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Il giuramento di Tullio Spada alla Carboneria 

“Io Tullio Spada, giuro e prometto sotto gli stabilimenti dell’ordine in generale e su questo ferro punitore degli spergiuri, di custodire scrupolosamente il segreto della rispettabile Carboneria; di non scrivere, incidere o dipingere cosa alcuna appartenente alla Carboneria, senza averne ottenuto il permesso in iscritto. Giuro di soccorrere i Buoni Cugini Carbonari in caso di bisogno, e di non tentare l’onore delle loro famiglie. E se divento spergiuro, consento che il mio corpo sia fatto a pezzi, bruciato, e le mie ceneri sparse al vento, affinché il mio nome serva di esempio a tutti i Buoni Cugini sparsi sulla terra. Così Dio mi aiuti”.

Fra tutti i personaggi creati dalla fervida penna di Luigi Natoli è impossibile non amare Tullio Spada, il protagonista di Braccio di Ferro – Avventure di un carbonaro. In questo romanzo il grande scrittore Palermitano crea una delle figure più complete e riuscite della letteratura italiana, narrando con elementare semplicità la crescita umana e psicologica di un personaggio che da vanitoso spaccone, durante il corso delle pagine, si trasforma in un fervente patriota raggiungendo vette di profondità e amore universale. Quell’amore verso i veri valori, oggi anche bistrattati o usati per convenienza, come la Patria, la Famiglia, gli Amici. Un eroe che muovendosi all’interno del contesto di oppressione borbonica nella Palermo nel 1820, si troverà a combattere una battaglia in Italia e nel mondo per affermare la libertà e l’onore di una nazione.

Con illustrazioni interne di Niccolò Pizzorno.

Copertina di Niccolò Pizzorno.

Luigi Natoli: Braccio di Ferro avventure di un carbonaro

Luigi Natoli: Braccio di Ferro avventure di un carbonaro

Era veramente un bel giovane di ventiquattro anni, piuttosto alto, di spalle quadrate, ampio torace, svelti fianchi e gambe nervose. La giubba turchina a coda di rondine abbottonata sul petto, le brache strette alla coscia, le calze di seta bianca, lunghe sino al ginocchio modellavano questa corporatura solida, svelta ed elegante; su la quale posava una bella testa di giovane eroe romano, dai capelli bruni, inanellati, con un gran ciuffo su la fronte; il naso dritto e un po’ grande, le mascelle forti. Un volto energico dagli occhi neri, vivaci, profondi, prendeva una espressione di bellezza e di forza.

 

È  impossibile non amare Tullio Spada, il protagonista di Braccio di Ferro – Avventure di un carbonaro, dove Luigi Natoli (con lo pseudonimo di William Galt) crea una delle figure più complete della letteratura italiana. Dove si narra con elementare semplicità la crescita umana e psicologica di un personaggio che da vanitoso spaccone, durante il corso delle pagine, si trasforma in un fervente patriota raggiungendo vette di profondità e amore universale. Quell’amore verso i veri valori, oggi anche bistrattati o usati per convenienza, come la Patria, la Famiglia, gli Amici. Un eroe che muovendosi all’interno del contesto di oppressione borbonica nella Palermo nel 1820,  si troverà a combattere una battaglia in Italia e nel mondo per affermare la libertà e l’onore di una nazione.

L'Editore.

Tullio Spada incontra la Carboneria

Tullio Spada incontra la Carboneria

- Credo dunque, sia stata la Provvidenza che vi ha guidato qui; perché voi sarete un Carbonaro o, come diciamo fra noi, e come avete udito, un “Buon Cugino” dei più validi. La nostra società ha bisogno d’uomini forti e coraggiosi, e soprattutto onesti pel raggiungimento del nostro fine.

- Qual è questo fine?

- La liberazione degli uomini dalla schiavitù… Che cosa siamo noi? Degli schiavi. Che cosa vogliamo essere? Uomini liberi. Questo è il fine comune di tutti i Buoni Cugini sparsi nel mondo. Per noi Siciliani vi è ancora un altro fine da raggiungere; l’indipendenza dell’isola, la restaurazione della sua autonomia violata, calpestata dal vecchio Borbone traditore. Noi vogliamo la indipendenza e la libertà; indipendenza da Napoli con governo nostro, e costituzione come quella spagnuola. Questo programma, compie l’altro, comune a tutti i Carbonari, che è quello del perfezionamento umano… Andiamo incontro a grandi pericoli, a persecuzioni, a supplizi: la morte sta quasi perennemente sospesa sopra il nostro capo, ma che importa? Essa non può nè deve arrestarci. Siate dei nostri, Tullio Spada: non negate il vostro braccio alla santa causa…

Egli aveva seguito quel discorso con viva attenzione; v’era qualche cosa che gli rimaneva ancora oscura e misteriosa; ma ve n’era qualche altra abbastanza chiara, e che nel suo cuore di Siciliano parlava con l’eloquenza della tradizione e dell’orgoglio ferito: l’indipendenza dell’isola.

Quand’anche i Carbonari non avessero cospirato che per questo solo, egli si sarebbe tuffato nella cospirazione...

Simbologia... - Braccio di Ferro avventure di un Carbonaro.

Simbologia... - Braccio di Ferro avventure di un Carbonaro.

- Buon Cugino Spada, è necessario che voi conosciate il significato simbolico di ognuno dei nostri emblemi. Il tronco dell’albero che voi vedete, indica la superficie della terra, sulla quale sono sparsi i Buoni Cugini; simboleggia anche il firmamento che si stende ugualmente sopra di noi; le radici indicano la sua stabilità e il verde fogliame la sua perenne giovinezza. Come Adamo ed Eva dovettero celare il loro peccato nella foresta, così i Buoni cugini debbono celare i falli dei loro compagni.

“Il pannolino bianco, sul quale vi siete inginocchiato per pronunciare il giuramento, è il prodotto di una pianta. Con la macerazione e col lavoro la pianta è divenuta pannolino; così noi con sforzi continui dobbiamo purificarci e migliorarci.

“Un pannolino ci avvolge quando veniamo alla vita, e ci riceve di nuovo quando nasciamo alla vera luce. L’acqua che ci lava quando veniamo al mondo, ci insegna a purificarci dalle macchie del vizio, per godere i piaceri della virtù. Il sole, che impedisce la corruzione delle cose, ci esorta a salvare il nostro cuore dalla corruzione del mondo; la corona di spine bianche posta sul nostro capo, ci ammonisce a essere prudenti e fermi nei nostri propositi e nelle nostre azioni; la croce ci esorta a seguire l’esempio di Gesù Cristo, nostro Gran Maestro, che patì là in croce per la salvezza dell’umano genere; la terra, dove il nostro corpo sarà sepolto nell’eterno oblìo, è simbolo del segreto che deve essere sepolto in fondo ai nostri cuori.

“Essa è il simbolo più importante: i pagani cercano dividerci, calunniando la nostra istituzione, che è strumento di redenzione e di felicità: se penetrassero i nostri segreti ci obbligherebbero a sostenere una lotta ineguale. La scala insegna al Buon Cugino Carbonaro che la virtù si raggiunge grado a grado; il fascio di legna simboleggia i Buoni Cugini stretti in un patto, concordi e in pace...

la sera del 15 luglio 1820...

la sera del 15 luglio 1820...

Era l'ultimo giorno di quel famoso "Festino di Santa Rosalia, patrona di Palermo; che per la singolarità degli apparati, per la magnificenza degli spettacoli chiamava a Palermo una folla di isolani e stranieri.

Perchè lo chiamassero "Festino" non si sa"; era invece una festona che durava cinque giorni. Cinque giorni di luminarie, di corse di ginnetti, di spari di fuochi d'artificio meravigliosi, di processioni. L'ultimo, se non il più strepitoso degli spettacoli, era il più solenne, perchè si portava in giro tutta la notte l'urna d'argento contenente le ossa della vergine Romita, in una processione alla quale partecipavano tutti i conventi, tutte le confratie, coi loro ceri, le macchine portatili, i loro santi di legno; e v'andava dietro il Senato in gran pompa.

In fondo alla via Toledo, sul limite della piazza Marina, torreggiava in un nembo di luce e d'oro il "Carro", sul quale tra nuvole di bambagia spiccava il simulacro di Santa Rosalia. Era questa l'attrattiva maggiore del Festino; oggetto di meraviglia per quanti venivano alle feste; che spesso, anzi, venivano appunto per vedere il "Carro". Era una macchina che oltrepassava d'altezza gli ultimi piani delle case della via Toledo: costruita sopra una solida piattaforma, a vari ripiani in forma di tempietti, che s'andavano restringendo, e terminavano in cima con l'immagine della Santa.

Per mesi e mesi vi lavoravano architetti, ingegneri, pittori, scultori, tappezzieri, sopra un disegno, che ogni anno si rinnovava; ne usciva una maraviglia di architettura, sfolgorante di colori, di luci; una mole fantastica uscita dal regno dei sogni. Ventiquattro buoi bardati, ornati di fiori tiravan questa macchina; sulla cui piattaforma i musici cantavano a piena orchestra le lodi della "Santuzza". L'ultima sera del Festino il "Carro" stava fermo sulla Piazza Marina; e la gente vi si recava in folla, a godersene la vista.

Braccio di Ferro avventure di un carbonaro

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Il cimitero dei giustiziati - Braccio di Ferro avventure di un carbonaro.

Il cimitero dei giustiziati - Braccio di Ferro avventure di un carbonaro.

"Ancora oggi quel piccolo cimitero, chiuso da un alto muro, coi pochi cipressi vegghianti sulle nude fosse ora dimenticate, desta nell'anima un sentimento di pietà e di raccoglimento, e talvolta anche un brivido di superstizioso terrore.

Per un cancello si entra nel recinto; dove allora nè lapidi, nè ricordi eran consentiti; i corpi dei disgraziati che cadevan sotto il rigore estremo della giustizia, vi eran sepolti senza onore di pianto e di cerimonia.

Credeva e crede ancora il popolino che le anime dei giustiziati abbiano la virtù di rispondere alle preghiere dei devoti, che vanno a visitar le loro tombe, recitando alcune preghiere speciali e offrendo il loro obolo; e questa superstizione ha impedito che sul piccolo cimitero pesasse con l'onta anche l'abbandono. Ivi si eran seppelliti i ladri e gli assassini morti sulle forche o di mannaia; con quei nove per la prima volta vi si seppellivano i rei di cospirazione politica. I re di Borbone accomunavano i patriotti con la feccia degli uomini; li accomunavano negli ergastoli e nei cimiteri. Rubare e ammazzare il prossimo, e desiderare la libertà politica e vagheggiare un'idea di bellezza civile e morale, eran per quei re delitti uguali; forse anzi questi erano peggiori di quelli".

Braccio di Ferro avventure di un carbonaro.