Luigi Natoli: Il paggio della regina Bianca

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La vendetta. L'onore. L'amore.

Tre donne.

Un solo eroe. Giovannello Chiaramonte.

Fra storia e leggenda un capolavoro di Luigi Natoli ambientato nella Sicilia del 1400.

 

"La piazza Marina era gremita di popolo che gli arcieri e i picchieri catalani a stento frenavano, perché non invadesse il palco sul quale il boia, appoggiato alla scure larga e luccicante aspettava le vittime.

Poi dalle prigioni del palazzo uscì il corteo. I confrati col cappuccio, le guardie, il carro; e nel carro, diritti, fieri, Andrea Chiaramonte e Antonio delle Favare suo segretario.

Il carro giunse ai piedi del palco. Andrea Chiaramonte, sebbene avesse le braccia legate dietro le reni, balzò svelto dal carro, senza bisogno d’aiuto, e montò la scala del palco, senza dar segno di commozione.

Guardò il suo palazzo: i suoi occhi si fissarono sulla finestra e cercaron gli occhi del duca e del re.

Martino sentiva ancora il lampo di quegli occhi, che esprimevano una minaccia lontana; e ne provava un turbamento indefinibile..."

 

Il Paggio della regina Bianca

Quarta di copertina: "Il Paggio della regina Bianca"

Quarta di copertina: "Il Paggio della regina Bianca"

Nel palazzo Steri di Palermo che fu l’antica sede dei Chiaramonte, la più ricca e potente nobiltà siciliana del 1300, c’è l’affresco di un San Giorgio a cavallo che uccide il drago. Nulla di più comune, ma gli occhi attenti del visitatore noteranno che nello scudo del santo c’è lo stemma chiaramontano, come a voler avvalorare con forza, la gloria della nobile casata.

 

Ecco il dipinto originale su quello che era l'ingresso principale del palazzo Steri, San Giorgio che uccide il drago. Nello scudo del santo è dipinto lo Stemma dei Chiaramonte: tre cuspidi d'argento su fondo rosso. (Foto di Ignazio Sciacca)

 

Particolare del soffitto del salone di

Palazzo Steri a Palermo

A Palermo tutti serbiamo una devota memoria per la gran casa dei Chiaramonte. Di là avremmo dovuto trarre i nostri re… e non saremmo soggetti allo straniero!... Tu sei ragazzo, e non puoi capire certe cose; ma ti so dire, che quando decapitarono messer Andrea, non ci fu che la canaglia catalana che n’ebbe gioia. Sfido! don Bernardo Cabrera si pigliava la contea di Modica… un vero stato da re… don Guglielmo Raimondo Moncada le terre e i castelli su quel di Girgenti, don Galdo di Queralt Caccamo e gli armenti, il re i palazzi… Et diviserunt vestimenta mea, come canta il padre lettore il giovedì santo!...

 

 

"...E la gloria dei Chiaramonte che ho istoriato nel soffitto dello Steri, rimane lì, deserta, solitaria, a contemplare i carnefici…"

Mastro Cecco di Naro