I BUONI CUGINI EDITORI

Casa editrice

Palermo al tempo degli Spagnoli (1500-1700)

Palermo al tempo degli Spagnoli (1500-1700)

Pagine 283 - Prezzo di copertina € 20,00

Copertina di Niccolò Pizzorno

Pubblicata oggi per la prima volta e fedelmente ricostruita e copiata dal manoscritto originale dell’autore, purtroppo privo di data.

È lo studio critico e documentato di due secoli di storia della città di Palermo mirabilmente analizzata da Luigi Natoli con una visione del tutto contemporanea senza trascurar nulla, compresi i particolari, anche più frivoli. Un’opera che fa sentire ancora viva la voce di questo scrittore che tanto amò e diede alla sua bella Palermo. 

Dunque mettiamo punto, che può bastare: quello che ho scritto è abbastanza per mostrare come si svolgeva la vita in tutte le sue manifestazioni in quel tempo del dominio spagnolo. Dal 1500 al 1700 incominciò e finì la dinastia di casa d’Austria; e furono due secoli nei quali si alternano splendori e miserie, luci ed ombre.

L’ombre è nel fosco delitto e nel castigo più crudele che lo segue; la luce è nella carità che apre un fiore sul delitto, e col pentimento redime uno spirito: l’ombre è nell’esosa avarizia che prostra con l’usura il misero; la luce è nel provvedere a mitigar la miseria: l’ombre è nei figli abbandonati, negli orfani che andrebbero ad aumentare il numero dei candidati al patibolo, delle fanciullette che il vizio avrebbe travolte, nelle traviate stesse; la luce è aprire ricoveri, rifugi ai derelitti, reclusori dove nella onestà e nella religione gli spiriti trovino pace. I nobili rubano, ammazzano, commettono ogni eccesso, ma nel tempo stesso si uniscono per promuovere civili istituzioni in soccorso del popolo, e dappertutto essi, quasi ad espiare la loro ricchezza e la loro potenza, si moltiplicano ad amministrare le istituzioni stesse delle quali costituiscono gli averi.

La luce è nello spirito della religione, l’ombre è nella pratica della vita che ondeggia tra le più insane superstizioni e le spettacolose e ridicole penitenze; la luce è nella fierezza del popolo, pronto a impugnare le armi in difesa del Regno, contro i cavalieri, il Senato, il Vicerè, quando patisce un’ingiuria e per domandare dei diritti; la luce è quando si commove dinanzi all’esempio della bontà, della rigida onestà di chi amministra; si commove e si impietosisce di chi è caduto in miseria ed è punito, sia pure scellerato; si esalta a ogni azione generosa, e nei suoi canti esalta la virtù dell’onore, del coraggio, della magnanimità, della nobiltà d’animo, della giustizia.

Luigi Natoli

Argomenti trattati:

La città – Il governo – L’amministrazione – Il popolo – Il Sant’Offizio – Il clero e le confraternite – La giurisdizione e l’arbitrio – Le maestranze – Le rivolte – Le armi e gli armati – Le scuole e i maestri – La stampa – Gli usi e costumi delle famiglie – La vita fastosa – La pietà cittadina – Teatri e feste – I divertimenti cavallereschi e le giostre spettacolose – Banditi, stradari e duelli.

 

Indice

Indice

La Città

Come era - I baluardi - Il palazzo Reale - Il palazzo del Comune - Bonifiche e nuove vie  - Fontane, statue, chiese, palazzi - Le ville    

Il Governo

I Vicerè - Parlamento e Deputazione - Conflitti per nulla - Disagi e rimedi - I segretari - “Humanum est...”   

Il Comune

Come era costituita l’amministrazione - Il Senato e i Vicerè - Tribolazioni - Liti con le città - La Tavola     

La Popolazione

Quanti eravamo - Gli esposti, i cani, i maiali et reliqui - I Capicento - I Ceti - Qualche fatto - Una storia romantica - "Vanitas vanitatum” - I mercanti     

Il Sant’Offizio

Come entrò e quali preminenze ebbe - Brighe e contese - Casi tipici - Il Luteranesimo - Ottantasei luterani processati in dieci anni - Per tutta la Sicilia - Come si condannava   

Il Clero e le Confraternite

Sedici arcivescovi in due secoli - Dieci centesimi per una messa - Brighe fra loro - 
Due altri preti e le suore - Santi e processioni - Litigi - Manifestazioni di penitenza -  Miracoli, superstizioni, pregiudizi  

Nel tempo di temi

Quanti fori!  - Ad arbitrio  - Bruto Secondo - Notari      

Le Maestranze

Le Corporazioni d’arte e mestieri  - I “cilii” - Quaranta maestranze  

Fierezza di popolo 

Prima sedes, corona Regis et Regni Caput - La serie delle sommosse - Addosso allo spagnolo - La fiera rissa di Porta d’Ossuna  - Contro la nobiltà   

Armi ed Armati

Ordinamenti militari   - A Palermo  -  L’Accademia dell’armi  - Il Valore Siciliano - L'armata  - I Siciliani a Lepanto   

Scuole e maestri

Come si studiava  - La lingua thosca e le Accademie - Studi e invenzioni - Artisti e scienziati  - Una incoronazione - 

Stampa e stampatori. Gli avvisi

La stampa -  Gli autori - Avvisi      

In casa e fuori

I figli - Il dovere del cittadino - Il sesto comandamento - Il fidanzamento - Le doti - 
Matrimoni spettacolosi - Quelle altre - Le spese di casa - Il ventre di Palermo - Beati stomachi!    

Vita fastosa

Come s’andava ai ricevimenti - Il vestire  - Le prammatiche contro il lusso - Ancora lusso - Gli schiavi - I mortori     

Pietà cittadina

Ospedali e Compagnie - Altre istituzioni pie - I fanciulli dispersi - Disgrazie - La peste - Altri disastri    

Il teatro e le feste carnevalesche

Il teatro - Gli intermedi  - Il melodramma - Il Carnevale e le maschere - Altri spettacoli - Le corse     

Divertimenti cavallereschi

Le giostre - I premi della giostra - Botte da orbi - Seicentismi o esagerazioni 

Giostre spettacolose

La caccia in piazza Marina - La liberazione di Cupido - Altre giostre

Sacco nero

Banditi e “stradari” -  Bande famose - Un quadro eloquente - Misfatti e vendette - Duelli - Condanne     

Luci ed ombre di due secoli   

Bibliografia     

La città (come era)

La città (come era)

Sul principio del 1500, quando Palermo passò dal dominio aragonese a quello spagnolo della Casa d’Austria, conservava ancora su per giù la vecchia partizione: una città dentro un’altra; la città antica dei tempi romani cinta di mura esisteva ancora, ed è visibile anche oggi. Percorrendo a destra, dall’alto, la piazza Vittoria, la via Biscottai, la via Giuseppe Mario Puglia, la via Giuseppe D’Alesi, la piazza Bellini e la via Schioppettieri fino alla parrocchia di S. Antonio; e a sinistra le due caserme, quella dei carabinieri e quella di Calatafimi, la via dell’Incoronazione, la via S. Agata La Guilla, la via Celso, le Vergini, il vicolo S. Antonio fino alla parrocchia stessa, si hanno le due strade estreme che costeggiavano la città internamente, avanzo di una serie di sera o strade lungo le mura. Il trapezoide molto irregolare che vi risulta in mezzo, tagliato per il lungo dalla via Vittorio Emanuele, dai Musulmani detta As Simat (la Fila) e dai normanni Via Marmorea, nome ufficiale rimasto fino al 1565, poi via Toledo e dal popolo chiamata sempre il Cassaro, da Kasr, è la città antica, circondata di mura che si protrassero fino al ‘500.
Intorno a questa si aggiunsero di mano in mano altre parti, come l’Albergheria, la Guzeta (per citare le più importanti) e la Kalsa, a destra; a sinistra la Seralcadia, la Conceria, la Loggia; le quali furono anch’esse circondate dall’esterno di mura, torri e porte: e queste furono le vere fortificazioni della città nuova, dalle quali si difese nel secolo XIV dagli Angioini.
Nel ‘500 le porte esterne, donde si entrava nella città, erano a occidente e mezzogiorno quelle di Mazara, di S. Agata, di Termini, a levante e a settentrione dei Greci, del Mare o Molo, della Legna, della Pescheria, di S. Giorgio, di Carini. Nel corso dei secoli XVI e XVII alcune furono distrutte, come quella di Polizzi, della Pescheria e del Molo; altre ne furono aperte, come quella dello Scaricatore in sostituzione di questa del Molo, la Nuova, la Felice, la Maqueda, quella d’Ossuna e quella di Vicari o volgarmente di S. Antonino. Delle porte che si aprivano nella città antica, e che oramai erano inutili, quella del Palazzo, quelle del Tagliatore, di S. Agata la Guilla, della Salute, dei Patitelli si erano distrutte o erano ridotte a passaggi; quella dei Patitelli, che si apriva sotto la torre di Baich fu atterrata nel 1565 da don Garsia de Toledo, perché nel prolungare la via, che prese il suo nome, non si vedeva il mare; e quella di Bosuemi (Bas es sudan) fu abbattuta per dar luogo alla fabbrica del convento dei frati Fatebenefratelli o Benfratelli. Nella torre di Baych correva un’iscrizione in lettere cufiche, che malamente o arbitrariamente o con malafede interpretata, diede agli storici la presunta certezza che Palermo fosse stata fondata da un nipote di Esaù; e che essa era dunque caldaica. Delle altre torri una probabilmente è visibile nell’angolo del monastero di S.  Caterina, in via Schioppettieri; un’altra che rimane ancora, è forse quella detta poi di Scrigno, esistente nel palazzo del conte Federico.

Tratto da Palermo al tempo degli Spagnoli (1500-1700)

Il tuo carrello

Spedizione:
Totale:

Concludi l'acquisto

1

Indirizzo

Nome
Cognome
Indirizzo
Città
Provincia
CAP
Email

2

Spese di spedizione

Seleziona la spedizione
 

3

Metodo di pagamento

Seleziona un metodo di pagamento
 
Grazie per il vostro ordine. Potrete effettuare il pagamento dell'ordine con bonifico bancario a Anna Squatrito 

presso BancoPosta Iban n. IT05R0760105138250609050613

Sarete subito contattati per i dettagli sulla consegna a mezzo corriere.

 

Importo totale:

Ordina