I BUONI CUGINI EDITORI

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Un intreccio diabolico a danno di due neonati.

La nobiltà delle famiglie palermitane dei Santapau, del Carretto, Ventimiglia, d’Altofonte contrapposte al degrado materiale e morale dei popolani del “Cortigliazzo.” L’inquisizione spagnola e il Vicerè Caracciolo.

I primi “cristiani” precursori dei mafiosi con la loro distorta concezione dell’onore e poi lei, Giovanna Bonanno, l’avvelenatrice, la vecchia dell’aceto che domina su tutto il romanzo corale, magistralmente intrecciato dal grande Luigi Natoli in una Palermo del 1789 affogata nelle contraddizioni, nei pregiudizi e nell’eterna lotta fra il bene e il male.
Questa ristampa de La vecchia dell’aceto è la fedele riproduzione di quella apparsa a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1927. Come editori e studiosi del grande scrittore palermitano, siamo convinti che quest’opera, così diversa da tutte le successive pubblicazioni, sia quella originale e ciò per una serie di motivi che esponiamo brevemente. Innanzitutto perché essendo andato distrutto l’originale manoscritto, questa è la trascrizione dell’unica versione stampata quando lo scrittore era in vita, tutte le altre edizioni sono infatti postume. È soprattutto priva di errori storici che Natoli, da grande studioso delle cose palermitane, non avrebbe mai commesso, come ad esempio cambiare il nome della nobile famiglia dei Santapau in Santapace. Inoltre, è stravolta la punteggiatura, la coniugazione dei verbi e sono alterate le tempistiche; figurano frasi aggiunte e frasi tolte, stessa sorte è riservata a interi paragrafi e a delle parole che cambiano il senso a tutta la frase. Sono sostituite diverse imprecazioni tipiche del periodo e italianizzati molti termini tipicamente siciliani che li svuotano di significato (ad esempio il modo di dire “asciugarselo” inteso come “ucciderlo”, è sostituito con “asciugarlo” nel senso di asciugare dal bagnato che non ha alcuna logica). E poi, ancora, la trascrizione di questo romanzo è più in linea con lo stile narrativo di Natoli riscontrato nelle precedenti opere originali da noi profondamente studiate.

Per ultimo, questa La Vecchia dell’aceto è priva d’immagini retoriche e frasi che non trovano assoluta corrispondenza col modo di scrivere del narratore siciliano, basti solo confrontare la fine di questo romanzo con quella di precedenti edizioni. Sono differenze notevoli: per tale motivo sosteniamo che quest’opera oggi da noi editata sia l’unica originale, e con orgoglio la riproponiamo.

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