Ivo Tiberio Ginevra

Ivo Tiberio Ginevra: Guarda come si uccide.

Ivo Tiberio Ginevra: Guarda come si uccide.

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Chi di voi non ha mai fatto una prova di coraggio con gli amici d'infanzia? Sicuramente pochi. In "Guarda come si uccide" Calogero e Ninni hanno il coraggio di farla, ma all'interno di quella vecchia clinica abbandonata, il solo coraggio non basta! E Giuseppe Ingrassia detto Pinuzzo perchè vuole diventare un uomo di cosa nostra a qualunque costo?

Un breve romanzo dal ritmo incalzante, ricco di suspance e colpi di scena che vi berrete tutto di un fiato.

Ivo Tiberio Ginevra

 

Recensione di Marilù Oliva dal blog Thriller Magazine

Recensione di Marilù Oliva dal blog Thriller Magazine

L’autore del libro è anche direttore della casa editrice che lo ha pubblicato – I buoni cugini editori – e nell’iniziale “Avvertenza ai lettori” parla appunto nei panni dell’editore, spiegandoci le sue (buone, anzi buonissime) ragioni. Già varrebbe la pena di collezionare questa collana – che inaugura appunto con “Guarda come si uccide” – per la simpatia del suo nome: “Sbirri e sbirrazzi”. Non proprio un poliziesco, piuttosto un thriller che non rinuncia a uno sguardo profondo sul sociale.

 

Il romanzo si apre con uno scorcio del bar Kennedy – siamo nel 1974 –, locale popolato da individui pittoreschi, a partire dal tuttofare Michele Di Marco (questo nome non mi è proprio sconosciuto…) fino a Giuseppe Ingrassia, meglio noto come Don Pinuzzo, «quarantasei anni passati senza fare niente. Sempre alla porta del bar o seduto ai tavolini a chiacchierare con clienti. A fumare. A bere caffè». Uno che vive delle rendite che gli ha lasciato il padre, uno che insegue il falso sogno di diventare uomo d’onore. E la mafia lo metterà a dura prova.

 

Subito, però, la scena si sposta nella vecchia clinica abbandonata dei nobili Arpazza, un edificio fatiscente sul punto di crollare, dove un gruppo di ragazzini amici (tra loro, due cugini) fa il suo battesimo del fuoco: la leggenda dei fantasmi è l’ultimo dei pericoli. Ivo Tiberio Ginevra è bravissimo nel descrivere la trepidazione, le esitazioni e le sfide di quell’età di confine, quando le paure sono motivo di vergogna e l’affermazione presso i pari può diventare questione di vita e di morte. Così partono le gare di coraggio: in palio ci potrebbero essere figurine, monopattini e – sopra a tutto – la reputazione.

L’autore procede padroneggiando con disinvoltura una scrittura molto curata, che si presenta fruibile e piacevole al lettore grazie all’alternanza di azioni e dialoghi particolarissimi, sporcati di dialetto siciliano giusto per darne il sapore, ma consentendone appieno la comprensione. C’è poi un discorso subliminale sull’etica delle nostre scelte e la demistificazione di un mito – quello mafioso – accolto con entusiasmo da un certo popolo allocco. Ginevra è stato coraggioso ad addentrarsi anche in questo terreno, non facile da restituire letterariamente: lui ci è riuscito con lode, ricordandomi in alcuni passaggi Sciascia, in altri la serie televisiva di Gomorra e in altri ancora, quelli in cui mette sul palco i ragazzini, lo Stephen King di Stand by me. E alla fine delle 136 pagine, forse, vi faranno meno paura i cani feroci.

Recensione dal blog Liberi di scrivere

Recensione dal blog Liberi di scrivere

1974. Un piccolo paese della Sicilia pieno di sole. Immaginatevi una clinica abbandonata tra detriti e sterpaglie, scenario ideale di una storia in bilico tra The body di Stephen King (ma se dico Stand by me – Ricordo di un estate, il film di Rob Reiner che hanno tratto, forse è più chiaro per tutti) e un racconto di Camilleri, impreziosito di dialetto siciliano e malinconia.

Ecco a voi il racconto Guarda come si uccide di Ivo Tiberio Ginevra, primo volume della collana "Sbirri e sbirrazzi" de I Buoni Cugini editore, casa editrice palermitana di proprietà  dello stesso autore. Un vezzo, il racconto, una mascotte di una collana che ha l'ambizione di raccogliere manoscritti di genere poliziesco, thriller, noir, presumo non solo di ambientazione siciliana. (A proposito se ne avete uno ma davvero bello e scritto bene, visto il primo racconto lo standard è piuttosto alto, potete inviarlo a ibuonicugini@libero.it).

Dunque, dicevo, se vi piacciono le favole noir, con coraggiosi poliziotti infiltrati, mafiosi tra il caricaturale e il dannato, ragazzini pronti a mettersi alla prova, cani feroci e presunti fantasmi (ah, ci sono pure quelli, non temete), apprezzerete, come ho apprezzato io questo racconto in cui il bene e il male hanno il volto della Sicilia più vera, dove la mafia ancora (purtroppo) incide con le sue leggi e i suoi codici dall'onore malato.

Ma in Sicilia non tutto è mafia, ci sono nobili altruisti e generosi che trasformano le loro ville in sanatori, (il personaggio di Ninetta vi riserverà  qualche sorpresa, leggete attentamente le prime pagine) ci sono i carabinieri che rischiano e molte volte perdono la vita per salvare gli altri, e ci sono i ragazzini, per cui i rapporti umani sono ancora fondamentali, sani, i legami autentici.

Guarda come si uccide è un racconto delizioso (anche per gli amanti del pulp), scritto benissimo, e anche piacevolmente confezionato. Proprio l'oggetto libro. Mi preme segnalare infatti anche la bellissima copertina Dall'altra parte  foto in bianco e nero di Maria Luisa Lamanna. Buona lettura!

Recensione di Anello Troiano da: Rivista fra le righe

Recensione di Anello Troiano da: Rivista fra le righe

Guarda come si uccide è un cocktail ben fatto. Magari non sarà al livello del daiquiri di Hemingway, magari non vi cambierà la vita, ma la sua figura onesta la fa. Adesso vi spiego la ricetta. Pronti?
Prendete la Sicilia e versatene quanto basta per coprire il fondo. Poi una manciata di ragazzini, un po’ spacconi ma di buon cuore. Metteteci una prova di coraggio e poi un trito di clinica abbandonata. Quindi mafiosi di tutti i tipi: aspiranti tali piuttosto incapaci, boss spietati, gregari violenti.
Agitate.
Ora versate un terzo di trama semplice ma non lineare, spruzzate un po’ di colpi di scena e abbondate con l’azione. Avanti con le pallottole e gli assalti.
Agitate di nuovo.
Versate in un bicchiere capiente e aggiungete del limone. Non c’entra una minchia con il romanzo ma a me piace l’agrume nei cocktail.
A questo punto, bevete.
Due sorsi e l’avrete scolato. Scende giù con piacere e vi rinfresca.
Le controindicazioni sono poche ma le devo dire, questione di deontologia.
Non mi piace il retrogusto lasciato dall’uso del lei nei dialoghi. Qualche zuffa diventa un po’ faticosa da seguire, ma niente di impossibile.
Particolarmente consigliato sotto l’ombrellone. Specialmente se andate al mare in Sicilia, piccio’!

https://rivistafralerighe.com/2015/07/28/guarda-come-si-uccide-di-ivo-tibero-ginevra/

Recensione di Giuseppe Pastore dal blog Thriller Cafè

Recensione di Giuseppe Pastore dal blog Thriller Cafè

Recensire un romanzo di un amico (tra l’altro, come molti di voi sanno, collaboratore di ThrillerCafé) non è semplice, ma cercherò di essere il più obiettivo possibile scrivendo di Guarda come si uccide.
Innanzitutto, mi preme sottolineare quanto Ivo Ginevra sia un autore la cui sensibilità vada di pari passo con quella che da tanto tempo dimostra da lettore. Se avete letto qualcuno dei suoi pezzi qui sul sito, saprete di cosa parlo: quella capacità di indagare sul messaggio di chi scrive, i temi che scorrono sotto le trame, dentro le parole. E come sa afferrare visioni e motivazioni dietro al narrato, allo stesso modo Ivo sa costruire una storia che non nasce su carta come incastro di eventi, né si alimenta da sola guidata dai personaggi. Certo, c’è trama a più livelli e ci sono protagonisti interessanti, ma soprattutto c’è la germinazione di una storia che vien su da un seme velenoso. La Mafia.
Quella che per qualcuno non è un tumore da estirpare ma un obiettivo a cui puntare. Don Pinuzzo se la sogna addosso, l’etichetta di mafioso, agognando il giorno in cui smetterà di orbitare attorno ai veri boss solo per discendenza onorata e sarà finalmente parte della Famiglia.
La mafia che non si ferma davanti a niente, neanche ai bambini, che in questa storia tra il thriller e il pulp fanno invece da carnificazione della speranza e del coraggio.
Un confronto che si sviluppa forse in poche pagine, agili e risuonanti anche nei dialoghi di sicilitudine (per dirla alla Sciascia) che non può non richiamare Camilleri, ma che a dispetto della breve durata arde anche a libro richiuso, perché questo round non è che uno degli innumerevoli che ogni giorno si combattono sotto il sole siculo.
E così, benché Guarda come si uccide non sia innovativo nell’impianto del narrato né nelle figure dei personaggi, siamo comunque di fronte a un assieme complessivo meritevole, impacchettato in un libriccino che non avrebbe sfigurato nel catalogo di editori un po’ più noti dei Buoni Cugini, che Ivo stesso ha fondato. E giusto per evitare dubbi: stavolta l’essere editore di se stesso non è un comodo aggiramento dei meccanismi editoriali ma solo una consapevole e deliberata rinuncia a fanfare chiassose e coccarde luccicanti.
Se avete occasione di leggere, concorderete con me.

Guarda come si uccide: booktrailer

Recensione di Cecilia Lavopa dal blog Contorni di noir

Recensione di Cecilia Lavopa dal blog Contorni di noir

Prima di parlare del romanzo, vorrei fare alcuni cenni sull’autore, Ivo Tiberio Ginevra, scrittore ed editore nato in Sicilia, dove vive tuttora.

Fondatore della casa editrice “I Buoni Cugini editori“, il suo intento è quello di pubblicare opere ormai finite nel contenitore degli oggetti smarriti, a partire da alcuni romanzi di Luigi Natoli, come Squarcialupo, Alla guerra!, Gli ultimi saraceni. Questi testi non sono mai stati tramutati in libro, ma pubblicati nelle appendici del giornale di Sicilia un secolo fa.

Ha pubblicato due romanzi con Robin Edizioni, Gli assassini di Cristo (2011) Sicily Crime (2012) e dichiara di non aver mai fatto una presentazione dei suoi romanzi.

E mi permetto di dire: “Peccato!”

Perché dopo aver letto questo libricino di 140 pagine di adrenalina pura, il primo istinto che avrete è quello di voler stringere la mano a questo scrittore, il quale ha compiuto ben due scelte coraggiose, quella di aprire una casa editrice – considerata la crisi del mercato editoriale – e di pubblicare il suo romanzo, il primo che inaugura la Collana “Sbirri e Sbirrazzi”.

La trama si svolge nel territorio che Ivo conosce bene: la sua terra, la Sicilia. E ci racconta quanto questa regione sia ormai corrotta e in mano a mafiosi senza scrupoli che non guardano in faccia a nessuno. Il codice etico non esiste più da tempo, così come la speranza di trovare un lavoro onesto e rispettabile senza finire nelle mani della criminalità organizzata.

Ma quando si è ragazzini, si pensa di essere invincibili, tanto da mettersi alla prova con atti di coraggio, entrando in una vecchia clinica abbandonata dei nobili Arpazza, per sfidare i compagni.

La sporcizia e la puzza di muffa all’interno del rudere non ricordano nulla di quello che era in precedenza, una villa trasformata in clinica polispecialistica e dedicata alle malattie respiratorie, bombardata durante la seconda guerra mondiale, causandone il crollo e la morte dei pazienti, dei medici e della sua fondatrice, Ninetta, l’ultima discendente della dinastia Arpazza.

Si diceva che fosse ormai abitata dai fantasmi e proprio per questo motivo méta di ragazzini con la voglia di scommettere chi se la sarebbe fatta sotto prima.

Così fanno Calogero e Ninni, insieme a Andrea, Mauro, Vicè, tutti fra i dodici e i tredici anni.

Comincia così un’avventura che difficilmente i loro occhi dimenticheranno mai..

Sui gradini Calogero pensa alla prova di coraggio che ha fatto con Ninni e con tutti gli altri, pensa ai fantasmi che non esistono e conclude che i mafiosi sono molto peggio degli spiriti.

Primo romanzo che leggo di Ivo Tiberio Ginevra, il quale è riuscito a condensare e a dare una struttura solida in così poche pagine a una storia che ha molto da raccontare, concentrata sui personaggi e sul dramma che ancora si vive in Sicilia. La mafia intesa nel senso più spregevole (perché…ce ne sono altri meno spregevoli?), in cui non c’è rispetto per nessuno, neanche per i bambini.

Un poliziesco con una ristretta ambientazione – mi ha ricordato i generi della “camera chiusa”, anche se in realtà non vi è un colpevole misterioso da scoprire, né un’indagine da portare avanti, ma solo porte da aprire e sorprese da scoprire.

Pensavo di trovare Camilleri..e invece mi sono imbattuta in Ivo Tiberio Ginevra.

Due diversi punti di vista, un’unica grande passione per la propria terra, la stessa consapevolezza di quanto il Male si annidi in profondità, senza lasciare spazio, né fiato, alla speranza.
Quanto coraggio ci vuole per affrontare le proprie paure? Quanto temiamo i nostri spiriti e quanto invece potrebbero vegliare su di noi? Alle volte sono più reali di quanto crediamo..

Lettura scorrevole ma molto cruda, forte.

Cecilia Lavopa

Guarda come si uccide di Ivo Tiberio Ginevra: parla l'autore.

Guarda come si uccide di Ivo Tiberio Ginevra: parla l'autore.

Pubblico questo romanzo con la mia casa editrice, così nella doppia veste di autore ed editore non devo rendere conto a nessuno e mi evito tutte quelle tipiche rotture di scatole legate alla promozione del libro, come le presentazioni, le interviste, il presenzialismo, ecc... insomma tutte cose che se gratificano gli scrittori e forse piacciono pure agli stessi editori, per me sono terribilmente abbuttanti; inoltre, e non è cosa da poco, evito che il mio lavoro sia sottoposto all'esame di altri editori per essere pubblicato, e di conseguenza bocciato o promosso, come se per scrivere ci fosse bisogno di una patente o della revisione della stessa (ovviamente non sono valide le patenti emesse da case editrice a pagamento)

però

e qui parla l'autore

se mi avessero inviato questo romanzo per una eventuale pubblicazione, l'avrei subito editato perchè è buono e non mi sarei risparmiato per promuoverlo e per farlo acquistare, frantumando i cabbasisi allo scrittore con presentazioni, interviste, presenzialismi ecc..., ma io sono io e posso fregarmene.

Buona lettura,

Ivo Tiberio Ginevra.

 

Guarda come si uccide è un thriller poliziesco con la giusta profondità dei personaggi all'interno di scene rapide e convulse, dove la caratteristica di pensieri dilatati vivono dentro la dinamica "azione-reazione-motivazione" tipica del genere thriller.

Questi elementi sono tutti presenti in Guarda come si uccide, con il preciso inserimento della parte "umana", che è sempre la fase più delicata perchè deve essere misurata, ma ficcante per non togliere aira agli episodi che respirano grazie ad un tocco di leggerezza nel dramma.

Gianpaolo Zarini.