I BUONI CUGINI EDITORI

Casa editrice

Guarda come si uccide. Romanzo.

Guarda come si uccide. Romanzo.

Collana Sbirri & Sbirrazzi. 

Chi di voi non ha mai fatto una prova di coraggio con gli amici d'infanzia? Sicuramente pochi. In GUARDA COME SI UCCIDE Calogero e Ninni hanno il coraggio di farla, ma all'interno di quella vecchia clinica abbandonata, il solo coraggio non basta! E Giuseppe Ingrassia detto Pinuzzo, perchè vuole diventare un uomo di cosa nostra a qualunque costo?  

Un breve romanzo dal ritmo incalzante, ricco di suspance e colpi di scena che vi berrete tutto d'un fiato.  

Guarda come si uccide è un thriller poliziesco con la giusta profondità dei personaggi all'interno di scene rapide e convulse, dove la caratteristica di pensieri dilatati vivono dentro la dinamica "azione-reazione-motivazione" tipica del genere thriller.  Questi elementi sono tutti presenti, con il preciso inserimento della parte "umana", che è sempre la fase più delicata perchè deve essere misurata, ma ficcante per non togliere aria agli episodi che respirano grazie a un tocco di leggerezza nel dramma. 

 Gianpaolo Zarini 

Foto in copertina: Maria Luisa Lamanna 

 

Booktrailer a cura di Turi D'Anca

Recensione a Guarda come si uccide. Arpa eolica.

Recensione a Guarda come si uccide. Arpa eolica.

Di Francesco Zaffuto

Dopo i due gialli, “Gli assassini di Cristo” e “Sicily crime”, ecco la nuova opera di Ivo Tiberio Ginevra: “Guarda come si uccide”,  un thriller tematico incentrato sulla prova di coraggio.  
 La prova di coraggio nella nostra società non ci viene richiesta;  trasciniamo la nostra vita nelle abitudini quotidiane e solo quando un particolare incidente ci colpisce ci rendiamo conto che ci vuole del coraggio per tirarci fuori dalle difficoltà o del coraggio per dare una mano a chi amiamo.  
La prova di coraggio è una forma d’ iniziazione che ancora resta in due particolari mondi: quello dei ragazzini e quello dei criminali.  La prova di coraggio tra i ragazzini è come astratta e priva di un suo contenuto, quella tra i criminali ha come fondamento l’alleanza per il male; pare necessaria una terza prova dove il coraggio è impiegato per la solidarietà umana e il bene.  
 Nel thriller di Ivo Tiberio Ginevra s’incontrano accidentalmente le prove di coraggio di alcuni ragazzini con la prova di coraggio di una banda di criminali. E’ un incontro mozzafiato e prosegue con un ritmo incessante in un fabbricato abbandonato, tra rovine e calcinacci,  che è anche il regno di una umanissima e misteriosa fata. Per sapere come si concluderà questa lotta crudele occorre leggere il thriller di Ginevra, ed è un’impresa facile perché le pagine scorrono con un linguaggio spesso ironico,  con ritmo incessante e continue sorprese.

Recensione a Guarda come si uccide. Thriller Magazine

Recensione a Guarda come si uccide. Thriller Magazine

Di Marilù Oliva

L’autore del libro è anche direttore della casa editrice che lo ha pubblicato – I buoni cugini editori – e nell’iniziale “Avvertenza ai lettori” parla appunto nei panni dell’editore, spiegandoci le sue (buone, anzi buonissime) ragioni. Già varrebbe la pena di collezionare questa collana – che inaugura appunto con “Guarda come si uccide” – per la simpatia del suo nome: “Sbirri e sbirrazzi”. Non proprio un poliziesco, piuttosto un thriller che non rinuncia a uno sguardo profondo sul sociale.  

Il romanzo si apre con uno scorcio del bar Kennedy – siamo nel 1974 –, locale popolato da individui pittoreschi, a partire dal tuttofare Michele Di Marco (questo nome non mi è proprio sconosciuto…) fino a Giuseppe Ingrassia, meglio noto come Don Pinuzzo, «quarantasei anni passati senza fare niente. Sempre alla porta del bar o seduto ai tavolini a chiacchierare con clienti. A fumare. A bere caffè». Uno che vive delle rendite che gli ha lasciato il padre, uno che insegue il falso sogno di diventare uomo d’onore. E la mafia lo metterà a dura prova. 

Subito, però, la scena si sposta nella vecchia clinica abbandonata dei nobili Arpazza, un edificio fatiscente sul punto di crollare, dove un gruppo di ragazzini amici (tra loro, due cugini) fa il suo battesimo del fuoco: la leggenda dei fantasmi è l’ultimo dei pericoli. Ivo Tiberio Ginevra è bravissimo nel descrivere la trepidazione, le esitazioni e le sfide di quell’età di confine, quando le paure sono motivo di vergogna e l’affermazione presso i pari può diventare questione di vita e di morte. Così partono le gare di coraggio: in palio ci potrebbero essere figurine, monopattini e – sopra a tutto – la reputazione. 

L’autore procede padroneggiando con disinvoltura una scrittura molto curata, che si presenta fruibile e piacevole al lettore grazie all’alternanza di azioni e dialoghi particolarissimi, sporcati di dialetto siciliano giusto per darne il sapore, ma consentendone appieno la comprensione. C’è poi un discorso subliminale sull’etica delle nostre scelte e la demistificazione di un mito – quello mafioso – accolto con entusiasmo da un certo popolo allocco. Ginevra è stato coraggioso ad addentrarsi anche in questo terreno, non facile da restituire letterariamente: lui ci è riuscito con lode, ricordandomi in alcuni passaggi Sciascia, in altri la serie televisiva di Gomorra e in altri ancora, quelli in cui mette sul palco i ragazzini, lo Stephen King di Stand by me. E alla fine delle 136 pagine, forse, vi faranno meno paura i cani feroci.

Marilù Oliva

 

Recensione a Guarda come si uccide. La bottega del giallo

Recensione a Guarda come si uccide. La bottega del giallo

STORIA DI MAFIA IN UNA CLINICA ABBANDONATA

E’ il 1974. In un piccolo paese siciliano Don Pinuzzo è il miglior cliente del Bar Kennedy. Ha quarantasei anni, vive delle rendite che gli ha lasciato il padre, un uomo d’onore morto in prigione per non tradire un amico mafioso, e vorrebbe seguire il suo esempio, pensando che abbia vissuto in modo eroico e giusto. La mafia non si fida di lui perché è un chiacchierone e un perditempo. 

Fuori dal paese c’è una vecchia clinica abbandonata , costruita dai nobili Arpazza, un edificio che sta in piedi per miracolo, dove un gruppo di ragazzini fa una prova di coraggio: devono entrare in quell’edificio sporco e pericolante e raggiungere il terzo piano, sfatando una leggenda di fantasmi. In palio ci sono figurine Panini, monopattini e….la stima degli altri ragazzi del gruppo. Finalmente un mafioso si degna di dare un incarico a Don Pinuzzo, accendendo in lui la speranza di una successiva affiliazione: dovrà portare un suo amico che non vuole pagare il pizzo da Don Mariano, il capomafia. Dopo pochi minuti nei quali l’amico viene picchiato brutalmente Don Peppino comprende di colpo cos’è la mafia e chi era veramente suo padre ed inizia ad avere una tremenda paura. Il mito mafioso che lui romanticamente aveva idealizzato si sgretola in un attimo e la violenza brutale alla quale i malviventi vogliono farlo avvicinare lo terrorizza e lo blocca. Viene perciò chiamato femminuccia e a sua volta pestato.

Tu sei senza palle. Non sei degno di portare il cognome di tuo padre. Se c’era lui a ‘sto infame gli aveva sparato in testa, violentato la moglie, ammazzato i figli e bruciato la tabaccheria, ma tu sì ‘na cosa inutile. Hai sbagliato Giuseppe. Hai sbagliato e ora so cazzi. Vituzzu, fai vedere a ‘stu minchione come si ammazza un infame. 

Il romanzo procede intersecando la storia dei ragazzini con quella dello sfortunato Don Pinuzzo e con la presenza di una misteriosa donna anziana proprietaria di tre cani feroci. Il ritmo del racconto si fa sempre più incalzante fino al termine dell’incubo al quale il lettore giunge letteralmente senza fiato. L’autore sa condensare in 135 pagine una storia aspra che parla della mafia degli anni ’70 e del fascino che ha esercitato verso molte persone, aprendoci gli occhi sul male che ha fatto e sulla violenza fisica e psicologica che ha creato intorno a sé, non fermandosi nemmeno davanti ai bambini. I dialoghi talvolta scritti in siciliano, i soprannomi e alcune descrizioni fanno intuire il legame profondo dell’autore con la propria terra. La scrittura essenziale e chiara e l’ottima costruzione della storia rendono questo romanzo un piccolo diamante assai prezioso: un libro che non si dimentica. Consiglio questo intenso romanzo a tutti i lettori, specialmente agli amanti del thriller poliziesco dalle scene rapide e potenti.  

Ivo Tiberio Ginevra ha pubblicato due romanzi con Robin Edizioni, Gli assassini di Cristo (2011), Sicily Crime (2012) e dichiara di non aver mai fatto una presentazione dei suoi romanzi.
Peccato perché mi piacerebbe conoscerlo e fargli i complimenti!

 Con questo romanzo Ivo Tiberio Ginevra inaugura la collana “Sbirri e Sbirrazzi”.

Gabriella Pinamonti 

 

Gli assassini di Cristo. Romanzo

Gli assassini di Cristo. Romanzo

Collana Sbirri & Sbirrazzi. Arricchito dai fumetti di Niccolò Pizzorno. 

In una versione "riveduta e corretta dall'autore" ritorna "Gli assassini di Cristo" di Ivo Tiberio Ginevra. La nuova pubblicazione è impreziosita dai fumetti di Niccolò Pizzorno che, cogliendo le scene più intriganti del romanzo, le illustra al termine di ogni capitolo, dando un volto e una personalità al commissario Falzone, al vice-questore Bertolazzi e agli altri personaggi.  

"Il libro si apre con una furia iconoclasta che pervade una città della Sicilia, ma non siamo nella prima metà dell'ottavo secolo, bensì all'inizio del terzo millennio... pare incombere una guerra di religione, non dichiarata da nessuna autorità religiosa, non voluta, ma capace sotterraneamente di impossessarsi dell'anima di alcuni uomini fino al sacrificio e al delitto. Il giallo marcia a ritmo incessante: nel clima assolato della Sicilia si contendono la scena gruppi di integralisti islamici, teppisti, preti e commissari... avviliti da una costante minaccia di trasferimento. Il libro non è solo un giallo avvincente, diventa unaa analisi sulla simbologia cristiana e pone una riflessione sulla convivenza religiosa e umana tra gli uomini" (Francesco Zaffuto) 

Pagine 308 - Prezzo di copertina € 18,00

 

Recensione a Gli assassini di Cristo "La bottega del giallo"

Recensione a Gli assassini di Cristo "La bottega del giallo"

SACRILEGI, ODIO RAZZIALE E DELITTI IN SICILIA 

Nel Convento dei Cappuccini di un paesino siciliano l’imponente crocifisso viene deturpato a colpi di mazza. In seguito altri atti vandalici sono attuati e poi rivendicati da un gruppo estremista islamico.
L’odio razziale e l’intolleranza religiosa esplodono nella cittadina con violenza crescente, finché non ci scappa il morto.
Il commissario Falzone ed il vicequestore Bertolazzi, prossimi al trasferimento per presunti motivi disciplinari, sono incaricati delle indagini. I due poliziotti sono una squadra perfetta, anche se talvolta in disaccordo nel metodo di indagine. Falzone, nonostante i suoi problemi familiari, agisce sempre in modo equilibrato, il suo amico Bertolazzi è scorbutico ed irascibile.  

A Falzone non piaceva dare ordini, anzi lo detestava, infatti ogni frase era preceduta o seguita da un “per favore”, ma nonostante questo restava un bravo poliziotto, specializzato, come diceva lui stesso, “nell’indagare”. Questa eccellente peculiarità, unita alla sua modestia, gli faceva avere la stima di ogni collega. 

Il caso è assai complesso e le pressioni che i due poliziotti ricevono dal Questore, dal Cardinale e dalla stampa sono molto forti. Le accurate indagini proseguono comunque senza sosta e, passo dopo passo, Falzone e Bertolazzi trovano il colpevole e chiariscono i punti oscuri della vicenda. 

Il libro è scritto molto bene, con uno stile personale e spontaneo ed una vena ironica che si evidenzia nei dialoghi vivaci, arricchiti da efficaci frasi in siciliano, facilmente comprensibili da qualsiasi lettore. La storia è appassionante, a tratti pungente, toccante e divertente. Non ci si annoia mai e si riflette su temi attuali quali la discriminazione razziale, l’intolleranza religiosa ed il terrorismo internazionale. Particolare è anche il tema dell’arte sacra a volte troppo cruenta e lugubre che intimorisce i fedeli, invece di avvicinarli a Dio. 

Quando presi servizio in questa parrocchia non potevo rassegnarmi all’idea di essere circondato da una caterva di raccapriccianti immagini sacre. Ovunque volgessi lo sguardo c’era sempre un Cristo insanguinato, o una Madonna Addolorata con i suoi bei pugnali piantati nel petto… 

I personaggi principali sono così ben tratteggiati e realistici che ci si immedesima nei loro panni e si entra nel cuore nella storia ; quelli secondari, sempre ben caratterizzati, sostengono perfettamente i due protagonisti: non sono macchiette (alla Catarella), ma persone vere. Il libro è una ristampa dell’edizione del 2011, in una nuova edizione arricchita dai fumetti di Niccolò Pizzorno che illustra con stile personale e moderno le scene principali del romanzo. Consiglio questo bel romanzo ambientato in Sicilia a tutti i lettori che cercano autori di valore, diversi dai soliti nomi, nel vasto panorama del giallo italiano e attendo con ansia un nuovo romanzo con Falzone e Bertolazzi. 

Gabriella Pinamonti 

Ragionevoli atti di follia. Raccolta di racconti brevi

Ragionevoli atti di follia. Raccolta di racconti brevi

Collana Almeno un morto. Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno  

Qualche anno fa m'imbattei nella lettura di "Delitti esemplari" di Max Aub. Il libro mi entusiasmò, nello stile, nel messaggio, insomma, in tutto e senza neanche accorgermi iniziai a scrivere cosette come quelle, affascinato dall'idea di poter uccidere chiunque per delle banalità, perchè giusto come un sacrosanto diritto. E forse chi di noi non lo farebbe se avesse la sicurezza che il gesto non fosse un delitto?  

Di questi banali ma necessari atti di follia ne ho scritti un pochino, molti sotto l'influenza di Max Aub, e mi sono divertito anche parecchio, pertanto, vi prego, in questi scrittarelli, non cercate nulla di particolare.  

Guardate, invece, le illustrazioni del mio amico Niccolò Pizzorno e capirete che grazie a lui questo delirio di parole trova forse una logica artistica.  

Ivo Tiberio Ginevra

 

 

Recensione a Ragionevoli atti di follia. Arpa eolica

Recensione a Ragionevoli atti di follia. Arpa eolica

Di Francesco Zaffuto

Un libro molto particolare;  si alternano in simbiosi racconti e immagini in una mescolanza che a tratti sembra solo un divertissement noir,  ma un attimo dopo ti stritola come in una tragedia.
Si alternano racconti brevi (fino a quelli brevissimi - quai una battuta) con racconti lunghi e articolati;
il tema è sempre lo stesso: "t'ammazzassi". Forse è necessario dirlo in siciliano perché già dirlo in un'altra lingua assume il tetro significato del "ti ucciderei", e non si comprende più che quell'atto era solo una folle ragionevolezza delle disperazioni.  Nella pagina che abbiamo sopra proposto in lettura: lei spara perché gli ha detto "mignotta" e lui non poteva dirlo e c'era una ragione. In questa pagina successiva è colpa esclusivamente del clakson.

Il "t'ammazzassi" è come una liberazione, poi tutto potrebbe riprendere come in un cartone animato come se nulla fosse accaduto, i personaggi potrebbero rialzarsi e ripetere tutta la tragedia quotidiana del darsi fastidio, nuovamente.
Ma nei racconti di Ginevra non ci sta solo questa  ironia sulla follia omicida, ci stanno considerazioni sull'esistenza umana che vanno oltre, occorre però arrivare fino all'ultimo racconto dove il finale è ancora più tragico ed occorre ricercarlo in una selva onirica.
La lettura è veloce e l'immagine di Pizzorno è sempre corrispondente. Non fatevelo scappare.

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