L'origini di lu munnu. Poemettu berniscu.

L'origini di lu munnu. Poemettu berniscu.

Pagine 147 - Il poema sulla creazione del mondo che Meli scrisse in siciliano con traduzione a fronte in italiano e note a cura di Francesco Zaffuto.

Le note che seguono la fine del testo con la numerazione romana sono di Giovanni Meli. Le altre note con la numerazione araba sono di Francesco Zaffuto che ha curato la guida alla lettura in italiano. Si è fatto riferimento all'edizione a cura dello stesso autore del 1814, all'edizione Roberti editori del 1838 e a quella di Edoardo Alfano del 1914.

"Quale fu l'origine del mondo? Per rispondere alla domanda il poeta Giovanni Meli fa parlare direttamente Giove e usa come scenario il banchetto degli Dei, dove Giove chiede ai suoi figli e alla moglie Giunone: come poter creare il mondo. I figli e la stessa moglie intervengono sostenendo con un gergo semplice diverse teorie filosofiche antiche e moderne; Giove boccia e demolisce tutte le ipotesi e alla fine sceglie sè e il suo corpo come origine del mondo. 

L'opera è molto dotta per il contenuto, ma per il linguaggio e le similitudini usate resta sempre leggera e divertente. Le dissertazioni filosofiche fatte dagli Dei e da Giove si leggono con un sorriso, anche quando corrispondono a complesse teorie filosofiche. 

Il finale è roboante: si formano terre, mari e continenti dalle varie parti del corpo di Giove; le nascite dell'Italia e della Sicilia sono spassosissime e la satira del Meli colpisce come un fioretto".

Francesco Zaffuto

Pagine 103 - Tutte le poesie siciliane che Giovanni Meli scrisse sugli uccelli con traduzione in italiano a cura di Francesco Zaffuto.

L'aquila è la regina ma il piccolo regolo la batte, il gufo si crede un gran cantante, il merlo spesso fa la parte del saggio e le allodole sono un po' sciocchine, il grosso struzzo non può volare e invidia l'aquila ma all'amor proprio non vuole rinunciare.

Sono tanti gli uccelli delle Favole dell'Abate Meli e portano con sè pregi e difetti degli uomini; dal razzismo dei corvi neri all'adulazione del pappagallo, dalla saggia pazienza del tordo alle chiacchiere dannose delle cornacchie; ci sono uomini usignolo che amano l'arte e uomini che preferiscono il raglio dell'asino.
Qui sono raccolta le favole morali dove il Meli parla espressamente di uccelli.

Per chi non ha dimestichezza con il siciliano e per i siciliani che hanno dimenticato tanti antichi modi di dire viene disposta una traduzione in italiano a fronte; non una traduzione poetica, solo letterale per dare un aiuto, il lettore potrà ritornare agevolmente sul verso di Meli per sentirne la sonorita. Qualche nota aggiuntiva è stata posta con un richiamo per i passi più controversi. Sono stati evitati esegesi e commenti molto lunghi perchè la poesia va goduta senza eccessi di preordinate interpretazioni.

Per la traduzione in italiano si è fatto riferimento: alle note dell'edizione del 1814; al dizionario delle voci oscure che l'editore Roberti di Palermo inserì in calce alla edizione delle poesie di Meli del 1838; in qualche caso al dizionario del Mortillaro, e infine a qualche mia antica memoria di siciliano; per qualche errore di traduzione mi assumo la colpa, per il piacere della lettura ringraziare Meli.

Francesco Zaffuto