I BUONI CUGINI EDITORI

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Monica Bartolini: Per interposta persona.

Monica Bartolini: Per interposta persona.

Si può uccidere per interposta persona? Amare? Investigare? Grandi dilemmi esistenziali investiranno il Maresciallo Nunzio Piscopo nel corso della serrata indagine sull'omicidio del gioielliere Greco. 

Un'accusa infamante in capo al Maggiore Spada, un giuramento da rispettare, una famiglia da tutelare e un'altra da tenere insieme, la dolorosa sensazione di non sentirsi all'altezza, l'onore dell'Arma cme unica stella polare. 

Si può uccidere per interposta persona?

"Un racconto sorprendentemente fluido, dove le dinamiche delle relazioni, le caratteristiche dei personaggi e gli eventi si mescolano in una trama vitale e ricca di sfumature. 

Le immagini raccontano perfettamente pensieri e stati d'animo e guidano il lettore in un viaggio attraverso una normalità che non è mai banalità, ma è piuttosto il risultato in continua trasformazione delle scelte e delle necessità dei protagonisti. Gli eventi, anche i più drammatici, fluiscono con la naturalezza del tempo. Il bene e il male convivono in un equilibrio che è la cruda rappresentazione dell'umanità. Un romanzo tanto originale quanto solo la realtà sa essere!"

Dott. Simone Montaldo 

Esperto in Psicologia della Testimonianza

Copertina: Foto di Michela Varesi - Elaborazione grafica di Maria Squatrito 

Recensione di Giuseppe Previti

Recensione di Giuseppe Previti

Una mattina di routine sembra attendere il maresciallo Nunzio Piscopo al suo rientro in caserma dal tribunale, quando la notizia dell’uccisione di un gioielliere nel suo negozio scatena il terremoto tipico di fatti del genere. Ma qui la storia si farà ancora più bollente perché l’arma che ha ucciso l’uomo appartiene inequivocabilmente al Maggiore Spada, comandante la locale Stazione dei Carabinieri, al momento irreperibile perché si è preso una mattinata libera per andare a provare la nuova moto.
Ma la vicenda diventerà ancora più ingarbugliata, l’ufficiale ammette senza reticenze che l’arma del delitto è la sua, subito i suoi uomini fanno quadrato intorno a lui, il magistrato incaricato, una donna  sempre abbastanza acida, vede l’occasione per una inchiesta di gran richiamo che potrebbe giovare alla sua carriera.
Si sviluppa una vicenda assai complicata legata com’è a situazioni familiari ben fuori della norma, la moglie del maggiore ha ben due amanti, uno era il gioielliere morto, ha una figlioletta che praticamente è allevata dalla moglie del maresciallo. L’altro suo uomo è implicato con la mafia, insomma tutti hanno qualcosa da nascondere e nessuno è puro….

 Torna in libreria Monica Bartolini, scrittrice sempre interessante, vincitrice di vari premi, assai attiva anche nei blog dove cura molte recensioni. Un personaggio seriale dei suoi romanzi è il maresciallo dei carabinieri Nunzio Piscopo, che appunto ritroviamo in questo nuovo romanzo Per interposta persona.

La storia prende avvio da una presunta rapina in una gioielleria in cui viene ucciso il gioielliere, ma presto si capisce che sotto c’è ben altro, e dell’omicidio verrà accusato
il comandante della locale stazione dei carabinieri, il maggiore Spada. Ma questa è una storia a più personaggi, il gioielliere era l’amante, anzi uno degli amanti della moglie dell’ufficiale, addirittura il padre della figlioletta che Spada aveva riconosciuto come sua, e per la cronaca va detto che il terzo uomo della signora era un piccolo boss della mafia locale.
Ovviamente  ci saranno altri morti, storie di famiglie squallide al di là della facciata, indagini che si intrecciano e che gravitano intorno ad affari di mafia, magistrati e carabinieri e altro ancora. Certamente tanti personaggi portano a varie relazioni, ci sono i buoni (ma…pochi) e ci sono i cattivi(tanti !), ma alla fin fine si fatica a distinguere chi sono gli uni e chi sono gli altri. E del resto se ci mettiamo nei panni dell’investigatore protagonista, il maresciallo, che poi nei gialli rappresenta sempre un po’il lettore, vediamo che fatica molto a districarsi tra i tanti eventi che si succedono e si mescolano in continuazione,in un gioco di sfumature e di ipotesi, in cui le certezze sono ben poche.
Ci si addentra quindi in una storia dalle molte sfaccettature che variano a seconda dei comportamenti dei personaggi che si muovono e agiscono secondo il proprio tornaconto, qui ripetiamo, il bene e il male si confondono, e anche chi è chiamato a indagare spesso è prevenuto. Ad esempio Piscopo parte dal principio che il maggiore è innocente, il magistrato invece vede nell’indagine una grossa opportunità per la sua carriera, e tutto questo non facilita certo l’indagine.
Va pure detto che niente al giorno d’oggi è netto nella vita quotidiana, il bene e il male spesso si confondono e si sovrappongono. La Bartolini ha scelto un modo originale di raccontare quella che non è altro che la metafora  sui mali del mondo di oggi, qui narrata sfruttando la chiave del giallo.
Il maresciallo è un idealista, la moglie e la figlia sono più pratiche pur rimanendo sempre al loro posto. Chi non lo ha fatto è quel personaggio diabolico che si rivela essere Tiziana, la moglie del maggiore, che raggira un po’tutti, coltiva più relazioni, beve, si droga,trascura la figlia, viene da un brutto passato con alle spalle dei traumi infantili che non si dimenticano. Ma più che una dark lady sembra una che voglia fare la bella vita a qualsiasi costo, approfittando delle debolezze degli uomini che la circondano.
Il maggiore è il personaggio più complesso di questa storia, difficile da interpretare, forse è la vera vittima di quanto succede, anche se apparentemente niente sembra scalfirlo, i capitolo del romanzo sono preceduti a volte da frasi di Pirandello, e lui sarebbe un buon personaggio pirandelliano, in un continuo alternare l’apparenza alla
realtà, sperando così di conquistare l’amore della moglie….
Alla fine esiste un burattinaio che ha tirato le fila di tutto questo gioco al massacro ? La risposta la lasciamo ai lettori. non ce la da nemmeno Piscopo….
Possiamo aggiungere che il metodo narrativo passa dai tratti in corsivo dove il maresciallo si esprime in prima persona a capitoli in terza persona dove si racconta l’evolversi della storia.

Recensione di Enrico Pennino - scrittore

Recensione di Enrico Pennino - scrittore

Bello il libro che ho appena finito di leggere: “Per interposta persona” de “I Buoni Cugini Editori”, scritto dell’amica Monica Bartolini. Un giallo avvincente e piacevole da leggere fino al suo sorprendente epilogo. Protagonista della storia, al terzo capitolo di una sorta di mini-saga, il Maresciallo Nunzio Piscopo, integerrimo e ruspante sottufficiale dei carabinieri, alle prese con un nuovo caso. Il titolo del romanzo non può far altro che incuriosire il lettore anticipando le dinamiche di una trama abilmente costruita, intrecciata alla perfezione. L’autrice disegna, scrivendo, personaggi particolari, li descrive in modo incisivo e singolare, sembra di averli accanto, in carne e ossa, man mano che si procede con la lettura. La bravura di Monica non è solo questa, il libro è ricco di riferimenti a questioni tecniche investigative e biologico-scientifiche che testimoniano la sua preparazione e le sue ricerche in materia, alzano tantissimo il livello del racconto e lo pongono in una posizione di assoluto rilievo fra i romanzi di genere. Vi consiglio il libro se già non avete avuto modo di conoscere e apprezzare la bravura di Monica Bartolini, non ve ne pentirete... Buona lettura.

Recensione di Elisabetta Mastrocola

Recensione di Elisabetta Mastrocola

Monica Bartolini per I Buoni Cugini Editori.

È un rimbalzare di maschere in cerca d’identità che i personaggi si rimandano per sfuggire ai reciproci dolori passati e presenti, e se la pietà volesse poggiare la corona sul capo del più meritevole non saprebbe a chi elargire il privilegio.

Nello scorrere della narrazione il consenso scivola dall’uno all’altro dei protagonisti che indossano e svestono maschere fino a coprire i ruoli di tutta la scacchiera investigativa. 

Il maresciallo indaga senza poter indagare, sorretto dai valori incrollabili che hanno indirizzato la linea dritta della sua carriera, ma questa volta l’intuito di Piscopo, dissolto dal coinvolgimento personale, disattiva il radar investigativo e la risoluzione del caso si deve solo alle prove tecniche e scientifiche – come la genetica – che incontestabili rivelano alla luce del sole i volti dei colpevoli. 

Monica Bartolini si cimenta nel poliziesco classico rispettandone in pieno le regole base: studio e congruenza della scena del crimine, conoscenza del codice penale, andamento tecnico. 

 

Nel linguaggio asciutto e nel disincanto dell’ambientazione, il pensiero del carabiniere accompagna il lettore a cui rivela le sue perplessità, le sue angosce e le sue speranze. E come non sentire vicino un uomo che, svestito della sua divisa, è più che mai padre, un amico e un marito? 

L’autrice intensifica il giallo della sua penna ma sempre continuando ad esplorare il cuore pulsante del suo amato maresciallo.

Recensione di Francesca Mancini su Thrillercafé

Recensione di Francesca Mancini su Thrillercafé

Il Maresciallo straordinario in quanto immaginario è tornato! Dopo “Interno 8” e “Le geometrie dell’animo omicida”, è appena uscito per I Buoni Cugini Editori “Per interposta persona” di Monica Bartolini. Lo recensiamo al Thriller Café.
Il Maresciallo Nunzio Piscopo, giunto al terzo capitolo della serie che lo vede protagonista, si trova davanti a una scena del crimine all’apparenza ordinaria: il gioielliere Vito Greco è stato ucciso nel suo negozio a colpi di pistola ed è facile ipotizzare una rapina o un regolamento di conti; eppure, da subito, qualcosa non torna. Non è stato rubato nulla e soprattutto, accanto al cadavere, viene trovata la pistola d’ordinanza del Maggiore Spada che ne ammette, senza reticenze, la proprietà.
Dai qui l’inizio di un’indagine in cui segreti ben custoditi fino a quel momento verranno a galla e in cui molte maschere della finzione cadranno. Con il procedere delle pagine emergeranno intrecci inaspettati di storie, personaggi ed esistenze; bene e male si alternano e si mescolano seguendo un ritmo brillante e una struttura del romanzo originale e fuori dal comune. È un libro che unisce logica, deduzione, ricerca di indizi e interrogatori – propri del poliziesco classico – alle tecniche investigative scientifiche più moderne che l’autrice padroneggia con rimarchevole competenza.
Grandi sono i dilemmi che investiranno Piscopo oltre l’accusa infamante al Maggiore Spada: un giuramento da rispettare, una famiglia da tutelare e un’altra da tenere insieme, la dolorosa sensazione di non sentirsi all’altezza, l’onore dell’Arma come unica stella polare. Tra le molteplici tematiche che Monica Bartolini affronta, toccano nell’animo l’amore genitoriale e filiale – intesi come presenza o purtroppo mancanza – raccontati in ogni singola sfumatura: il nucleo familiare può essere salvifico ma può anche distruggere. Scava dentro l’animo umano l’autrice, ne coglie l’essenza, mette a nudo i sentimenti più nobili e i vizi malati, i suoi protagonisti commuovono ma sanno anche strappare un sorriso.
La scrittura è moderna e frizzante; lo stile rapido e incisivo, e quel pizzico di ironia che avvertiamo soprattutto nei pensieri e nelle battute del Maresciallo, è piacevole e stempera la tensione che porta all’epilogo intenso e inatteso. Si ha la confortante sensazione di giungere alla risoluzione del caso tenuti per mano da Piscopo, attraverso le sue emozioni e il suo essere carabiniere integerrimo e uomo fallibile, come tutti.

Recensione di Caterina Falconi su Libroguerriero

Recensione di Caterina Falconi su Libroguerriero

Un ambiguo gioielliere viene ucciso con modalità che fanno pensare a una resa dei conti. L’arma del delitto è una pistola di proprietà del maggiore Spada, comandate della locale stazione dei carabinieri. Nunzio Piscopo, maresciallo alle soglie della pensione, rodato investigatore e carabiniere di traboccante umanità, fa quadrato con i colleghi per dimostrare l’innocenza del superiore.

Una ragnatela di sospetti si irradia dal delitto insinuandosi nella complessa realtà del posto e arrivando a lambire gli affetti interconnessi di indagati e inquirenti, la mafia locare, scabrosi e remoti antefatti.

Un’indagine, quest’ultima di Piscopo, che procede sghemba e ramifica incessantemente intrappolando il maresciallo in un mortifero timore di inadeguatezza professionale e umana.

Vi sono libri che seducono per la profondità, la qualità della scrittura, l’impianto narrativo, le atmosfere. E altri, come questo “Per Interposta Persona” di Monica Bartolini (nella foto sotto) che, in più, vantano uno sguardo radiografico sui personaggi. Romanzi scritti con una sapienza emotiva che intaglia e vivifica protagonisti irresistibili nella loro calda autenticità. Ovviamente un’autenticità infusa, il cui sinonimo è umanità. L’umanità dell’autrice.

Il maresciallo dei carabinieri Nunzio Piscopo, sua moglie Pina, la complicata Tiziana e tutta la serie dei personaggi in qualche modo coinvolti nella vicenda che vede, come fulcro, l’omicidio del gioielliere, sono tratteggiati con una penna affilata e resi dagli aspetti più appariscenti del carattere alle più tenere o martoriate pliche dell’anima. Il lettore si trova così, dalle prime pagine, introdotto in un contesto avvolgente che poi è quello di una Sicilia ancora frastornata dalle lotte alla mafia di qualche decennio prima, e dall’incombere di una criminalità tentacolare. Ma anche un contesto punteggiato di onestà e affetti viscerali o ragionati le cui concrezioni sono la famiglia o la solidarietà tra carabinieri. Monica Bartolini declina una trama complessa e infallibile osando la rivoluzionaria formula del ripristino di “assetti” come il matrimonio e la genitorialità, però fotografati dall’interno. In una sorta di endoscopia degli affetti radicati e aggreganti, anche se difformi, e vivificati ulteriormente da slanci di generosità o cedimenti prontamente rintuzzati dal coniuge, dal genitore, dal figlio, dal commilitone. Questo non le impedisce di identificare la perversione e il crimine. Di individuare il male dissimulato dietro innumerevoli travestimenti e maschere (non a caso Pirandello è citato in esergo a più riprese). Un male che affonda le radici nella psicopatologia e nell’abuso, ed è scandagliato in punta di penna con una perizia frutto di puro talento narrativo e di evidente studio propedeutico. Colpiscono infatti l’accuratezza e la puntualità dei riferimenti, che riguardino le norme procedurali, la psichiatria o la descrizione delle atmosfere domestiche.

Questo equilibrato e intrigante mix tra ordigno narrativo, inattaccabilità delle fonti, conduzione delle indagini, empatia con i personaggi, rende “Per Interposta Persona” un romanzo avvincente che cattura il lettore e lo tiene stretto fino all’ultima pagina, mollandolo imbevuto di nostalgia per le situazioni attraversate assieme a Nunzio Piscopo. A questo maresciallo tanto perspicace quanto generoso, alle prese con un’urgenza di ridefinizione delle priorità. Quanto gli affetti e la fiducia condizionano l’ufficialità delle indagini e lo sguardo investigativo? Sussiste un margine di liceità nel deragliare dal rigore procedurale? E l’amore, modellato e smussato o deformato dal tempo, è sempre diretto nel suo impeto ostinato o piuttosto si distorce davanti a ostacoli insormontabili? Sono i dubbi che assalgono l’ufficiale a ridosso della pensione e attraversano l’intero libro. Questa storia minuziosa e sfaccettata, armoniosa e intrigante, i cui nodi si sciolgono ruzzolando sulla ripida china della realtà umana, fatta di apparenze, manchevolezze, menzogne, fragilità e riparazione, dietro le roccaforti dei sentimenti profondi.

La prosa controllata, limpida, suadente, contribuisce a fare di “Per Interposta Persona” uno dei più accattivanti gialli (e definirlo giallo è riduttivo) pubblicati recentemente. Imperdibile.

Ringraziamenti

Ringraziamenti

Se per Persistenti tracce di antichi dolori  la sfida consisteva nell'effettuare un’approfondita ricerca storiografica volta a ricostruire l'intero contesto in cui svolgere l'investigazione, per il presente poliziesco ho ritenuto fondamentale porre il sistema logico-deduttivo sotto il microscopio delle scienze forensi più all'avanguardia.
La mia grande fortuna è stata quella di frequentare i corsi della Ophir Criminology, il cui direttore scientifico è il dottor Simone Montaldo, Docente di Psicologia della Testimonianza e Tecniche di intervista giudiziaria all'Università La Sapienza di Roma, che non ringrazierò mai abbastanza per le belle parole spese su questo romanzo (e comunque, se sono davvero riuscita a dare profondità ai personaggi e verosimiglianza agli interrogatori svolti dagli inquirenti, è solo perché ho avuto un grande insegnante, altroché!)
In  quei  seminari, ho avuto modo d’imparare   da grandi professionisti del settore come si costruisce un profilo criminale (prof. Vincenzo Mastronardi), come si compara il DNA di due tracce biologiche (prof. Emanuele Giardina), come l'antropologia forense ridisegna il volto  di un cadavere ai fini dell'identificazione (prof. Matteo Borrini) o come si calcola l'angolo d'impatto di una traccia ematica per ottenere una corretta B.P.A., frutto di esercitazioni pratiche effettuate assieme agli esperti della scena del crimine che collaborano con il team del dott. Montaldo.  Tutte preziosissime nozioni che hanno contribuito a rendere le avventure del mio Maresciallo stra-ordinario un po’ meno immaginarie!
Non può mancare un enorme grazie a I Buoni Cugini Editori, Anna Squatrito e Ivo Tiberio Ginevra, per la cura e la dedizione che riservano ai miei testi e, ancor di più, per l'amicizia di cui mi onorano.

Monica Bartolini 

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