Fiabe & Favole di fra' Domenico

Fiabe & Favole di fra' Domenico

Pagine 183 - Prezzo di copertina € 14,00

Con le illustrazioni di Isabella Ceravolo.

 Cari bambini,

Nel pensare a un libro di fiabe in versi, ho cercato nel mio cuore il bambino che avevo lasciato da tanti anni. L’ho incontrato ancora splendido e vivace come voi. Era desideroso di ascoltare le favole e di farle rivivere a me.
Mi ha preso per mano, e mi ha condotto nella sua età, la vostra, dove tutto è magia: gli animali ragionano, i bambini giocano con i balocchi parlanti. Mi ha presentato Pinocchio dal naso lungo lungo e la sua amabile Fata turchina. Dietro un cespuglio, vergognosi delle loro malefatte, si nascondevano il Gatto e la Volpe. Riconobbi Cappuccetto Rosso e il Cacciatore che l’aveva salvata dal Lupo. E poi gli altri personaggi dei sogni che conoscete e rivedrete in questo libro.
Con loro parlai perché son veri, ed essi mi raccontarono del loro mondo bello e colorato, dove i laghi sono incantati, i castelli fatati, i fiumi d’argento e i tramonti sempre dorati.
Insomma, il mondo felice che ho voluto restituire a voi nella musicalità dei versi, perché la poesia è il vostro linguaggio, l’unico idoneo a descrivere il mondo che vi appartiene.
 
Fra’ Domenico Spatola

Recensione di fra' Giovanni Spagnolo al libro Madre Mare e Luna

Recensione di fra' Giovanni Spagnolo al libro Madre Mare e Luna

E’ con vero piacere che proviamo a recensire l’ennesima silloge poetica scaturita dal cuore vulcanico di fra Domenico Spatola, ormai noto a Palermo non solo per la facilità con la quale mette in versi i sentimenti più profondi, ma soprattutto per la sua ansia apostolica che lo spinge sempre all’annuncio della buona novella ai poveri attraverso le opere di carità, come testimonia la Missione San Francesco, divenuta negli anni il suo quartiere generale, a testimonianza di una Chiesa di periferia e in uscita.
Parafrasando l’antico adagio “de Maria numquam satis”, riferito alla Madre di Dio, fra Domenico nella sua Prefazione afferma: “Sulla ‘mamma’ mai si dice abbastanza. Ogni discorso su di lei tende a riappropriarsi dei balbettii d’infanzia rimasti in memoria, intingendo la penna nell’inchiostro del cuore” (p. 5).
E alla stessa mamma il poeta-figlio osa chiedere “gamma / più ampia di parole” per poter cantare, nel giorno della Festa della mamma, “Di tua bellezza mai sbiadita” (p. 9; vedi anche pp. 12, 25, 39, 43, 56), motivo che ricorre, quasi come libido evocativa, in infinità di versi.
Basta qui, infatti, ricordare alcuni titoli: Di te che sei…madre (p. 17), Ricordi (p. 18), Eri felice, o madre (p. 22), Continui, o madre, a parlare al mio cuore (p. 32), Alla madre (p. 39), Madre (p. 43), Onda di madre (p. 46), Ricordando, o madre (pp. 56-57).
In altri versi Nostalgia di madre prevale, riprendendo ora “balbettii audaci / di “Mamma” / assonanza che infiamma / ora età mia matura” (p. 249) o la risposta a paura ancestrale di bambino per cui “per lui, nel buio, ti fai lanterna” (p. 30) o in quel ritornare, avvolto nelle coperte rimboccate d’amore materno, in stato fetale di liquido amniotico: “mi immergevo felice in tuo grembo” (p. 31).
E che dire del Risveglio con il bacio di mamma (pp. 20-21) che si vena d’incanto, quasi a siglare Tacito accordo (p. 37) in alleanza di vita a progettare futuro? E, forse, qualcuno qui richiamerà Freud, con il suo complesso di Edipo, quando leggerà Amplesso (p. 44) o Tuo odore annusavo (p. 50) a riprova dell’ attrazione e attaccamento che ogni bambino, verso i due o tre anni, prova verso la mamma e di cui il nostro Poeta non fa mistero anche in Appiglio (p. 47).
Non mancano, come sempre nella poesia di fra Domenico Spatola, il ricordo, il pensiero e l’amorosa preghiera, in linea con la sua formazione francescana a Maria, icone di maternità, come possiamo leggere in: Alla Vergine Madre (p. 34), Alla Vergine Maria (p. 48), Alla Madre di Dio (p. 62) e Madre alle nozze di Cana (p. 65), culmine e cifra dell’attenzione del cuore di mamma verso i bisogni degli uomini, fosse pure per il “superfluo necessario” (Martini) come il vino, simbolo di gioia.
Leggendo questi versi, a partire soprattutto dalle tre parole del titolo, Madre Mare e Luna che richiamano radici semiotiche comuni, il pensiero corre inesorabilmente all’archetipo della Devouring Mother (la madre divoratrice), evocato da Carl Gustav Jung o a quello più comune dell’eterno femminino, in cifra mistica.
Fra Domenico, del resto, aveva in qualche modo suggerito questo collegamento nella poesia iniziale della raccolta La luna, la madre e il mare, quando afferma: “siete per dare / alla vita del rito / l’eterno ritorno da mito / in grembo vivace / con vita procace” (p. 6) ma poco prima anche in Prefazione: “Speculari le analogie con la Luna e col Mare, per legami accomunanti acque amniotiche, primogenie in vita di mare le cui onde con le maree la luna governa” (p. 5).
E questa potrebbe essere la chiave di lettura della seconda parte di questa silloge di fra Domenico, Alla luna e al mare, con le 23 poesie che la compongono (pp. 69-103).
Ma preferiamo condividere questo pensiero di Enzo Bianchi: “Prima di nascere siamo stati abbracciati per nove mesi nel grembo materno, poi per mesi abbracciati alla madre per nutrirci al suo seno: questa è stata la nostra prima conversazione senza parole, e per questo desideriamo sempre essere abbracciati, anche in silenzio!”.
Parole di un monaco queste, che non facciamo fatica a proporre come chiave di lettura dell’appassionato poetare di fra Domenico Spatola, nella declinazione delle infinite sfumature della tenerezza del cuore materno proiettate, in dimensioni di eternità, che il mare profondo e la chiarità della luna significano.

fra' Giovanni Spagnolo

Madre Mare e Luna - poesie

Madre Mare e Luna - poesie
Sulla “mamma” mai si dice abbastanza.
Ogni discorso su di lei tende a riappropriarsi dei balbettii d’infanzia rimasti in memoria, intingendo la penna nell’inchiostro del cuore.
Primordiale è dei battiti del cuore la percezione del suono più caro in suo grembo, onde profondono le radici di vita in lei maturata a tenerezza.
Ho ripensato le sensazioni senza tempo degli innocenti vagiti. Esperienza che tutti accomuna, snidandoli da cuore più che da memoria, tesoro serbato e all’occorrenza propizio a voglia di madre.
Ho adottato del bambino la cantilena in versi e assonanze echeggianti il dondolìo dei primordi tra sue braccia. Ora essa è cullata in moine e nenie d’affetti nel crescendo di riscoperta dell’amica di sempre, e del  nutrimento prodigioso di suo latte fino alle lotte improvide, che esistenza prepara. 
Speculari le analogie con la Luna e col Mare, per legami accomunanti acque amniotiche, promogenie in vita di mare le cui onde con le maree la luna governa.
 
Fra’ Domenico Spatola

Recensione di Fra' Giovanni Spagnolo al Vangelo di Marco in versi

Recensione di Fra' Giovanni Spagnolo al Vangelo di Marco in versi

Non c’è due senza tre, recita l’antico adagio. E così, dopo In libertà d’amore (2016) e Palermo dono di perle in versi (2017) l’eclettico frate cappuccino Domenico Spatola, assai noto anche per sua la sua “Missione san Francesco” per i poveri, ci regala questa terza raccolta poetica, Vangelo di Marco in versi (2017), a sigillo di una trilogia che svela la ricchezza della sua anima, condividendo quel “tesoro” da cui egli continua ad attingere, evangelicamente, “cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52).
L’impresa nella quale fra Domenico si è cimentato è, questa volta, davvero ardua. Infatti egli ha trasposto in rima baciata tutto il Vangelo di Marco che, in questo anno liturgico, la Chiesa legge e medita nelle assemblee domenicali, affiancando alla fedeltà narrativa del testo, con rara maestria e gusto, la magia della recitazione derivante dalla scansione poetica.
Nelle pagine introduttive (7-20) fra Domenico ci regala un excursus, breve ma assai documentato, sia su Marco e il suo Vangelo come pure degli interessanti Cenni di erudizione tematica, relativi al testo evangelico che dimostrano nel frate cappuccino, prima ancora che il poeta, lo studioso e frequentatore delle Scritture Sacre e il teologo che dell’ecclesiologia ha fatto terreno fertile d’incontro con i fratelli in cammino, in ansia di annuncio.
In ultima di copertina, fra Domenico ha voluto essere ermeneuta di se stesso e della sua ultima fatica letteraria: “Lo scritto, che nell’antichità offriva ai primi evangelizzatori la trama su cui tessere la Buona Novella, ha interessato la mia rilettura in versi. La tendenza al ritmo, sperimentata in gioiosa cadenza musicale che accresce magia alla parola in versi e con rime, ha consentito inediti portali e insospettate intuizioni”.
E come dargli torto? Infatti l’ordito su cui fra Domenico tesse la sua ritmata narrazione evangelica, in questo gustoso volumetto, assembla in mosaico ideale proprio quella “elegante sequenza di quadretti o finestre per la luce del messaggio che, anche con simboli, traduce ansia di bellezza nella fedeltà al testo in ermeneutica da diletto e passione”, come l’Autore sottolinea.
Il Vangelo di Marco, proprio per la sua essenzialità, si offre infatti all’annunzio, alla catechesi e alla lectio divina con il suo linguaggio immediato, frizzante, spontaneo, nella sostanza soprattutto piuttosto che nello stile, tutt’altro che “versione abbreviata” di quello di Matteo come aveva ipotizzato, niente poco di meno che il grande sant’Agostino!
E così fra Domenico ripropone il kérigma di Marco in rime baciate, nulla tralasciando della rivelazione che il verbo evangelico vuole trasmettere e rispettando le due principali tappe del percorso di lettura: la prima ambientata in Galilea, aperta dalla Predicazione del Battista, si conclude con La professione di Pietro (pp. 23-84) e la seconda che si svolge a Gerusalemme e porta all’affermazione di Gesù come “Figlio di Dio” (pp. 85-163).
Rinviando alla lettura meditata del Vangelo di Marco in versi, in una sorta di ruminatio monastica che può essere, nel tempo dei messaggi abbreviati, cui ci stanno asservendo sempre più i social network in questa “società liquida” (Bauman), utile esercizio mnemonico per piccoli e adulti nel tentativo di rafforzare una delle qualità in via d’estinzione nel nostro orizzonte cognitivo: la memoria, appunto. Il proclama di Gesù in Galilea: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1, 15) è così declamato da fra Domenico: “La Galilea fu terra ove andare, / prescelta da Gesù a evangelizzare: / nelle case, nelle vie e nei mercati, / ovunque chiedeva ascolto e alleati / per l’impegno di salvare il mondo / e cambiare fino in fondo / il cuore a ognuno, e in ciascuno liberare / capacità solo d’amare” (p. 28).
La professione di fede di Pietro (Mc 8, 29) è resa da fra Domenico con un simpatico, animato quadretto: «Essi risposero che altrui, /a prima vista, / pareva ‘il Battista’ / altri sul ‘chi sia?’ / rispondevano ‘Elia’, / per i più quieti / era ‘uno dei profeti’. / Insoddisfatto per tali risposte, / chiese quali le attese in essi riposte. / Pietro tra loro / rispose dal coro: / ‘Tu sei il Cristo!’» (p. 83).
Il racconto delle apparizioni di Gesù Risorto (Mc 16, 12-18) offre al nostro Poeta l’occasione per restituirci sensazioni e sentimenti, tra delusione e speranza, di personaggi diversi: la Maddalena (e con lei il Risorto a colloquiare stette), i viandanti di Emmaus (sfiduciati a oltranza: andavano in campagna / e, per la via, ognuno si lagna / della di lui morte) gli Undici discepoli, riuniti a mensa che (furon diffidati / per incredulità pervicace / anche dinanzi all’ovvietà verace” (p. 161).
Abbiamo voluto offrire, con l’evidente imbarazzo della scelta, qualche piccolo saggio di lettura dell’amorosa trascrizione in rima baciata del Vangelo di Marco, scaturita dall’ispirazione vulcanica di fra Domenico che sembra superare, con la sua cascata di versi, la difficoltà espressa da Montale in “Non chiederci la parola” in cui il poeta può offrire all’uomo in ricerca “qualche storta sillaba e secca come un ramo”.
Concludendo, possiamo dire che sì, è vero, la letteratura sul Vangelo di Marco è oggi assai fitta ma vogliamo associarci, volentieri e con grande gioia, all’auspicio espresso dallo stesso fra Domenico che riprende l’espressione di Terenziano Mauro (III secolo d.C.), attribuita abitualmente ad Orazio, a proposito dei libri: “pro captu lectoris habent sua fata libelli”. Tradotta liberamente, la frase ci ricorda che il destino dei libri, anche questo originale Vangelo di Marco in versi di fra Domenico, che si rivela, a modo suo, utile sussidio e strumento di apprendimento biblico, è legato alla capacità dei lettori di apprezzarne il contenuto e di recepirne il messaggio, grazie anche alla musicalità dei versi che ne rende scorrevole e piacevole, manco a dirlo, la lettura.

fra' Giovanni Spagnolo

 

Vangelo di Marco in versi

Vangelo di Marco in versi

Prezzo di copertina € 13,00

Lo scritto, che nell'antichità cristiana offriva ai primi evangelizzatori la trama su cui tessere la "Buona Novella" ha interessato la mia "rilettura in versi". 

La tendenza al ritmo, sperimentata in gioiosa cadenza musicale che accresce magia alla parola in versi e con rime, ha consentito inediti portali e insospettate intuizioni. 

Il Vangelo di Marco, preferito per strategica essenzialità di narrazione, discorre in elegante sequenza di quadretti o finestre per la luce del messaggio che, anche con simboli, traduce ansia di bellezza nella fedeltà al testo in ermeneutica da diletto e passione. 

Il libro servirà ai piccoli e agli adulti, e ciò ripagherà la mia fatica e quella degli editori che vi hanno creduto. 

Vada però, anche per esso, l'augurio di Orazio, poeta latino: "habent sua fata libelli". Condividiamo anche noi che "ogni libro ha il suo destino". 

 

Fra' Domenico Spatola 

Recensione di fra' Giovanni Spagnolo al libro "Palermo dono di perle in versi"

Recensione di fra' Giovanni Spagnolo al libro "Palermo dono di perle in versi"

Appena lo scorso anno avevamo avuto l'occasione privilegiata di scrivere la Prefazione alla prima raccolta poetica di Domenico Spatola, In libertà d'amore... che i lungimiranti Buoni Cugini Editori hanno voluto far conoscere al grande pubblico letterario e non solo, superando la soglia dell'horto conclusus del convento dei cappuccini di Palermo, il microcosmo in cui da sempre ha vissuto e operato il nostro frate poeta.

Avevamo notato, già allora, come non sfuggissero all'attenzione e alla sensibilità poetica di fra Domenico anche i luoghi della nostra Isola. Trinacria, Conca d'oro, Selinunte, Mothya, tanto per citarne alcuni. In questo nuovo volume l'obiettivo poetico del cappuccino si concentra su Palermo, la sua città.
Il motivo di questa scelta è individuato in una sorta di introduzione dallo stesso poeta nella felice individuazione di Palermo capitale della cultura per il 2018, e giustamente "essendo questa città capitale ideale del Mediterraneo dall'antichità e culla di arti e culture diverse, che tutte hanno lasciato vestigia di gloria in monumenti strategicamente situati a perenne spettacolo per il visitatore, che ignaro ne percorre i cammini in ubriacature di bellezze, che fan sognare senza confronti" (pag. 3)
Subito dopo, in prospettiva ermeneutica, fra Domenico sente il bisogno di riassumere in estrema sintesi poetica Palermo "tutto porto" secondo la sua etimologia, affiancandogli un dipinto ottocentesco di George Loring Brown (p. 11-13) e definendo una tantum il concetto di "bello  a Palermo" (pag. 15-16).
Subito dopo fra Domenico inizia la sua rivisitazione poetica, quasi guidando per mano un ipotetico visitatore, in ogni angolo della Città amata, visitando prima "Il Centro storico" (pp. 17-144) quindi "La periferia" (pp. 145-183) con una sosta al "Museo Pitrè" (pp. 185-193) per addentrarsi poi nei "Dintorni" con lo splendido Tramonto a Cefalù che ci fa assistere, spettatori privilegiati, "alle nozze del sole/e del mare" (pp. 195-219).
Dulcis in fundo, è il caso di dirlo, non è sfuggito a fra Domenico di trasfigurare nei suoi versi poetici la "Palermo da gustare" (pp. 221-251) descrivendo nei minimi particolari, quelle che sono le specialità gastronomiche e dolciarie che rimangono impresse nell'immaginario di chi ha già visitato, o ha in animo di visitare, il capoluogo siciliano.
Il tour poetico di Fra' Domenico non è solo "dono di perle in versi", ma è corredato da uno straordinario supporto iconografico, sia in bianco e nero che a colori, costituito da foto e stampe antiche dei luoghi, cose e personaggi descritti nelle poesie. Una vera gioia per gli occhi e per lo spirito che "vede" e quasi "tocca con mano" lo stupore emanato dai versi a volte con la magia della filastrocca.
Come abbiamo già auspicato per la prima silloge poetica di Fra' Domenico, In libertà d'amore... dunque, anche a questa Palermo dono di perle in versi auguriamo larga diffusione, additandola - perché no? - come prezioso sussidio didattico nelle scuole per tramandare alle giovani generazioni i segreti di una città, Palermo appunto, ricca di storia, fascino e mistero.
Fra' Giovanni Spagnolo

 

Una notte speciale: 13 favole per raccontare il Natale di Gesù

Una notte speciale: 13 favole per raccontare il Natale di Gesù

Prezzo di copertina € 13,00

Con le illustrazioni della pittrice Alessandra Veccia

La Notte nella quale nacque Gesù, essendo la più speciale della Storia, è quella che nell'immaginario dei piccoli si carica maggiormente di simboli e di magia. Di essa, che continua a far sognare non solo i bambini, abbiamo voluto raccontare, in tredici favole e alcune filastrocche, l'evento, provando a sintonizzarci con i lettori. 

Ruben dalle mani libere

Quella notte...

Quando nacque il Salvatore dei pastori...

Quando Dio preparò il presepe a suo figlio

Il Bue e l'Asinello

La favola dell'Angioletto cantore 

E le stelle non stettero soltanto a guardare

Quella notte di stupore

L'asino e il bue nel presepe di Gesù

Il Natale dei burattini di mastro Pietro

Natale di Gesù in Papuasia

I pinguini del Natale di Gesù

Il Natale di Alfredino

Filastrocche

 

Fra' Domenico Spatola.

 

Palermo dono di perle in versi

Palermo dono di perle in versi

Palermo dono di perle in versi è la seconda raccolta di novantadue poesie (ciascuna corredata da foto) di fra' Domenico dedicata alla sua città, dove l'amore per i luoghi, la gente, la storia e le tradizioni si fondono in lodi attente e sensibili, critiche e delicate. Versi pieni di vita a una città che tutto sa dare e tutto sa prendere.

"Palermo si può dipingere con tutti i colori. Due tuttavia non possono mancare: l'oro del sole e il blu del mare. Mare e sole favoriscono dei Palermitani l'umore gioioso e ospitale, trasmesso anche attraverso la grande varietà di cibi e di cucine, che non consentono di poer soffrire la fame" - Fra' Domenico Spatola

Prezzo di copertina € 13,00 - Pagine 250

In libertà d'amore: poesie

In libertà d'amore: poesie

Pagine 246 - Prezzo di copertina € 12,00  

Domenico Spatola è il frate cappuccino della parrocchia “Santa Maria della Pace” di Palermo.

In città lo conoscono tutti per le sue molteplici attività sia sul campo ecclesiastico che in quello musicale, come docente di Armonia, Analisi musicale, Organo complementare e Canto gregoriano del Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” ma, soprattutto, lo conoscono per la continua attività in favore dei più poveri, ai quali egli dedica da sempre la sua missione sacerdotale (la mensa dei poveri della Missione San Francesco presso i locali del Convento dei Cappuccini di Palermo è infatti una realtà da lui voluta, che garantisce un pasto giornaliero e altri servizi ai bisognosi). 

In pochi però conoscono il poeta attento e sensibile che si cela nell’animo di Fra’ Domenico Spatola. 

Questa raccolta di versi lo fa conoscere al grande pubblico anche come poeta. Un poeta vero, che loda la vita e la bellezza. Un vero servo dell’Amore.

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