I nostri autori 
Tanti i generi e gli stili di scrittura, con un unico fine: appassionare il pubblico

Rosanna Badalamenti
Quello che non ho mai detto
(Frammenti di idee...)

Rosaria Badalamenti, ma per tutti Rosanna, nasce a Palazzo Adriano il 6 settembre del 1971. Madre di due figli, che ama incondizionatamente. Insegnante di scuola primaria, fa del lavoro la sua passione. Adora i bambini e il loro meraviglioso mondo. Predilige le passeggiate all'aria aperta e fermarsi a guardare il mare. C'è tanto del mare in lei. Le piace anche fare lunghi viaggi in macchina, ascoltando la radio. Reputa l'amicizia il più nobile dei sentimenti, in grado di curare le ferite dell'anima. Persona dedita al sociale, volontaria e animalista.

Pubblica con "I Buoni Cugini editori" la sua prima raccolta, di 57 poesie Quello che non ho mai detto che ha ricevuto diversi premi letterari, tra cui il Premio Carmelo Ottaviano al Palazzo delle Aquile, il Premio Letterario Nazionale Paolo Amato ed è stato inserito nell'antologia Buongiorno Alda (Premio Alda Merini 2019)

Monica Bartolini
Per interposta persona
(Collana Sbirri & Sbirrazzi)
Persistenti tracce di antichi dolori 

Monica Bartolini (Roma 1964) si afferma nel mondo della scrittura gialla con i romanzi della serie del Maresciallo Nunzio Piscopo (Interno 8 e Le geometrie dell'animo omicida, quest'ultimo finalista al Premio Tedeschi nel 2011). Nel 2010 vince il Gran Giallo città di Cattolica per il miglior racconto italiano in ambito mistery.

Per I Buoni Cugini editori pubblica nel 2016 Persistenti tracce di antichi dolori, una raffinata raccolta di racconti gialli storici, che ha per filo conduttore le vicende legate al ritrovamento di alcuni antichi reperti che ancora oggi fanno bella mostra di sè nelle teche dei musei di tutto il mondo. Collabora da molti anni con i siti web www.thrillercafé.it e www.vivalibri.com per le recensioni di libri, ed è membro dell'Associazione Piccoli Maestri - Una scuola di lettura per ragazzi e ragazze che si occupa di leggere i classici nelle scuole italiane.

www.monicabartolini.it

larossachescrivegialli@gmail.com

Remo Bassini
Il bar delle voci rubate
(Collana Albatro Randagio)

Vive e lavora a Vercelli.

Nato a Cortona (Ar) nel 1956, scrittore e giornalista, vanta un passato da operaio, portiere di notte, disoccupato. Ha scritto per Mursia, Fernandel, Newton Compton, Perdisa, e infine, per Fanucci con cui ha pubblicato: La notte del santo e La donna di Picche.

Marcello Bondi
La ballata di Colton Red
(Albatro Randagio)

Nasce l'11 Luglio 1995 a Sassuolo, Modena. 
Ha scritto due soggetti per la serie regolare di Diabolik ed un altro albo è tratto dalla sua idea iniziale. Con la Caliber Comics americana, pubblica le antologie di storie brevi Flash From Nowhere e Tales From The Next Dimension e il graphic novel Le Terre di Khor, che viene poi pubblicato in Italia da Weird Books. Scrive un soggetto breve per Tex, pubblicato sul Color Tex n. 14. La storia è pubblicata anche in Croazia e in Brasile.
Pubblica una storia breve dell'antologia Flip, edita dalla casa editrice inglese Markosia e curata dallo sceneggiatore Jack Briglio. Pubblica una storia breve all'interno dell'antologia annuale If Anthology, dell'americana Alterna Comics.
Nel 2020 è la volta del Graphic Novel "Nuvole su Fiorano", un fumetto realizzato in collaborazione con il Comune di Fiorano modenese che lo ha interamente finanziato. 
http://marcellobondi.jimdo.com

Alfonso Capraro (ntisu Fofò)
U cuntu da nascita de Dei

Sugnu avanti d’età, ma essennu natu u vintinovi frivaru, festegiu u quatrienniu. Un sugnu latinu, ma un mi lamentu. A San Petru, preferisciu presentarimi, malumisu. Girgenti era un paisazzu. Nicu u putiva girari sulu, tutti i vecchi, ca pri giudizziu salutava, strata strata, mi tinivanu badatu. Me nannu Luzzu, mi chiamava grazzu di mari (ca cancia a fisionomia da costa). Chi c’era casciuni chiusu a chiavi o cascia incatinazzata ca un era capaci pi grapiri, senza signu di scassu? Trimava comu foglia o ventu a fari cosa vietata: a baiunetta sguainata sparluciva, bella a pistola a tammuru, arriulutu. Pa me famiglia semplici, spenniri pri li libbri un era cosa. U primu rumanzu l’accattavu a cridenza, a scola media, mu pagavu a rati, cu i picciuli arrubati do caruseddu. Completavu u liceu scientificu a Girgenti, ribelli senza frenu assiddiivu a scola c’un presidi nazinanu (c’armavu u burdellu! Mi stuccaru l’ossa ma un foru boni di tenirimi a frenu). A mè generazioni eramu tutti capelloni, prima eranu tutti servi ruffiani. Un mi piaci nè cumannari nè serviri, perciò partivu pa Romagna, dopu aviri travagghiatu cu un muraturi-galantomu, mi fici sociu n’una grossa coperativa di braccianti, ca fa parti da storia. Ivu npensioni comu operaiu da Provincia di Ravenna. A me iuta na Romagna mi purtà bona sorti, a Furtuna mi fa rigalu d’una bedda muglieri garbata ca mi detti du figghi duci avvirsati, meritu da matri è giustu diri.

Salvatore Cuccia
Era la fine del mondo
(Nel Bene e Nel Male)

Io sottoscritto Cuccia Salvatore abitante a Villafrati (pr. Palermo) in Corso Sammarco 111, ho voluto raccontarvi tutti i miei anni trascorsi in guerra perché mi scrivete che non mi trovate fra i combattenti.
Ho scritto tutto il diario della mia vita militare, avevo il diploma con stellette (smarrito) la polizza di assicurazione di lire 1.000 e con la svalutazione della moneta mi diedero L. 965 avevo quella di L. 1.500 e mi fu pure smarrita. Cosa volete? Dopo più di 50 anni non ho più niente.
Andai al Distretto per il foglio matricolare e mi è stato detto che tutto è stato smarrito, trovano soltanto che il 23 settembre del 1916 fui chiamato, il 25 Dicembre arrivai in zona di guerra e il 10 Aprile del 1920 fui congedato. Il Tenente che venne a comandare il mio Reparto dopo la guerra fu il Tenente Sole di Palermo e forse morì in quest’ultima guerra.
Dunque dal 25 dicembre del 1916 al 10 Aprile 1920 dove sono stato per quattro anni?
Tanti e tanti che non hanno fatto guerra li avete riconosciuti per combattenti, chi invece è stato in guerra non lo trovate.

Antonino Cutrera
Cronologia dei giustiziati di Palermo
(RisorgimentaliA)

Delegato di Polizia prestò servizio in molti commissariati della Sicilia, fra i quali Catania, Girgenti, Ustica, Vittoria, Cefalù, Trapani, Acireale, Messina, Palermo oltre a paesi dei Nebrodi e delle Madonie. Nonostante gli si riconoscesse una particolare abilità nelle indagini di natura politica fu sempre vittima di trasferimenti dal sapore punitivo. Il suo carattere arrogante e morso dall’ambizione di fare carriera lo resero sgradito ai superiori gerarchici, e nemmeno valsero, oltre alle sue doti di poliziotto, alcune operazioni portate a termine brillantemente (come quella dei relegati libici a Ustica) e la scrittura di libri e saggi di carattere sociologico, all’epoca rarità nel corpo della Polizia di Stato. Ebbe promozioni sul lavoro, ma solo per anzianità e si congedò come Commissario Aggiunto.  

Fondò e diresse per anni la Rivista di Polizia Giudiziaria e Scientifica. Pubblicò numerosi libri di carattere storico e di storia dell’arte, di antropologia criminale e sociologia, questi ultimi frutto delle sue esperienze lavorative. Ricordiamo:

I ricottari – La malavita di Palermo, contributo di sociologia criminale

La mafia e i mafiosi, origini e studio di sociologia

Storia della prostituzione in Sicilia

Un regolamento di polizia del secolo XVII in Palermo

Varsalona, il suo regno, le sue gesta criminose

La reazione dei Borboni in Sicilia nel 1799

Re Ferdinando III di Borbone e il giacobinismo in Sicilia

Amava la storia, l’archeologia, dipingeva quadri, voleva fare il maestro elementare, ma da figlio d’arte di ispettore di polizia seguì insieme al fratello le orme del padre.

Max Deliso
Breve storia di Rosita e Kaplan
(Albatro Randagio)

Max Deliso è nato a Cormòns il 21 agosto 1967. Dopo avere portato a termine gli studi obbligatori svolge per brevi periodi e con risultati vergognosi diversi lavori, bracciante, operaio, garzone in un panificio, corriere postale, assicuratore, allenatore di basket, rappresentate, impiegato, educatore. Si afferma invece brillantemente, verso la fine negli anni novanta, a guisa di commesso in un negozio di Videocassette seguendo le orme di Quentin Tarantino. Si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Udine conscio del fatto che non avrebbe mai raggiunto la laurea, quindi inizia una febbrile attività di blogger pubblicando on line racconti brevi che sono letti, con discreto successo, nei bar della Udine bene poco prima dell'happy hour e della conta degli ubriachi. Partecipa, non si sa perchè, a un concorso letterario a Pistoia dove risulta essere l'unico iscritto non pistoiese. Arriva ultimo. Diventa poi speaker a Radio Onde Furlane partecipando alla trasmissione notturna Bandiera Bianca prima di ideare e condurre I Fratelli Lugosi, che arriva più volte alla cinquecentesima puntata e continua incredibilmente ad andare in onda. Collabora con la rivista web Blud, il quindicinale croato Panorama e con Rolling Stone Italia, dove si occupa di televisione, teatro e musica. Attualmente gestisce un blog di critica cinematografica e attualità assieme a Lucia Castellano, Il Teatro Invisibile www.maxdeliso.com.

Alexandre Dumas
Pasquale Bruno
(Gli introvabili)

Scrittore francese famoso soprattutto per Il conte di Montecristo e la trilogia de I tre moschettieri (Vent'anni dopo - Il visconte Bragelonne), è considerato il padre del feuilleton.

Fu uno scrittore particolarmente prolifico. Raccolse in vita un grande successo per le sue opere drammatiche di carattere sentimentale, per i romanzi storici, e anche se privo di una grande cultura specifica, la sua straordinaria immaginazione e il sapiente uso della scrittura gli valsero il calore del pubblico. Condusse una vita avventurosa (tra le tante raggiunse Garibaldi durante la spedizione dei Mille) che lo portò a viaggiare molto e così ebbe modo di conoscere i luoghi e le persone da cui trasse l'ispirazione per i suoi romanzi. Amò fortemente l'Italia in particolare la Sicilia e il meridione, e proprio in uno di questi viaggi il grande musicista catanese Vincenzo Bellini gli raccontò la storia del fuorilegge Pasquale Bruno che gli ispirò l'omonimo romanzo scritto nel 1838 successivamente tradotto in tedesco, spagnolo, inglese e italiano nel 1841.

Dumas morì povero e dimenticato dai suoi stessi lettori che iniziarono a preferire il romanzo realistico.

Ivan Ficano
Cosa vuoi sentirmi dire 
(Albatro Randagio)

Ivan Ficano è nato a Palermo quarantatre anni fa. Attualmente lavora come ricercatore presso una multinazionale nel settore dell'Information Technology. Padre di due figli, appassionato di musica, drogato di tennis, è da sempre affascinato dalla sorprendente complessità degli esseri umani (almeno di alcuni di loro). Dopo avere sperimentato forme di scrittura spontanea ed irresponsabile, decide di frequentare alcuni corsi qualificati sul mondo della scrittura, dello story telling e della comunicazione. Da settembre 2016 a giugno 2017 prende parte a "Treossi, laboratorio itinerante di scrittura e creazione del personaggio in quattro stanze per il teatro e la narrativa" a cura di Rosario Palazzolo, durante il quale sviluppa l'idea del suo primo romanzo Cosa vuoi sentirmi dire.

Spiridione Franco
Storia della rivolta del 1856 in Sicilia organizzata dal barone Francesco Bentivegna in Mezzojuso e da Salvatore Spinuzza in Cefalù
(Risorgimentalia)

Poche sono le notizie biografiche sull’autore, all’anagrafe Paolino Spiridione Franco, nato a Mezzojuso (Pa) il 6 marzo 1828, da famiglia benestante, e indicato nelle carte giudiziarie come possidente, fratello di Agostino, vescovo cattolico di rito ortodosso e di Nicolò, futuro addetto alla Biblioteca vaticana. Attivo nella rivoluzione antiborbonica del 1848-49, nei primi giorni della quale conobbe i fratelli Bentivegna, e nella lotta clandestina degli anni successivi, in particolare nella fallita insurrezione del novembre 1856, prenderà di nuovo le armi nel 1860 con i picciotti che seguirono i Mille di Garibaldi fino alla battaglia del Volturno, dove fu ferito gravemente. Nominato capitano dell’Esercito meridionale, si spense a Roma il 2 gennaio 1914.

(Gli editori ringraziano la famiglia Franco per la gentile concessione della foto)

Ivo Tiberio Ginevra
Guarda come si uccide
Gli assassini di Cristo
( Sbirri & Sbirrazzi)
Ragionevoli atti di follia
(Almeno un morto)

Nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di quarant'anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori  occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonchè di libri "introvabili" caduti nel dimenticatoio della collettività. Si dedica alla ricerca di nuovi talenti letterari leggendo una miriade di dattiloscritti.

Appassionato ornitologo si diletta nella riproduzione di uccelli anche rari. Giudice "esperto" in gare ornitologiche, è anche giornalista con numerose pubblicazioni di articoli nelle riviste specializzate del settore. Segue molto il calcio, legge parecchio e ogni tanto scrive qualche romanzo. L'ultimo pubblicato è "Guarda come si uccide" con I Buoni Cugini editori, che a breve ripubblicheranno anche Gli assassini di Cristo e Sicily Crime, due gialli con protagonista il duo investigativo Falzone e Bertolazzi, che saranno seguiti subito dopo da altri due nuovi romanzi inediti con gli stessi protagonisti.  

ibuonicugini@libero.it

Marco Gregò
Nella terra del sole che sboccia
( Albatro Randagio)

Marco Gregò è nato a Foggia nel 1992 dove è cresciuto e vissuto. Dopo essersi diplomato in un istituto tecnico scelto a caso, decide di non frequentare nessuna università. Prova, senza successo, svariati lavori dai quali non trae alcun vantaggio o beneficio.
Viene adottato in adolescenza da una libreria indipendente che diventa la sua prima casa. Qui scopre la sua passione per la letteratura, incontra scrittori di ogni genere e si ripromette con tutto se stesso di diventare come loro. Vince diversi concorsi letterari, ma non si presenta a nessuna delle premiazioni. A vent'anni scrive il suo primo romanzo "Nella terra del sole che sboccia"  che manda a diverse case editrici senza essere minimamente considerato, ma viene notato da alcuni autori che lo invogliano a lavorarci su. Trascorsi discontinuamente quattro anni riesce a fare la sua prima pubblicazione con I Buoni Cugini Editori.
Ha due terribili difetti: vuole diventare un grande scrittore, e cerca di capire la gente.

Vincenzo Ieracitano
La grande meretrice 
(Albatro Randagio)

Mi chiamo Vincenzo Ieracitano, sono nato e vivo a Palermo intriso fino in fondo dai pregi e difetti della nostra terra bellissima e complicata, ma ho anche sangue calabrese nelle vene, da parte di mio padre, il che aggrava ulteriormente le cose. Per campare faccio l'impiegato, per vivere amo la musica, il cui ascolto quotidiano per me è linfa vitale, insieme al calcio e alla maglia rosanero, cui sono legato da emozioni inestinguibili. Amo anche il buon cinema e adoro leggere i classici, specialmente i russi. Sono ormai vicino ai sessant’anni ma mi sento ancora un picciriddu...

Maria Luisa Lamanna
Una notte e l'altra 
(Frammenti di idee...)

Maria Luisa Lamanna nasce a Lecco dove vive con la famiglia. Si occupa di poesia e fotografia, vari i riconoscimenti ricevuti.

Nel 2012 con l'editore spagnolo Albert Lazaro Tinaut ha pubblicato la laquette All'occhiello dell'eco (in versione bilingue) nell'ambito del progetto Carmina in minima re Barcellona, di seguito la raccolta Tre brividi soltanto nell'antologia Transiti diversi (Rupe Mutevole edizioni, Parma). Nel 2013 esce Il respiro incatenato (Edizioni Joker, Novi Ligure) che delinea una traccia precisa del suo narrare poetico. Nel 2015 sempre con Edizioni Joker pubblica la raccolta di aforismi sempre notte nel mercurio caduto inserita nell'antologia Geografie minime.

Inoltre spesso unisce poesia e fotografia in vari progetti, in un cammino dove viaggiano come anime speculari e complici.

Ha pubblicato con la casa editrice I Buoni Cugini editori la raccolta di poesie Una notte e l'altra

Sue sono le foto nelle copertine di: Guarda come si uccide (Ivo Tiberio Ginevra), Cosa vuoi sentirmi dire (Ivan Ficano), Vangelo di Marco in versi (Fra' Domenico Spatola), La civile indifferenza (testimonianza di Liliana Segre) 

Cecilia Lavopa
Noir all'improvviso
(Almeno un morto)

Milanese d'adozione e tedesca di nascita, lavora in una compagnia di assicurazioni ed è blogger per passione. Moderatrice per quattro anni del forum di Qlibri, ha fondato Contorni di noir, sito nel quale scrive recensioni di romanzi noir, thriller e gialli e realizza interviste.

Ha intervistato dal vivo autori come Tess Gerritsen, Lee Child, Glenn Cooper, Joe R.Lansdale, Massimo Carlotto, Jonathan Coe. Ho partecipata a BookCity Milano come presentatrice di autori come: Alan Altieri, Marco Malvaldi e Charlotte Link.
Ha co-presentato (insieme al curatore Riccardo Sedini) Lomellina in Giallo 2012. Ha presentato al NebbiaGialla 2018 (curatore Paolo Roversi) autori nazionali e internazionali.
Appassionata di gatti, se poi sono neri ancora di più. Ama tanto viaggiare, soprattutto con la fantasia.
“Noir all’improvviso” è la sua prima antologia di racconti.
La trovate su www.contornidinoir.it

Giambi Leone
Il morso del cane
( Albatro Randagio)

Giambattista Leone nasce ad Alcamo il 19 Aprile del 1969 e vive a Palermo. È Laureato in Scienze Politiche con una tesi dal titolo “Il Perù tra Cronaca e Storia – Guerriglia e Terrorismo”. Consegue un master in Gestione e Selezione del Personale, frequenta un corso di Esperto in Gestione Innovativa dei Beni Culturali e Ambientali e uno di Animatore Territoriale per la Legalità. Lavora come Sociologo Coordinatore di équipe multidisciplinari. In seguito insegna Sociologia dell’Educazione nei corsi per insegnanti di sostegno. Dopo varie esperienze sempre come docente, è assunto come Formatore Professionale, iscritto all’Albo dei Formatori della Regione Sicilia. Progetta e partecipa come Sociologo a vari progetti europei Leonardo da Vinci riguardanti soprattutto strumenti e tecniche innovative d’insegnamento ai fini dell’integrazione. Riconosciuto dai più come “uno che fa Filosofia”, è innamorato della disciplina. Perseguitato dalla musica è un armonicista diatonico e collabora con il sito doctorharp.it e con il canale YouTube Harmonica Logos. Quello di Romanziere non è solo l’ultimo dei suoi impegni, ma una sconfinata passione. Il Morso del cane è il suo primo romanzo.

Vincenzo Linares
Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo
(Gli Introvabili)

Nacque a Licata (AG) il 6 aprile 1804 e morì a Palermo il 18 gennaio 1847. Figlio di un facoltoso mercante di origine spagnola e di Nicoletta Lenzi, dopo la primaria istruzione ricevuta nella sua città natale, si trasferì a Palermo insieme al fratello Antonio per completare gli studi presso il convitto scolastico Casalanzio diretto dalla zio materno Carlo Lenzi. Vincenzo Linares diede subito prova di essere un ottimo cultore di filosofia e scienze umanistiche, ma fu costretto a interrompere gli studi per rientrare a Licata date le improvvise ristrettezze economiche in cui versava la famiglia. A Palermo tornò nel 1827, ricongiungendosi con l’amato fratello per lavorare come funzionario presso la segreteria della Gran Corte dei Conti. Nel 1834, i due fratelli fondano una gazzetta settimanale, Il Vapore. Questo “giornale istruttivo e dilettevole” riservato a “colte e gentili siciliane di ogni specie di bello e di saper desiose” accompagnato da un figurino di mode, ebbe una lusinghiera accoglienza anche da parte degli intellettuali dell’epoca. Il Vapore per una precisa scelta dei suoi fondatori non si occupò di politica o controversie letterarie, e si arricchì di prestigiose collaborazioni come quelle di Giovanni Meli, Pietro Lanza, Tommaso Gargallo e della collaborazione di molti apprezzati artisti siciliani. La stampa del giornale, però, s’interrompe bruscamente per l’improvviso scoppio del colera a Palermo nel 1837. Questa tragica esperienza fu fonte d’ispirazione e nel 1838 il Linares pubblicò Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo e insieme al fratello, nello stesso anno, le Biografie e ritratti d’illustri siciliani morti nel cholera l’anno 1837. Raggiunta la tranquillità economica grazie all’impiego come notaro a Canicattì, il Linares si dedicò alla scrittura e a partire dal 1840 comparve il primo dei tre volumi dei Racconti popolari, che gli diedero un buon successo e una discreta fama di autore riformista della novella popolare siciliana. Nel 1841 Vincenzo Linares ebbe la nomina di ufficiale di carico nella Cancelleria della Gran Corte dei Conti, e sempre nello stesso anno pubblicò Il masnadiere siciliano dedicandolo al fratello Antonio che intanto era venuto a mancare dopo essere stato colpito nelle sue facoltà mentali. Nel 1845, lo stesso male colpì anche Vincenzo il quale, completamente folle, morì d’un colpo apoplettico, dopo aver ricevuto numerosi riconoscimenti dalle più accreditate accademie di Sicilia.

Giovanni Meli
L'aceddi
L'origini di lu munnu
(Frammenti di idee...)

Nato a Palermo il 6 marzo 1740 e deceduto nella stessa città il 20 dicembre 1815, è stato uno dei più grandi poeti iraliani e si è espresso per le opere più importanti in lingua siciliana. Il padre Antonio meli, di professione orefice, e la madre Vincenza Torriquas non erano di certo ricchi. Giovanni Meli dovette conciliare la sua passione per la letteratura con l'esercizio di una professione, e scelse quella di medico.
L'epoca storica in cui visse Meli è una delle più complesse e travagliate dello scenario europeo, e piena di grandi rivolgimenti: dalla rivoluzione francese alle campagne napoleoniche, fino ad arrivare al riassetto europeo del 1815 con il congresso di Vienna. Fu educato presso le scuole dei padri Gesuiti e si appassionò giovanissimo agli studi letterari e filosofici, trovò ispirazione nel pensiero illuminista dell'epoca, raggiunse la notorietà aderendo al movimento letterario dell'Arcadia con una dimensione tutta sua e con l'uso della lingua siciliana. Raggiunse la celebrità nel 1762 col poemetto La Fata galante; la fata incontrata da Meli gli proponeva, sotto forme di fiabe mitologiche, tematiche filosofico-sociali.
Dal 1767, esercitò la professione di medico per cinque anni nel paesino di Cinisi, dove era chiamato l'Abati, perchè vestiva come un prete. L'abito scuro del prete e l'abito del medico allora non erano tanto differenti e Meli continuò ad usare l'abito scuro per introdursi nei conventi dove si recava come medico; continuò a farlo anche quando si trasferì a Palermo.
Si descriveva lui stesso fisicamente brutto e continuava ad andare in giro vestito da Abate; ma era sensibile alla bellezza femminile, non mancò di amare e corteggiare donne ed a molte dedicò Odi e Canzonette. Con le Elegie del suo poema La Bucolica crebbe la sua fama e divenne conteso dalle dame dell'aristocrazia palermitana nei loro salotti: veniva particolarmente apprezzata la sua arguzia e la sua galanteria. Meli, però, andava ben oltre: la sua poesia era spesso intrisa di riflessioni filosofiche; in particolare con il poema Origini di lu munnu, esaminò tutte le correnti filosofiche dentro un quadro allegorico-mitologico. 
La sua opera è estesa: dalla Bucolica alle Satire; dalle Odi alla bellezza femminile alle poesie di riflessione politica e morale; fino ai suoi interventi in filosofia, medicina e scienza.
Nel 1787 pubblicò la raccolta delle sue opere in cinque volumi col titolo di Poesie Siciliane. Sempre nel 1787 ebbe la cattedra di chimica all'Accademia degli studi di Palermo e venne chiamato a far parte come socio onorario delle più importanti accademie italiane come quella di Siena (1801) e quella peloritana di Messina. Una testimonianza dell'impegno sociale di Meli è l'aver fondato nel 1790 l'Accademia Siciliana, insieme a intellettuali come Francesco Paolo di Blasi, Giovanni Alcozer, Francesco Sampolo ed altri; fondazione che tra l'altro si occupò di studiare lo stato dell'agricoltura e della pastorizia nel regno di Sicilia.
Non fu mai ricco e spesso le difficoltà lo costrinsero a bussare alla porta dei potenti. Nel 1810 il re Ferdinando gli concesse una pensione annua, poi successivamente sospesa.
Nel 1814 Meli curò per l'editore Interollo di Palermo la ripubblicazione di tutte le sue opere poetiche; in tale occasione inserì la raccolta Favuli Murali, dove prendendo spunto da Esopo e Fedro, aveva costruito un poema morale con fine arguzia e umorismo tutto siciliano.
Sull'essere stato Abate o no, si è dibattuto tanto tra i biografi. Agostino Gallo, primo biografo del Meli, scrisse che nell'ultimo anno della sua vita prese gli ordini per avere in assegnazione un'abazia in Palermo. Tesi confutata dalla ricerca storica di Edoardo Alfano che, con il suo studio pubblicato nel 1914, dimostrava la totale assenza di menzione sulla presa degli ordini di Meli nei documenti degli archivi della chiesa palermitana. Certo fu lo stesso Meli che affermò in un suo memoriale poetico di aver preso gli ordini: nel settembre del 1815 inviò al duca d'Ascoli il memoriale affinchè lo presentasse al Re per perorare l'affidamento di un'abazia in Palermo.
La "cicala" Meli non rinunciò alla vita e a tutti gli aspetti della sua bellezza, volle vivere e poetare, nella sobrietà, nella pace e nella giustizia: e se Meli dice che "dintra di l'arma" (dentro la sua anima) è Abate, non dice una bugia, se si considera il suo rigore morale e il profondo senso di cristianità che è riuscito a legare con il suo pensiero illuminista. Portò quel modesto abito scuro che era comune ai medici e agli abati, esercitò la sua attività di medico per cinque anni in provincia di Palermo (e forse quell'appellativo di Abate iniziarono a darglielo in quel paese); a Palermo continuò a portare quell'abito scuro e modesto che lo distingueva dagli uomini della sua epoca (fine settecento) che si ornavano di parrucche, merletti e calze di seta.
Morì a Palermo il 20 dicembre 1815, in Europa si era conclusa l'avventura napoleonica e si chiudeva l'epoca che si era aperta con la rivoluzione francese.

Gian Mario Mollar
La ballata di Colton Red
(Albatro Randagio)

Classe 1982, laureato in filosofia, vive a Torino. Cavalca sui sentieri di carta del West da prima ancora di saper leggere. Nel 2019 ha pubblicato "I misteri del Far West" per le edizioni Il Punto d'Incontro, una raccolta di saggi che raccontano storie insolite della frontiera americana. Collabora da anni con la rivista Tepee, dedicata ai nativi americani, e con il sito di riferimento farwest.it
Nel 2019 ha curato uno speciale della rivista Misteri dedicato al Far West. 

Gaspare Morfino
Dopo il 4 aprile
(Gli Introvabili)

Dello scrittore Gaspare Morfino non abbiamo nulla. L'unica testimonianza della sua esistenza è questo racconto. Possiamo argomentare, dalla lettura di Dopo il 4 aprile, che doveva essere palermitano, ben radicato nel territorio e con una buona conoscenza diretta dei fatti della rivoluzione del 1859/60 accaduti nella capitale dell'Isola. Di lui non c'è presenza alcuna nei cataloghi delle biblioteche, tant'è che questo piccolo gioiello narrativo non è stato neanche degno di impolverarsi negli scaffali già polverosi di qualche pubblica biblioteca. Il racconto oggi proposto e restituito alla collettività è il frutto di una lunga e appassionata ricerca conclusa felicemente. Più introvabile di così è abbastanza difficile!

Benedetto Naselli
I Beati Paoli
I Misteri di Palermo
(Collana Gli Introvabili)

Dello scrittore Benedetto Naselli non abbiamo notizie certe riguardanti la sua vita. Sconosciamo anche la sua data di nascita e di morte. Le uniche certezze sono soltanto che visse nella prima metà del 1800, con molta probabilità a Palermo, che era avvocato e giurista di particolare rilevanza intellettuale con all'attivo diversi saggi su argomenti legali, tra i quali quello Sul decreto dello scioglimento della promiscuità in Sicilia (Palermo, Lao, 1843) e che sicuramente fu incarcerato, come apprendiamo nella premessa del dramma teatrale I Beati Paoli "Questo lavoro fu meditato e scritto durante i lunghissimi e tristissimi giorni della mia prigionia..." avvenuta intorno al 1850.

La sua vasta produzione letteraria comprende altri drammi teatrali, nonchè romanzi, novelle e diverse opere antropologiche tra le quali Il festino: leggenda popolare (Palermo, Virzì - 1842).

Su I Beati Paoli scrisse lo stesso autore: "Ho svisata in menoma parte la storia, solo quando convenienze di nomi o di luoghi non permettevano dire la verità, del resto tradita mai, perchè tratta da cronache e da libri... Lo presentai al pubblico sulle scene; ma con cuore chiuso, come suol dirsi, senza coscienza sicura, anzi colla fiducia che dovea destare nell'uditorio la stessa noia e agonia del carcere. Il pubblico però fu più indulgente di me, ed anco il giornalismo più del pubblico, il primo chiamandomi all'onore dei prosceni, il secondo dando un esame critico molto giudizioso e per me lusinghiero assai..."

La sua opera letteraria che per più di un secolo e mezzo è rimasta polverosa a giacere negli scaffali di qualche libreria, è oggetto di studio da parte de I Buoni Cugini Editori che a breve ripubblicheranno le sue opere strappandole dall'oblìo com'è giusto che sia.

L'Editore

(Palermo 14/04/1857 - 25/03/1941)

Ho per le scuole pubblicato quarantadue volumi, diffusi per tutta l'Italia; altri sei sono in corso di stampa. Ho pubblicato otto o nove volumi di ricerche e di storia letteraria che illustrano la Sicilia, e sono citati come fonti in opere letterarie, discorsi, commemorazioni, conferenze, novelle, versi, articoli d'arte, di letteratura, di filologia e di quistioni scolastiche; una produzione straordinaria, non tutta inutile, non tutta senza pregio, sempre animata da un'idea, sempre rispettosa del galateo dei galantuomini e della grammatica.

Luigi Natoli


Giuseppe Ernesto Nuccio
Picciotti e Garibaldini
(Gli Introvabili)

Nacque a Verona il 10 novembre 1874 e morì a Palermo l'8 novembre 1933; il padre, ufficiale dei Bersaglieri, era palermitano; la madre, Clotilde Gerli, milanese e figlia di un famoso scultore dell'epoca. Nel 1878 la famiglia si trasferì in Sicilia. Cresciuto a Palermo, Nuccio divenne maestro elementare e pedagogista; si dedicò alla compilazione di libri di letture per ragazzi e alla scrittura di racconti, aderendo al modello verista. Dalle sue pagine traspare l'amore per Palermo e la Sicilia, per la cultura, le tradizioni e il dialetto dell'Isola, presenze costanti nei suoi scritti. Collaborò con diverse case editrici, tra cui la fiorentina Bemporad & figlio, per la quale diresse la "Bibliotechina per i Fanciulli". Le sue opere furono illustrate da pittori del calibro di Della Valle, Scarpelli, Natoli, Profeta, Lucchi: tra le più famose, oltre a Picciotti e Garibaldini, si ricordano Bambini e Bestiole (1913), Turi, Infanzia dolorosa (1917), Orlandino alla ricerca d'Angelica (1930) e i Racconti della Conca d'Oro (1911) di prossima pubblicazione presso I Buoni Cugini editori.

Carlo Oliveri
L'Orefice zoppo

Orafo da sempre, Carlo Oliveri nasce a Palermo il 29/10/1959 e fin da subito manifesta una spiccata attitudine per i lavori di grande precisione manuale, così dal passatempo del modellismo statico è arrivato all'amore per la lavorazione delle gemme e dei metalli nobili, diventando uno dei migliori artigiani orafi di Sicilia, in grado nelle sue creazioni di saper coniugare l'antico e il moderno con disarmante semplicità, usando vecchie tecniche di manipolazione tramandate da orafi d'indiscussa fama e avvenieristiche trasformazioni che strizzano l'occhio ai tempi futuri.

Carlo, oltre al suo lavoro ha due grandi passioni: la famiglia, alla quale riconduce tutta la sua vita - prova ne è la stessa dedica del romanzo - e la città di Palermo dove è nato ed ha sempre vissuto. Un amore che traspira in tutte le pagine di questa storia ricca d'invenzioni e di grandi sentimenti; e data la passione che Carlo mette nelle sue cose ne leggeremo delle belle!

Giulia Petrucci
La fiaba del castello di Maredolce
Fiabe e favole

Nata a Palermo il 25 aprile 1948, è laureata in Filosofia e in Scienze Politiche all’Università di Bologna è stata dirigente presso l’Ente Nazionale Previdenza Medici.
Opere pubblicate: “Sfida” Milano, ed. Sonzogno 1971; “Mamma cumanna” (Seconda edizione: Dove la violenza è legge) Milano, ed. AMZ 1974-1983; “Il ritorno di Adamo”, ed. Firenze Libri 1988; “La casa di fronte al mare”, ed. La Conca 2001.
Ha collaborato con la rivista culturale Silarus pubblicando i racconti: Un uomo ragionevole 1975; Dialogo fra un siciliano e la morte 1978; La Catena 1976.
Ha collaborato con la rivista “Erreù” del CIRU (Centro Italiano Relazioni Umane) di Roma, pubblicando i seguenti articoli: Il problema dei giovani 1978; La comunità europea e il problema sociale 1980; Gioventù e rivoluzione 1980; La promozione dell’uomo come valore 1980; Giulio Andreotti visto da lontano 1985; Le donne salariate in Europa 1985.
Premi letterari e riconoscimenti: “Mamma cumanna” è arrivato finalista al Premio Bancarellino 1975, secondo classificato al Premio Monza 1975 e ha vinto il premio “Lunigiana” 1976; sceneggiato alla radio nel 1975 è stato tradotto dalla Biblioteca Italiana Ciechi in linguaggio Braille, in occasione del Premio Monza 1975. Quale autrice di racconti è stata segnalata al premio “San Lucido-Acquara” per “Dialogo fra un siciliano e la morte”; al premio Silarus 1974 per il racconto “La Catena”; al Premio CESIS 1975 per il racconto “Dialogo fra un siciliano vivo e un siciliano morto”; “La casa di fronte al mare” vince nel 1994 il Premio letterario “Un sorriso per sperare”.

Niccolò Pizzorno
Un mondo nuovo 

Nasce a Genova il 4 dicembre 1983, vive e lavora a Genova dal 1995. Si diploma al Liceo artistico N.Barabino e consegue la Laurea all’Accademia Lingustica di Belle Arti. Ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto. Attualmente si occupa di Illustrazione e tecniche Calcografiche: Acquaforte, Acquatinta, Puntasecca. Per I Buoni Cugini editori crea le copertine della Collana dedicata alle Opere di Luigi Natoli, de Gli Introvabili, di Almeno un morto, oltre quella di Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini; ha integrato i suoi fumetti nel romanzo Gli Assassini di Cristo di Ivo Tiberio Ginevra e ha illustrato Ragionevoli atti di follia di Ivo Tiberio Ginevra. Sua è anche la copertina di La Ballata di Colton Red di Gianmario Mollar e Marcello Bondi. Ha pubblicato con I Buoni Cugini editori il Graphic Novel Un mondo nuovo "l'odissea orrorifica di un'eroina in bilico tra crudeltà e redenzione, in una Genova rassegnata dal lamento" 

Per la casa editrice Biplane Edizioni crea le immagini delle copertine. Espone in tutta Italia. Collabora con alcuni enti pubblici tra cui la provincia di Gorizia per la realizzazione del manifesto di Pot Miru via di Pace.

Giovanni Raffaele
Le torture in Sicilia al tempo dei Borboni
(Collana Nel Bene e Nel Male)

Naso, (Me) 24/06/1804 - Palermo (14/10/1882)
Fu medico illustre, autore di pubblicazioni a carattere scientifico fra le quali due trattati di ostetricia e uno sul cholera asiatico pubblicato nel 1937. Insieme a Poerio e D'avala cospirò attivamente contro il governo borbonico cercando di organizzare insurrezioni e servendosi anche della stampa per denunziare il sistema repressivo nel Regno delle due Sicilie. Tale attivismo lo costrinse nel 1847 a fuggire per Tunisi per poi in seguito riparare a Marsiglia. Nel 1848 rientrò a Palermo e fu eletto deputato del Parlamento Siciliano, dove partecipò all'Assemblea dichiarativa della perdita della corona borbonica in Sicilia. In seguito ai moti del 1848 riuscì ad evitare l'esilio per non aver partecipato fattivamente alle vicende rivoluzionarie, pur rimanendo sempre oppositore del regime e svolgendo un'attività politica di denunzia delle ingiustizie tramite la stampa estera. 
Dopo l'entrata a Palermo di Garibaldi ricoprì il ruolo di ministro dei lavori pubblici, ma fu allontanato dal governo sabaudo per le sue idee autonomiste, liberali e garibaldine. 
Nel 1864, grazie alla sua opposizione alla destra storica fu eletto deputato al parlamento italiano e in seguito senatore. Nel 1879, a 75 anni, ricoperse la carica di Sindaco di Palermo per un biennio, restando a tutt'oggi il sindaco più anziano che ha avuto la città. 

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola, frate cappuccino dal 1965, è nato a Palermo il 29 marzo 1949.
Ha frequentato gli studi classici e ha conseguito il Dottorato in Teologia, con specializzazione in Ecclesiologia, presso la Facoltà Teologica di Sicilia S. Giovanni Evangelista in Palermo. Ordinato sacerdote nel 1974, ha esercitato il ministero da Vicario parrocchiale e, dal 2004 al 2016 nella qualità di parroco nella parrocchia Santa Maria della Pace di Palermo (Cappuccini). Dal 2018 è parroco della Parrocchia Santa Maria delle Grazie in San Lorenzo ai Colli. 
Inoltre ha conseguito presso il Conservatorio di Musica in Palermo Vincenzo Bellini le lauree in Organo e composizione organistica, Musica Corale e direzione di Coro e Strumentazione e direzione di banda.
Dal 1983 fino al 2015 è stato docente di ruolo presso lo stesso Conservatorio, dove ha insegnato Armonia, Analisi musicale, Organo complementare e Canto gregoriano.
Ha pubblicato numerosi saggi analitici relativi ad argomenti ecclesiastici e musicali e, da amante della poesia, ha pubblicato con I Buoni Cugini editori diverse raccolte di poesie: In libertà d'amore (2016) Palermo dono di perle in versi (2017) Vangelo di Marco in versi (2017) Madre, Mare e Luna (2018) Fiabe e Favole di fra' Domenico (2018) Un anno con fra' Domenico. Poesie per ogni giorno dell'anno (2019). Ha inoltre pubblicato la raccolta di fiabe: Una notte speciale. 13 favole per raccontare il Natale di Gesù (2016) e La più bella storia dell'Umanità (2020) 
Ha ricevuto la menzione di Alto Merito Artistico al Premio Letterario Internazionale "Mario Biondo" anno 2016 (Napoli) ed è stato finalista al Premio Letterario "Gioacchino Belli" anno 2016 (Roma)

Da sempre fra' Domenico Spatola ha condiviso sensibilmente con i più poveri il bisogno del riscatto sociale e morale, aiutandoli a uscire dalla miseria e creando un centro di assistenza che garantisce agli stessi due pasti giornalieri. Per aprire e sostenere la Mensa dei Poveri della Missione san Francesco, sita nei locali del Convento dei Cappuccini di Palermo, fra Domenico Spatola ha coinvolto diversi collaboratori e istituzioni: tra queste il Rotary Agorà di Palermo, per la disponibilità che i membri dello stesso hanno dato e continuano a dare nella cura specialistica dei poveri nel servizio
legale, attraverso uno sportello apposito, a quanti indigenti non saprebbero districarsi nel difficile tessuto della nostra società . Inoltre, grazie alla volontaria collaborazione di medici, ha aperto sempre all'interno del Centro S. Francesco un poliambulatorio dove sono effettuate molte visite mediche specialistiche riservate esclusivamente ad indigenti.
Fra' Domenico vive l'utopia del Vangelo che è il grande sogno di aiutare ognuno a sperimentare la felicità, che non è solo un diritto, ma anche un dovere da ottenere e realizzare, avendone lo stesso fatta esperienza nel dono e nell'impegno della propria vita per gli altri.