Luigi Natoli: Alla guerra!

Alla guerra! Primo capitolo

Pagine 954 - Illustrato da Niccolò Pizzorno

Così venne presentato ai lettori in occasione della sua prima ed unica pubblicazione dal Giornale di Sicilia, il 19 ottobre 1914:

"È il romanzo della guerra contemporanea; è la storia ravvivata dalla fantasia coloritrice dell’artista; è la visione di ciò che imperfettamente, affrettatamente, succintamente, e spesso contraddicendosi, comunica il corrispondente telegrafico; è l’episodio, è il gesto umano, l’interpretazione dell’anima, la visione della tremenda realtà, dello scatenarsi di tutti gli istinti belluini primitivi, del fiorire di tutti i sentimenti più generosi e più gentili; dell’eroismo feroce. Ed è anche la storia del grande conflitto europeo, vista in quello che ha di più sicuro, di accertato, scevro, dalle esagerazioni e dai vilipendi. 

Si svolge intorno a una dolce ed eroica storia d’amore, che per la drammaticità degli episodi, ora teneri e appassionati, ora eroici o tragici, affascina il lettore, ne incatena l’attenzione, ne desta l’interesse; lo fa palpitare, esultare, vivere coi personaggi, attraverso questo grande, immenso incendio che devasta mezza Europa. 

Quando i lettori sapranno che esso è dovuto alla penna smagliante dello scrittore più simpatico e popolare di Palermo e dell’isola; del romanziere che da parecchi anni è avidamente ricercato e letto, per le sue magnifiche e mirabili ricostruzioni storiche; quando insomma sapranno che autore del novissimo romanzo è

William Galt

Ci dispenseranno da ogni elogio e da ogni raccomandazione".

Luigi Natoli: Alla Guerra! booktrailer

Luigi Natoli: Alla guerra! Il sentimento patriottico dei civili francesi.

Luigi Natoli: Alla guerra! Il sentimento patriottico dei civili francesi.

"La guerra commoveva Parigi; ma non certo di paura. Pareva che gli ampi polmoni della città si allargassero in un respiro largo di soddisfazione e di gioia. Il sogno di quarantaquattro anni dunque si avverava? l’ora della rivincita era finalmente sonata? le mani misteriose della vendetta nazionale avevano mesciuto all’imperatore quel vino di follia, che lo gittava violentemente in quella impresa, da tanto tempo minacciata?

La rivincita!.... Tutta una generazione era morta col dolore di non averla veduta: un’altra generazione si era maturata quasi senza speranza di compierla; i giovani, educati a essa, la consideravano come qualcosa lontana, e forse irrealizzabile. E invece, eccola. La Francia si ridestava. Quei quarantaquattro anni parvero abolirsi di un colpo; gli uomini d’oggi si sentirono quelli di allora; l’offesa parve recente, di ieri. E non una, ma cento, mille offese si radunarono in una, grande, mostruosa, che domandava la vendetta imminente".

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Disegni di Niccolò Pizzorno.

Luigi Natoli: Alla guerra!

Luigi Natoli: Alla guerra!

Alla guerra!... Romanzo storico dello scrittore e storiografo Luigi Natoli, che nasce come romanzo di appendice a puntate sul Giornale di Sicilia (Palermo) in 204 puntate dal 19 ottobre 1914, e che dopo cento anni e in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale viene pubblicato per la prima volta in libro (ben 950 pagine)  da I Buoni Cugini Editori di Ivo Tiberio Ginevra, con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno.

A differenza di tutti gli altri romanzi del grande scrittore siciliano, Alla guerra! è ambientato in Francia: la Francia del luglio 1914, invasa all'improvviso dal Kaiser Guglielmo II, che difende la libertà  con i giovani soldati che lasciano la loro vita per il proprio paese, e che mettono al di sopra di tutto il motto: "Più in alto delle nostre vite c’è la Francia e il nostro onore!...".

In questo grande romanzo, vengono descritti in modo quasi vissuto gli orrori della guerra, visti dagli occhi dei giovani soldati, dei civili e delle donne, spesso violate e uccise dai soldati tedeschi: "Nessun soldato aveva sofferto la più lieve punizione pei ladronecci, per gli incendi, per gli stupri, per gli assassini, per tutte le barbarie, per tutte le ferocie commesse, che disonoravano non solo la Germania ma l’uomo - Luigi Natoli". Le scene orribili, le stragi, vengono descritte con estrema poesia, in un linguaggio attuale più che mai; la morte, vissuta attimo per attimo, l'amore per la famiglia, per la madre lontana, "regnano" in tutto il romanzo. "Tramontava. Un tramonto triste, fosco nel quale le nebbie rosseggiavano, e qualche raggio di sole che rompeva le nubi, pareva uno zampillo di sangue. Il sangue della Francia che gemeva ancora sotto l'immane guerra - Luigi Natoli. 

Nel terribile quadro della prima guerra mondiale, dipinto da Luigi Natoli, vivono i protagonisti della storia: Guy e Bianca Vandois, fratelli, il professore Benoist e il suo cinico amico dal cuore d'oro Michaud: "Appunto, madamigella, le più grandi consolazioni che m'ha dato la famiglia sono state queste, di non averla avuta mai!", il tedesco Fritz Wherther; intorno a loro la sofferenza e la morte dei tanti giovani che per la Francia sacrificarono la loro vita.

Il romanzo inizia con una marcia notturna:  

"La pattuglia precedeva di circa cento metri la compagnia d’avanguardia della colonna uscita da Givet; aveva oltrepassato Notre Dame, valicato l’Huille e percorreva lo stradale, diretta a Rochefort. Era una notte senza stelle. Le nubi coprivano il cielo; nubi grigie, quasi nere, pesanti, dalle quali ogni tanto qualche goccia cadeva sul volto dei soldati. Per un pezzo marciarono in silenzio, coi fucili capovolti, infilati al braccio per la cinghia, o tenuti su la spalla per la canna. Di tanto in tanto bisbigliavano fra loro. Quando furon lontani dalle case, uno di essi cominciò a canticchiare qualche aria popolare del suo paese nativo; un dolce e tenero sospiro d’amore; forse eco inconsapevole di memorie e ricordi, che gli si ridestavano e affollavano nell’anima vagante verso una casa lontana, fra un gruppo di olmi e di ontani, in una campagna verde e soleggiata. E intanto i piedi andavano al ritmo del passo, appesantito dallo zaino ricolmo, per una strada ignota."

Ma descrive con estrema nitidezza dalla quale traspare la commozione dell'autore, vari momenti vissuti dai soldati francesi e dalle loro famiglie, come la partenza per la guerra dalla stazione di Parigi: "Erano sicuri tutti di ritornare; andavano alla guerra, per prepararsi a quelle noz-ze con l’immaginaria Coletta: ma forse ognuno aveva la sua Coletta nel villaggio nativo, o al sesto piano del grande casamento del sobborgo; se non che tutte diventavano un’amante sola, che non piangeva, poiché s’andava a combattere contro i tedeschi, per la terra di Francia. A ogni strofa, seguiva uno scoppio di evviva, di urla, di risa, di motti, che pareva lo scatenarsi di una gioconda tempesta; e sopraffaceva, stordiva le anime dolenti; talvolta grida, risa, canti confondendosi, empivano la tettoia, mescolandosi al soffio delle macchine sotto pressione. Al segno della partenza gli addii si moltiplicarono; le mani stese dagli sportelli strinsero le mani che si porgevano dal marciapiede; alcuni si aggrappavano sui predellini per dare un ultimo bacio o un’ultima raccomandazione; delle mani commosse inviavano e si scambiavano baci, sventolavano fazzoletti; poi mentre il treno si muoveva lentamente, una voce vincendo la commozione gridò:

Viva la Francia!"

Luigi Natoli: Alla guerra! La Croce Rossa.

Luigi Natoli: Alla guerra! La Croce Rossa.

"S’accostò al letto del ferito, gli sollevò con una mano il capo, con l’altra porse alle labbra riarse una tazza d’acqua… Poi gli acconciò le coperte; e ritornò al letto, e dopo essersi assicurata che il suo ufficiale dormiva, sedette di nuovo sullo sgabello, con le mani sul grembo, lo sguardo vagante sopra i letti, dove ogni tanto qualcuno si lamentava. Quanti ve n’erano!... E di là altre c’erano altre sale, e si intravedevano altri letti; e sopra, nel piano superiore ce n’erano ancora. Si sentivano dei passi andar su e giù; forse medici, infermieri; ogni tanto di fuori una voce impartiva ordini; si udiva un rotolare di carrette; un via vai frettoloso; poi qualche urlo di dolore; dei gemiti che levavano il cuore; frammezzati da improvvisi silenzi. A ogni aprir di porta entravano zaffate di odore d’acido fenico; e il vocìo si faceva più distinto e i gemiti più forti. Ella riconosceva la voce del capitano medico; e immaginava che medicasse altri. Forse estraeva altre palle. Improvvisamente i gemiti si mutavano in ululi di dolore che facevano rabbrividire. Si alzò e s’avvicinò alla porta; vide intorno al letto operatorio un gruppo di persone, che le nascondevano la vista del letto; uno dei chirurghi pareva intento a qualche cosa che Betty non poteva capire: vide però uno dei medici trascegliere di fra gli strumenti, una sega. Ella si sentì gelare il sangue, ma non si mosse; una curiosità folle la inchiodava lì, su la soglia, nell’aspettazione trepidante di qualche cosa orrenda. I suoi occhi spalancati erano costretti da una forza ineluttabile a seguire ogni gesto; i suoi orecchi a udire. Nessuno parlava. Solo, ogni tanto, qualche ordine breve, rapido, quasi sottovoce, ma il ferito che stava in mezzo ai medici, e che Betty non vedeva, non taceva. Betty l’udiva: udiva un mugolìo disperato che non aveva nulla di umano, un rantolo che pareva squarciasse il petto; e si sentiva il cuore pieno di sgomento e di pietà. A un tratto vide una mano buttar in un canto, presso il tavolo degli strumenti, qualche cosa. Mandò un grido, chiudendo gli occhi; ma li riaprì subito e guardò. Era una gamba, una gamba umana, spezzata, sanguinante, nuda, col piede inerte, un piede tozzo, dalle dita ripiegate, come se un rabbrividimento li avesse contratti: una gamba divelta dal suo tronco, buttata là come una cosa inutile, come una cosa nociva; ed era carne umana…"

Disegno di Niccolò Pizzorno.

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Luigi Natoli: Alla guerra!

Luigi Natoli: Alla guerra!

Morivan tanti ogni giorno, sul campo!... e giungevano le targhette di riconoscimento, tacite messaggere di lutto...

 

Più in alto delle nostre vite c'è la Francia e il nostro onore!...

 

Ora non si uccideva più in quello stato di incoscienza che può scusare anche il delitto: in quella ubriachezza collettiva, in cui pare abolita ogni volontà individuale. Si uccideva tranquillamente, per divertirsi. Il bersaglio era lì, a cento metri, a cinquanta; era una gara a chi colpisse meglio.

Luigi Natoli: Alla guerra! L'incontro della morte con una piccola contadina belga.

Luigi Natoli: Alla guerra! L'incontro della morte con una piccola contadina belga.

" C’era ancora il cadavere del capitano, col suo profilo tagliente, coi baffi grigi quasi ispidi; disteso sul letto con le mani incrociate; ed era solo, chi poteva in quel momento vegliare un morto? Ella lo guardò con un misto di pietà, di ribrezzo, di cu-riosità. Sedette a un angolo della camera, sopra una seggiola bassa, e si mise a recitare le preghiere. Se ci fosse stata dell’acqua benedetta nella pila di porcellana appesa al capezzale del letto! Si alzò, guardò: c’era. Tolse allora la frondicella dell’ulivo bene-detto, che era infilata di traverso all’anello della piletta; ne immerse le foglie nell’acqua, e spruzzò il volto, le mani, la divisa del morto. E le parve di aver reso un pio e doveroso tributo verso di lui; le parve che il morto dovesse esserne lieto e grato. Ella se ne sentiva più sollevata; posò l’ulivo fra le mani del morto, e ritornò a sedere e a pregare.

Ah quell’ulivo, simbolo di pace e di concordia fra gli uomini, posto dalle mani inconsapevoli di una povera contadina, fra quelle di un ucciso nella tremenda guerra di sterminio, quale profondità di significati attingeva negli abissi del pensiero! La fede ingenua, la pietà umana, si confondevano con la più feroce e spietata ironia. Era il crollare rovinoso di tutte le teorie umanitarie e sentimentali dinanzi alla realtà inesorabile; ed era anche l’eterna aspirazione a una divina armonia; pareva una protesta contro la crudeltà belluina della guerra; il vaticinio o l’augurio che dalle terre bagnate di tanto sangue umano germogliasse l’albero della pace universale…"

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Disegni di Niccolò Pizzorno.