L'origini di lu munnu. Poemettu berniscu.

L'origini di lu munnu. Poemettu berniscu.

Il poema sulla creazione del mondo che Meli scrisse in siciliano, con traduzione a fronte in italiano e note a cura di Francesco Zaffuto. Il volume contiene inoltre tutte le ottave postume del poeta siciliano. 

Pagine 147 - Prezzo di copertina € 12,00. Illustrazioni di Dafne Zaffuto. 

"Quale fu l'origine del mondo? Per rispondere alla domanda il poeta Giovanni Meli fa parlare direttamente Giove e usa come scenario il banchetto degli Dei, dove Giove chiede ai suoi figli e alla moglie Giunone: come poter creare il mondo. I figli e la stessa moglie intervengono sostenendo con un gergo semplice diverse teorie filosofiche antiche e moderne; Giove boccia e demolisce tutte le ipotesi e alla fine sceglie sè e il suo corpo come origine del mondo. 

L'opera è molto dotta per il contenuto, ma per il linguaggio e le similitudini usate resta sempre leggera e divertente. Le dissertazioni filosofiche fatte dagli Dei e da Giove si leggono con un sorriso, anche quando corrispondono a complesse teorie filosofiche. 

Il finale è roboante: si formano terre, mari e continenti dalle varie parti del corpo di Giove; le nascite dell'Italia e della Sicilia sono spassosissime e la satira del Meli colpisce come un fioretto".

Francesco Zaffuto

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Pagine 103

Tutte le poesie siciliane che Giovanni Meli scrisse sugli uccelli con traduzione in italiano a cura di Francesco Zaffuto.

L'aquila è la regina ma il piccolo regolo la batte, il gufo si crede un gran cantante, il merlo spesso fa la parte del saggio e le allodole sono un po' sciocchine, il grosso struzzo non può volare e invidia l'aquila ma all'amor proprio non vuole rinunciare.

Sono tanti gli uccelli delle Favole dell'Abate Meli e portano con sè pregi e difetti degli uomini; dal razzismo dei corvi neri all'adulazione del pappagallo, dalla saggia pazienza del tordo alle chiacchiere dannose delle cornacchie; ci sono uomini usignolo che amano l'arte e uomini che preferiscono il raglio dell'asino.
Qui sono raccolta le favole morali dove il Meli parla espressamente di uccelli.

Per chi non ha dimestichezza con il siciliano e per i siciliani che hanno dimenticato tanti antichi modi di dire viene disposta una traduzione in italiano a fronte; non una traduzione poetica, solo letterale per dare un aiuto, il lettore potrà ritornare agevolmente sul verso di Meli per sentirne la sonorita. Qualche nota aggiuntiva è stata posta con un richiamo per i passi più controversi. Sono stati evitati esegesi e commenti molto lunghi perchè la poesia va goduta senza eccessi di preordinate interpretazioni.

Per la traduzione in iitaliano si è fatto riferimento: alle note dell'edizione del 1814; al dizionario delle voci oscure che l'editore Roberti di Palermo inserì in calce alla edizione delle poesie di Meli del 1838; in qualche caso al dizionario del Mortillaro, e infine a qualche mia antica memoria di siciliano; per qualche errore di traduzione mi assumo la colpa, per il piacere della lettura ringraziare Meli.

Francesco Zaffuto
Disegno in copertina di Dafne Zaffuto.
 

 

 

Giovanni Meli: L'Aceddi (Gli uccelli) La cucucciuta e lu pispisuni (La lodola capellata e il maschio della cutrettola)

Giovanni Meli: L'Aceddi (Gli uccelli) La cucucciuta e lu pispisuni (La lodola capellata e il maschio della cutrettola)

Favola XX.

E tutta questa eleganza poi... a che serve?

La cucucciuta è la lodola capellata e il pispisuni è maschio della cutrettola: un uccello piccolo e molto bello che nell'estate segue le greggi saltellando e posandosi sul dorso degli animali.

La favola inizia con un'espressa dedica ai D. Ninnari; la D. puntata pare definire un titolo nobiliare, ma: solo solo gli uomini di moda dediti ai corteggiamenti di dame e ad una bella ed oziosa vita; con la battuta finale il Meli li riduce a ben poca cosa.

La lodola capellata, pare un'aristocratica incuriosita dall'elegante donnaiolo e si avvicina per meglio osservarlo.

Non esiste un corrispondente nome in italiano per il maschio della cutrettola, quindi nella traduzione a fronte continuiamo a chiamarlo pispisuni.

 

Francesco Zaffuto.

Giovanni Meli: L'Aceddi (Gli uccelli) - Lu rosignolu e l'asinu (L'usignolo e l'asino)

Giovanni Meli: L'Aceddi (Gli uccelli) - Lu rosignolu e l'asinu (L'usignolo e l'asino)

Favola XXI

La poesia, il canto, l'arte, vengono considerate cose mirabili; ma il volgo preferisce il guadagno e il bere alla taverna, e il raglio dell'asino ben si adatta.

Francesco Zaffuto.

 

Tra murtiddi di addauri curunati

un rusignolu armonicu aggiuccatu,

'ngurgiava sinu a perdita di ciatu

li suavi soi noti, e varii e grati.

 

Tènniri cori ed almi dilicati

stavanu attenti di un macchiuni allatu

pri lu piaciri avevanu scurdatu

li guai, da cui vinìanu molestati.

 

Quannu improvisu un sceccu cu la pagghia

jetta un arragghiu, e subitu 'mpanedda';

sclamanu chiddi: "Oh peste a stu gramagghia!"...

 

Tra i mirti di alloro coronati

un usignolo armonico accucciato

gorgogliava fino a perdita di fiato

le soavi sue note e varie e grate.

 

Teneri cuori ed anime delicate

stavano attenti in una macchia accanto

per il piacere avevano dimenticato

i guai da cui venivano molestati.

 

Quando improvviso un asino con la paglia

getta un raglio e subito si diffonde;

esclamano quelli: Oh peste a questo sciocco!...

 

Giovanni Meli: L'aceddi - Esopu e l'oceddo lingua-longa (Esopo e il picchio rosso maggiore)

Giovanni Meli: L'aceddi - Esopu e l'oceddo lingua-longa (Esopo e il picchio rosso maggiore)

Favola XVII

Nella favola Meli fa assumere ad Esopo il ruolo di attento osservatore del particolare modo di cacciare dell'uccello, che corrisponde al comportamento umano dell'usuraio.

Francesco Zaffuto.

 

Vidi Esopu in terra stisu

un oceddu; ma si accorgi

chi per arti ci sta misu;

una lunga lingua sporgi

da lu beccu, chi la lassa

a l'arbitriu di cui passa.

E infatti china tutta

di furmiculi già era...

 

Vide Esopo in terra steso

un uccello; ma si accorge

che per arte ci sta messo;

una lunga lingua sporge

dal becco, che la lascia

all'arbitrio di chi passa.

Ed infatti piena tutta

di formiche già era...

 

Giovanni Meli: L'aceddi - La rindina e lu parpagghiuni (l'aquila e il farfallone)

Giovanni Meli: L'aceddi - La rindina e lu parpagghiuni (l'aquila e il farfallone)

Favola IX.

Invidiate le doti degli altri. Ma non fatevi distrarre dalle apparenze, osservate bene... sono doti?

 Francesco Zaffuto

 

'Na rindina pusatasi vicinu

a un parpagghiuni ch'era supra un ciuri,

guardannulu ammirava, in ali e schinu,

l'inargintati e varii soi culuri:

ma supra tuttu poi c'invidiava

li quattr'ali chi all'aria spiegava...

 

Una rondine, posatasi vicino

a un farfallone ch'era sopra un fiore,

guardandolo ammirava, in ali e schiena,

l'inargentati e vari suoi colori;

ma sopra tutto poi gli invidiava

le quattro ali, che all'aria spiegava.

Giovanni Meli: L'aceddi (Gli uccelli) - Li cucucciuti (Le lodole capellate)

Giovanni Meli: L'aceddi (Gli uccelli) - Li cucucciuti (Le lodole capellate)

Favola XVIII.

Per questi uccelli chiamati cucucciuti, in una nota all'edizione del 1814, si fa esplicito riferimento alle lodole capellate.

Le cappellacce di questa favola, che cercano con beccate i chicchi di grano, hanno la funzione di testimoniare la differenza tra leggero/pesante, superficiale/profondo. E chi ha esperienza, e se ne intende, va nella ricerca fino in fondo.

Interviene alla fine, incidentalmente, un'altra morale: la necessità di nascondere nel profondo ciò che vale.

 

Giovanni Meli: L'Aceddi - L'aquila e lu Riiddu (L'aquila e il regolo)

Giovanni Meli: L'Aceddi - L'aquila e lu Riiddu (L'aquila e il regolo)

Favola IV.

In siciliano Riiddu è un piccolissimo uccelli (può essere il regolo comune - regulus regulus della famiglia dei Regulidi o anche il becca moschino - il fiorrancino - la passera scopaiola - da Nomenclatura Siculo Italica di Antonio Caglio 1840).

Meli gioca con l'affermazione in siciliano di Re iddu=Re quello. Nella favola Riiddu, con la sua intelligenza, usa l'aquila per levarsi in alto come lei. Con la sola forza non si può governare uno Sato, e il processo di civilizzazione implica una crescita delle qualità intellettuali. Soffermandosi, alla fine, sulla parola Riiddu, Meli fa una considerazione ironica sul siciliano come la lingua più antica del mondo.

 

Francesco Zaffuto