intensa via via che mi sono addentrato – quanto è possibile a una vita umana assillata dai bisogni della vita cotidiana – nello studio della storia; e mi sono accorto degli errori, dei pregiudizi, della superficialità e anche dell’ignoranza di che son pieni scrittori, anche valorosi, quando parlano e giudicano delle cose siciliane. Delle quali non si può parlare con tanta facilità e leggerezza; così vasta, molteplice, ricca di cose ancora ignote, inesplorate è la nostra storia; tanti problemi sono ancora insoluti: e non soltanto della preistoria e dell’epoca greca, ma anche delle epoche posteriori e più vicine a noi. V’è negli archivi pubblici e privati ancora grande materiale da esplorare: v’è nelle biblioteche altro materiale accumulato nel corso dei secoli dal paziente lavoro di uomini oscuri, frugato in parte dagli studiosi; ai quali, più che s’avanzano nelle ricerche, e più ampio si rivela il campo di esse.
Due epoche hanno finora attirato gli studiosi, più che le altre: l’antica e la medioevale; e dell’una e dell’altra la storiografia vanta opere di capitale importanza, che servono di guida e di lume a chi vorrà continuare le indagini. Ma vi sono secoli, che, non so per qual pregiudizio, son lasciati da parte; e nei quali bisogna pur cercare l’azione lenta, quasi inavvertita, per cui, nell’asservimento politico e nell’isolamento, l’oscuro istinto di italianità va trasformandosi in coscienza nazionale; per cui si cerca di rompere la cerchia dei tre mari per vivere la vita del mondo. Vi sono secoli più vicini ancora, nei quali avviene un profondo rinnovamento nella cultura, e si foggiano anime nuove; e che intanto rimangono ignorati, come un tempo lontano e oscuro. Tale l’ottocento siciliano che ha scrittori, storici, critici, poeti, scienziati, artisti dei quali ogni regione potrebbe gloriarsi; del cui carattere e valore soltanto la incompetenza di un ignorantissimo di cose siciliane potè dar giudizio spiccio, con leggerezza punto filosofica. Ed è fortuna che di questi nostri scrittori alcuni, soltanto, perchè vissuti nel continente, e perchè stamparono nel continente, sono meritamente noti; chè altrimenti anch’essi si troverebbero, non ostante il loro valore, travolti in quella oscurità nella quale giacciono altri ingegni valorosi e onorandi. A questi dovrebbero i giovani, or meglio preparati, rivolgere le loro cure amorose.
Gli scritti qui raccolti non pretendono neppur lontanamente sfiorare uno degli aspetti di questo ottocento siciliano: nacquero per ribattere accuse, correggere errori; per istinto di difesa e amore di verità e di giustizia. Pure tra essi appresi qualche spiraglio; come dalle fessure dello steccato i fanciulli ficcando gli occhi vedono l’arena del circo, così da esso può qualcuno scoprire 1’ampiezza del campo ancora non dissodato, e invogliarsi a entrarci, con la fervida volontà di rivangarlo, e trarne alla luce e a vita nuova e più rigogliosa messe di gloria pei nostri vecchi dimenticati e per la nostra isola.
All’arte avevo dato io i primi sogni della giovinezza: li sacrificai a quello che mi apparve dovere di cittadino; e ho frantumato la mia attività in mille piccole cose, di vita effimera, per esumare, divulgare le memorie del nostro passato; per farle amare; per spronare altri alla storia nostra, che non defrauda, ma aggiunge nuove immarciscibili foglie all’alloro di che si inghirlanda l’Italia madre; e per far sentire ai giovani l’orgoglio di essere siciliani, ma nel tempo stesso il dovere che incombe sopra di loro, di esser degni del passato glorioso; e render nelle opere feconde della pace l’isola nativa emula delle altre regioni d’Italia, come emula, se non pur superiore, fu per rinuncie, per sacrifici, per sangue generosamente versato.
Troppo io presunsi; lo so: ma se da questi scritti movesse qualcuno di maggior ingegno e più matura preparazione, e con maggior agio, a studiare profondamente e a rivelare questo o quell’aspetto del nostro Ottocento, io mi sentirei pago, e non rimpiangerei i sogni della mia giovinezza oramai tramontata da un pezzo.

Palermo, nel maggio del 1927.

Premessa dell'autore in La rivoluzione siciliana del 1860

Premessa dell'autore in La rivoluzione siciliana del 1860

Questo libro vuol essere una rapida narrazione dei rivolgimenti siciliani del 1860, e segnatamente di Palermo; non critico dunque, non discuto: pure molte cose inesattamente narrate fin qui o alterate o taciute, dico e procuro correggere secondo verità; e tutta quella parte che i nostri vi ebbero dal 15 maggio in poi, la quale ordinariamente non apparisce nelle storie, ho cercato di lumeggiare nelle sue giuste proporzioni, parendomi non soltanto ingiustizia, ma anche ingratitudine lasciar nell’ombra o menomar le opere e i sacrifici dei nostri, che prepararono prima, e spianarono, resero possibile poi e vittoriosa la spedizione garibaldina dei Mille e l’unità nazionale.
Non apologie, né esagerazioni: ma neppure silenzi, e peggio, menzogne e ingiurie, di che si compiacquero anche recenti narratori.
Non ho voluto apporre note e riscontri a piè di pagina, che avrebbero certamente impinguato la mole del libro, e imprestatogli aspetto di erudizione; prima di tutto perché non convenienti al fine di questo libro, che è di divulgare la conoscenza dei fatti gloriosi del 1860; e secondariamente perché le note e l’erudizione avrebbero, distogliendo l’attenzione del lettore, scemata l’efficacia della narrazione; che pei limiti imposti e pel suo carattere di sintesi, vuol correre rapida e nervosa.
Affermo però nel modo più assoluto, che quanto io narro, e come lo narro, risulta oltreché dal confronto e dalla critica delle varie storie e biografie stampate dal 1860 in qua, anche da testimonianze dei tempi, da opuscoli rari e poco noti, da note, memorie, lettere, e in genere manoscritti ancora inediti, e principalmente dai documenti officiali dell’Archivio di Stato, specialmente di fonte borbonica, dai giornali del tempo, dai fogli volanti (di cui una ricchissima collezione raccolse il compianto dottor G. Lodi e donò alla Società di Storia Patria) e da memorie particolari raccolte dalla viva voce; e tutto ho messo in riscontro; perché la verità scaturisca limpidamente senza postume ire né inutili apoteosi, che oramai non son più di stagione.

Luigi Natoli

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