Luigi Natoli: Il numero 570. Scene drammatiche in due atti.

Luigi Natoli: Il numero 570. Scene drammatiche in due atti.

Con emozione e orgoglio proponiamo alla collettività  "Il numero 570" di Luigi Natoli.

La nostra emozione è presto spiegata perchè "Il numero 570" è un dramma teatrale in due atti assolutamente inedito, mai dato alle stampe sia in forma di libro o libretto, sia in appendice al Giornale di Sicilia, come soleva fare il grande scrittore palermitano. Per noi editori è un'emozione immensa dare la vita a questo manoscritto pubblicandolo, perchè ci fa sentire Luigi Natoli vivo come se oggi fosse in mezzo a noi, come uno scrittore contemporaneo, ma che molto ha da dire e insegnare.

Non a caso, però, oltre a "Emozione" abbiamo usato il termine "orgoglio", da intendersi come senso di dignità, onore e fierezza di essere italiani. Sono proprio questi i sentimenti che animano ogni pagina, parola e sillaba di queste scene drammatiche.E' l'Italia della prima guerra mondiale che anela la libertà  delle sue province dall'impero austriaco; è la voglia di riscatto del proprio onore che anima un popolo disposto a combattere contro l'oppressore perchè orgoglioso di essere italiano, quanto trasuda da questo breve ma intenso lavoro teatrale del grande patriota Luigi Natoli.

La scena si svolge sul fronte, durante la prima guerra mondiale e contrappone la barbarie degli austriaci alla fierezza dei soldati italiani che sapranno portare pace e giustizia in una terra martoriata dalla guerra, ma è anche la tragedia di un uomo, popolano, che saprà  riacquisire il suo onore perduto sacrificandolo sull'altare della patria e della famiglia.

Un dramma teatrale che ci farà  sentire più uniti e più italiani di sempre.

Completa il libro, l'elogio orazione Milizia eroica recitato da Luigi Natoli in memoria dei prodi del 14° fanteria caduti nel primo anno di guerra.

Pagine 100 - Copertina di Niccolò Pizzorno 

Milizia eroica: elogio in memoria dei caduti del 14° fanteria nel primo anno di guerra.

Milizia eroica: elogio in memoria dei caduti del 14° fanteria nel primo anno di guerra.

Segue "Il numero 570" l'elogio "Milizia eroica".

Questa orazione fu recitata da Luigi Natoli il 24 maggio 1917 alla presenza di S. L. il ministro L. Bianchi, delle autorità politiche, civili e militari, dei Deputati della provincia, delle associazioni, della scuole, del popolo, dinanzi alla lapide murata accanto alla porta della Caserma Miale di Foggia, in memoria dei prodi del 14° fanteria caduti nel primo anno di guerra.

 

Luigi Natoli: Il numero 570. Descrizione del primo atto.

Luigi Natoli: Il numero 570. Descrizione del primo atto.

Casa rustica. A destra la porta comune e, a canto, ampio camino, con cappa sulla cui cornice sporgente sono bricchi, bottiglie, pentolini, ecc. Sul focolare pende il paiuolo sospeso alla catinella. In fondo la finestra, con vetrate che dà sulla campagna. A sinistra della finestra, letto da contadini in fondo, nella parete sinistra. Un armadio, una cassa, una tavola di abete; scranne, seggiole impagliate. Zappe, vanghe, ceste, altri arnesi da contadini. Su le pareti immagini sacre. Un ritratto del Re, in oleografia.

All’alzarsi del sipario, si sente da lontano il rombo del canone, che continuerà a intervalli per tutto l’atto.

 

Luigi Natoli: Milizia eroica. Gli eroi della Puglia.

Luigi Natoli: Milizia eroica. Gli eroi della Puglia.

Ah io non saprò esprimere mai tutto quello che l’ammirazione, la tenerezza, la pietà, il senso dell’eroico, quel non so che di divino, che la nostra stirpe, eternamente giovine, rivela in questa guerra, suscitano nell’anima mia. Vorrei essere uno di questi prodi, dotato di virtù poetica, per narrare la santa gesta, come cantavano i trovieri la gesta di Rolando. Vorrei essere uno di quei valorosi del 14° e del 137° che fin dai primi giorni della guerra hanno scritto pagine di eroica bellezza; e potrei soltanto allora celebrare i vostri morti, o cittadini: La Rocca bello e saldo nelle membra come un antico cavaliere, prode animatore di prodi; e Molinari baldo e gentile, e Isastia fior di giovinezza, e Figliolia ardente nella sua fede, e i Russo, i Boffa, i Rutigliano, i Mele, i Grilli, i Santoro, gli Squattrilli, e i più umili di grado o di natali, gli oscuri di ieri, che la morte incoronò di gloria, e il cui nome incideremo domani nelle tavole di bronzo della nuova Italia. Potrei allora celebrare degnamente i figli di questa terra, che ben a ragione i poeti del Dugento chiamarono la “Magna Capitana”. Essa rinnovella quel titolo, come consacrazione della sua nuova e più vera grandezza.

Un secolo fa l’Italia era un nome sognato da pochi: venne Mazzini e diventò pensiero, diventò coscienza nazionale; venne Garibaldi e diventò popolo armato: Vittorio e Cavour diedero la forma in cui quel popolo si compose, per marciare unito e fiducioso verso i suoi nuovi destini. La sua marcia fu arrestata, e parve non doversi riprendere; e invano, o Matteo Renato Imbriani, o Giovanni Bovio, onor delle Puglie, invano invocaste i nomi augusti di Trento e di Trieste dinanzi alle animelle incarognite in una politica da servi. Ma non si arresta la Storia.

Luigi Natoli

 

Luigi Natoli: Il numero 570. Descrizione del secondo atto.

Luigi Natoli: Il numero 570. Descrizione del secondo atto.

Campagna. Da un lato si avanzano fino a un terzo della scena i muri di una casa, senza tetto, della quale rimangono due muri sforacchiati e arsicci; in uno di essi è il vano della porta, che dà sulla scena. Dentro, macerie, su le quali si può salire. Altre macerie, lembi di stoffe, frantumi di mobili sul davanti. In fondo trincee sconquassate, sacchi di terra, fucili, ruote, rottami. È il crepuscolo. Rombo di cannone continuo.