Gli schiavi - Estratto del capitolo 1 parte prima

Luigi Natoli: Gli schiavi

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Pagine 390 - brossura.

Luigi Natoli fra i suoi romanzi aveva una predilezione per Gli schiavi.

Aveva ragione. È un capolavoro.

Ambientato in Sicilia durante la seconda guerra servile nel 120 A.C., narra la storia di Elio, uomo nobile e libero divenuto schiavo contro la sua volontà. Narra della sua lotta contro i romani, dei suoi amori, delle sue ricerche, del suo peregrinare all’interno di un contesto storico ricostruito alla perfezione come solo Luigi Natoli sapeva fare.

Narra di Atenione uno schiavo, un uomo, un eroe da cui Spartaco avrebbe dovuto imparare.

Luigi Natoli: Gli schiavi. Quadro storico del romanzo.

Luigi Natoli: Gli schiavi. Quadro storico del romanzo.

La seconda guerra servile in Sicilia (104 a.C.)

 

In seguito a rimostranze del re di Bitinia, il Senato romano deliberò (104 a.C.) che nessuna persona libera, di stato federato, potesse esser fatta prigioniera e servire come schiava in provincia romana. Questa disposizione sollevò reclami in Sicilia, dove essendo pretore P. Licinio Nerva, moltissimi schiavi domandavano di essere rimessi in libertà, perché presi con la violenza e venduti contro diritto. Il Pretore, accolti i reclami, ne aveva in pochi giorni liberati ottocento, quando, per l’agitazione che s’era diffusa fra gli schiavi, i grandi proprietari romani e provinciali protestarono, e obbligarono il Pretore a sospendere le manomissioni, e rimandare ai padroni gli schiavi postulanti.

Delusi e paurosi di castighi, molti di questi, invece di ritornare ai padroni si rifugiarono nel bosco sacro e inviolabile dei Palici: ed ivi escogitarono i mezzi per riscattarsi in libertà. Capitanati da un certo Vario, insorsero ad Alicia, uccisero i padroni e corsero per le campagne, eccitando gli altri alla rivolta. Il pretore Licinio Nerva mosse contro di loro, e col tradimento di un Titinio Gadeo, bandito, li ebbe in potere. Molti caddero combattendo, altri si precipitarono dalle rupi. Ma questo non fu che un primo episodio. Un’ottantina di schiavi uccisero il padrone Canio, romano, si gittarono in campagna e raccolti intorno a sé altre centinaia di schiavi, formarono un esercito. Nerva indugiò da prima, poi potendolo, non li assalì e andò a Eraclea donde contro di loro spedì M. Titinio con la milizia. Ma gli schiavi lo sconfissero, e la vittoria accrebbe il loro numero fino a seimila. Allora cercarono un capo, e lo trovarono in un Salvio, indovino e, come Euno, in rapporto con gli dei; ai cui responsi si credeva. Questi riordinò l’esercito, lo condusse per le campagne, lo accrebbe fino ad avere ventimila pedoni e duemila cavalieri, coi quali corse sopra Morganzio. Il Pretore allora si mosse per prenderlo alle spalle, ma ne ebbe la peggio.

Intanto un altro schiavo, Atenione di Cilicia, sollevava in armi altre torme di schiavi in Segesta. Questi, tenendolo per indovino, ebbero fede in lui, lo seguirono e si diedero a saccheggiare le campagne. Savio, prese il nome di Trifone e invitò Atenione a riconoscerlo re. Questi accettò, aiutandolo a prendere Triocala, ma Salvio-Trifone, sospettando che gli togliesse la corona, a tradimento lo fece imprigionare.

Lucio Licinio Lucullo, mandato da Roma con sedicimila uomini, accresciuti dagli stanziali, mosse contro Triocala; Salvio allora liberò Atenione che, dimenticando l’offesa, postosi a capo dell’esercito, forte ora di quarantamila uomini, volle affrontare i Romani in campo aperto. Presso Scirtea Atenione combattè valorosamente, ma ferito alle ginocchia non si resse; la sua caduta, spaventò i suoi uomini che l’ebbero per morto, e fuggirono in Triocala, dove nella notte Atenione si trascinò. Lucullo non seppe approfittare della vittoria e indugiò tanto, che Atenione potè organizzare la difesa e costringerlo a levar l’assedio. Frattanto, morto Salvio, Atenione fu fatto re. La fortuna di domare la rivolta e chiudere le guerre servili, toccò al console M. Aquilio, che diede una memoranda sconfitta all’esercito degli schiavi. Egli e Atenione si scontrarono animosamente, quest’ultimo restò ucciso e Aquilio ferito. Gli schiavi sfuggiti alla strage, eletto capo un Satiro, continuarono ancora un poco a difendere la loro vita e la loro libertà finchè, stanchi, si resero a patto di avere salva la vita.

Aquilio bruttò la vittoria con la perfidia. Avuti nelle mani gli schiavi li fece incatenare e li mandò a Roma, per essere esposti alle belve. Ma quegli uomini non vollero dare spettacolo a diletto dei vincitori, e scesi sull’arena, si trafissero l’un l’altro.

Satiro, rimasto ultimo, si uccise da sé. Così nell’anno 77 a.C. ebbero fine le guerre servili che minacciarono di sottrarre la Sicilia al dominio di Roma.

 

Gli schiavi