Cecilia Lavopa: Noir all'improvviso. Prefazione di Marilù Oliva.

Cecilia Lavopa: Noir all'improvviso. Prefazione di Marilù Oliva.

Cristina, Ester, Michele, Irene. Solo alcuni nomi di gente comune descritta in scene di vita ordinaria che all'improvviso si trova catapultata in un terribile incubo. Quindici racconti neri, quindici storie che nascondono il male che si annida dove meno te lo aspetti. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspense e di orrore. 

Questo libro è un gioiello, un esordio strepitoso, perché – ponendo in successione quindici inquietanti tasselli noir – ci dà uno spaccato attendibile della nostra società, degli stati d’animo che ci agitano, delle paure più profonde che ci attanagliano, dei rancori e dei dispetti che ammorbano l’aria. E lo fa mettendo in scena personaggi che calzano a pennello nei ruoli stabiliti: da questi emergono, in ogni parabola, il lato oscuro degli uomini e quelle ombre talvolta così nascoste che soltanto quando escono allo scoperto rivelano la propria portata malefica. Ma a quel punto, ormai, è troppo tardi.

Marilù Oliva

 

I 15 racconti di “Noir all’improvviso” sono frammenti di vita oscura, quella che si mette e si tiene in catene e se ne soffoca il respiro con un morso di perbenismo fino a quando è possibile, sperando che l’assuefazione, l’abitudine e una silente accettazione dell’esistenza, la possano estinguere, cancellare, predare di ogni pulsazione che cova sotto una cenere che resta comunque intatta, una coltre a protezione di un destino avverso pronto a compiersi con ferocia. Nero e attimo collimano, si uniscono e si sovrappongono fino a diventare omicidio malato, nevrotico, d’opportunità.

Gianpaolo Zarini

 

Booktrailer

Presentazione del libro "Noir all'improvviso" alla libreria Covo della Ladra. Articolo su Repubblica Milano

Presentazione del libro "Noir all'improvviso" alla libreria Covo della Ladra. Articolo su Repubblica Milano

https://milano.repubblica.it/tempo-libero/cultura/evento/presentazione_del_libro_noir_all_improvviso_alla_libreria_covo_della_ladra-193671.html?fbclid=IwAR3nqHG2kT-ow0Sjv8Su3pqbTsGUeoBaiW4nFdSnYNFlD12eAjLHZyc_ZoQ&refresh_ce

Il 13 dicembre alle 18.30 la libreria Covo della Ladra ospita la presentazione della raccolta di racconti Noir all'improvviso  di Cecilia Lavopa.

Con l'autrice interviene Manuel Figliolini de La Bottega del Giallo. 

Cristina, Ester, Michele, Irene. Solo alcuni nomi di gente comune descritta in scene di vita ordinaria, che all'improvviso si ritrova catapultata in un terribile incubo. Quindici racconti neri, quindici storie che nascondono il male che si annida all'interno. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspence e di orrore.   
Le illustrazioni di copertina e contenute all'interno del libro sono di Michele Finelli.

Cecilia Lavopa, milanese d'adozione e tedesca di nascita, lavora in una compagnia di assicurazioni ed è blogger per passione. Moderatrice per quattro anni del forum di Qlibri, ha fondato Contorni di noir, sito nel quale scrive recensioni di romanzi noir, thriller e gialli e realizza interviste.

Ha intervistato dal vivo autori come Tess Gerritsen, Lee Child, Glenn Cooper, Joe R.Lansdale, Massimo Carlotto, Jonathan Coe.
Ha partecipato a BookCity Milano come presentatrice di autori come: Alan Altieri, Marco Malvaldi e Charlotte Link.
Ha co-presentato (insieme al curatore Riccardo Sedini) Lomellina in Giallo 2012.
Ha presentato al NebbiaGialla 2018 (curatore Paolo Roversi) autori nazionali e internazionali.
Appassionata di gatti, se poi sono neri ancora di più. Ama tanto viaggiare, soprattutto con la fantasia.

Noir all'improvviso è la sua prima antologia di racconti, pubblicata da I Buoni Cugini Editori (2018).
La trovate su www.contornidinoir.it.

 

Recensione di Francesca Mancini su Thrillercafé

Recensione di Francesca Mancini su Thrillercafé

Edito da I Buoni Cugini Editori, recensiamo oggi al Thriller Café Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa.

Cristina, Ester, Michele, Irene. Solo alcuni nomi di gente comune descritta in scene di vita ordinaria che all’improvviso si trova catapultata in un terribile incubo. Quindici racconti neri, quindici storie che nascondono il male che si annida dove meno te lo aspetti. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspense e di orrore.

Inesauribile motore di Contornidinoir.it, Lavopa è ben conosciuta agli amanti del mondo giallo e thriller, online e non solo, data la sua costante presenza a eventi, rassegne e presentazioni di genere. Con questo libro la vediamo fare il gran passo da recensora a recensita e approdare dunque alla pubblicazione con un editore piccolo ma dedito alla ricerca della qualità. Forse siamo un po’ di parte, dato che il nostro Delitti al Thriller Café è stato dato alle stampe proprio da I Buoni Cugini Editori, ma gli appassionati di romanzo d’appendice di certo possono confermare la bontà della missione della casa editrice palermitana, conosciuta per la meritoria ripubblicazione dei volumi di Luigi Natoli, e più vicina ai nostri temi con pregevoli volumi nella collana Almeno un morto.

Noir all’improvviso è una raccolta di quindici racconti nerissimi, scritti in cui l’autrice dà prova di grande fantasia e altrettanto ardore: partendo da situazioni di ordinaria quotidianità, da vite comuni e abituali, Lavopa analizza e descrive il lato oscuro dell’essere umano, le paure, i disagi e i pensieri occulti più reconditi, fino a condurre il lettore a epiloghi sorprendenti e impressionanti.

Nei personaggi ritratti magistralmente, nelle storie e ambientazioni del tutto differenti tra loro – di cui non voglio anticipare nulla, perché svelare anche solo una delle trame sarebbe un sacrilegio – l’autrice ha la straordinaria abilità di far intraprendere a chi legge una determinata direzione, per poi virare improvvisamente e trascinarlo verso un finale geniale e inatteso. Molteplici anche le tematiche trattate con intensità: patologie psichiche, incubi, desideri nascosti e feticismo, per citarne alcune; temi che creano brividi nel corso della lettura, come un ottimo noir deve fare.

Difficile, a mio parere, scrivere un racconto rispetto a un romanzo, perché in poche righe si deve sintetizzare efficacemente ciò che nel secondo caso viene sviluppato in centinaia di pagine: Cecilia Lavopa riesce benissimo nell’impresa, regalandoci per ogni singola vicenda un’alta quantità di suspense e pathos in cui il noir esce all’improvviso (mai titolo fu più appropriato!).

La splendida e incisiva introduzione di Marilù Oliva apre il sipario e le icastiche e inquietanti illustrazioni di Michele Finelli sono la chiave per schiudere la porta di ogni racconto: insieme rifiniscono la bellezza di questa antologia ricca e potente.

 

La Debike e... Noir all'improvviso su Theblogaroundthecorner.it

La Debike e... Noir all'improvviso su Theblogaroundthecorner.it

La Debike e... Noir all'improvviso su theblogaroundthecorner.it

Tra gli addetti ai lavori Cecilia Lavopa non ha bisogno di presentazioni: è al timone di Contorni di Noir, noto blog dedicato alla letteratura di genere: noir, thriller, giallo in ogni sua sfumatura, anche sociale, e fantascienza. Ma ora, dopo anni passati a leggere e recensire i libri degli altri, ha deciso di fare un salto dall’altra parte della barricata e, mettendosi tra gli autori (sarà solo per questa volta?), ha pubblicato con I Buoni Cugini il suo Noir all’improvviso, quindici racconti nerissimi per un’antologia tutta da scoprire. La meritata e colta introduzione, di Marilù Oliva, presenta le storie, piacevolmente arricchite dalle indovinate illustrazioni di Michele Finelli. Citerò tutti e quindici i racconti ma, per non fare del vietatissimo spoiler, li elencherò sì rigorosamente uno dopo l’altro ma di ciascuno avrete solo un mini assaggino della trama.
Allora siete pronti? Via!
Numero 1: “Il Buio”: decisamente horror che rispecchia l’angoscia infantile di fronte all’oscurità, ma c’è di peggio…
Numero 2: “Arancine indigeste” dove l’accidia di un terrone goloso emigrato al nord si scontra fatalmente anche con le lungaggini della burocrazia.
Numero 3 “Casa in affitto? Soldi sprecati” che narra la triste odissea di un occupante abusivo, artatamente incastrato in un delitto.
Numero 4: “Disturbo bipolare”, in cui l’astuzia messa in atto da uno psicologo paga molto malamente.
Numero 5: “Ester”, con una solitudine femminile riempita da un cane mentre la memoria inganna la morte.
Numero 6: “Il feticista”, dove l’ossessione si sposa implacabilmente al bello e colpisce senza pietà.
Numero 7: “Il lampo”, dove si gioca serenamente con il dialetto e si uccide, come per scherzo, nel paese sardo, Fregola, che detiene il record mondiale di longevità.
Numero 8: “Irene aveva diciott’anni” in cui la trascuratezza e la prevaricazione potrebbero condurre alla ribellione in un fragile scenario familiare.
Numero 9: “Identità celata” una persona che nasconde se stessa, viaggiando in metropolitana.
Numero 10: “La miracolata” in cui anche colei che, negli anni, è sempre miracolosamente riuscita a scampare alla morte, mostra il suo tallone di Achille.
Numero 11: “La montagna fa brutti scherzi” dove un’ultima solitaria passeggiata tra la neve di Andrea darà tempo e modo a un assoluto egoismo di eliminare una indigesta rivale.
Numero 12: “La visione” con lo sconosciuto alto e ben vestito ma invisibile a tutti salvo a Chiara, la protagonista, che torna a reclamare giustizia.
Numero 13: “Occhi”, che narra dei begli occhi screziati di verde dell’ipocondriaco Michele, sempre troppo incollato al computer, che scoprirà di condividere con l’oculista, che deve operarlo, la passione per la simulazione con i giochi Warhammer.
Numero 14: “Segni di riconoscimento” indagine di polizia quasi classica, ma con la vittima ritrovata con il corpo completamente nudo ricoperto da un tatuaggio rappresentante un intrico di foglie di edera con al centro la raffigurazione di una carpa koi.
Per arrivare al Numero 15, quello conclusivo, “Viaggio a Cuba”, dove una vacanza premio promette belle donne, ma bisognerebbe aver una sana paura dei ratti…
Quindici storie plausibili come i loro protagonisti, almeno all’apparenza più o meno normali, messi in situazioni spesso comuni per tutti e di tutti i giorni: visite mediche, incubi, vacanze, litigate in famiglia. Però poi Cecilia Lavopa si leva il cappello da fata, mette quello da strega, agita la bacchetta magica, capovolge la storia, la stravolge, da un momento all’altro tutto diventa Noir all’improvviso e i suoi personaggi si trovano scaraventati in una specie di incubo o peggio. Niente di magico, badate bene, solo roba comune, a portata di mano, che potrebbe capitare a chiunque ma che rispecchia fedelmente la crudeltà o la follia umana e rappresenta solo uno spaccato crudo e netto della nostra società nel suo lato più oscuro e malefico. E dunque quindici implacabili racconti neri, quindici storie che descrivono un male che può annidarsi ovunque, dove meno te lo aspetti. Attenti! Aprite gli occhi prima che sia troppo tardi.

Cecilia Lavopa è fondatrice del blog Contorni di noir, nel quale scrive recensioni di romanzi noir, thriller e gialli e realizza interviste. Ha intervistato dal vivo Tess Gerritsen, Lee Child, Glenn Cooper, Joe R. Lansdale, Massimo Carlotto, Jonathan Coe. Ha partecipato a BookCity Milano come presentatrice di autori come Alan Altieri, Marco Malvaldi e Charlotte Link. Ha co-presentato (insieme al curatore Riccardo Sedini) Lomellina in Giallo 2012. Ha presentato al NebbiaGialla 2018 (curatore Paolo Roversi) autori nazionali e internazionali.

Patrizia Debike

Recensione su Liberi di Scrivere

Recensione su Liberi di Scrivere

liberidiscrivere.com

Cecilia Lavopa non ha bisogno di grandi presentazioni: è il gran capo di Contorni di Noir webzine dedicata al noir, al thriller, al giallo in ogni sua sfumatura. Grande comunicatrice, è sempre presente alle manifestazioni milanesi dedicate al libro, ed è anche un’ ottima presentatrice di eventi, sempre sorridente e non si impapina come farei io. Ora dopo anni passati a leggere e recensire si cimenta con la difficile arte del racconto ed ecco a voi Noir all’improvviso, quindici storie che vi sorprenderanno. Buona lettura!

Dalla prefazione di Marilù Oliva

Ho seguito con interesse la storia di questa silloge sin da quando è stata pensata come realtà composita, uscita dalla mente raffinata e geniale di Cecilia Lavopa. Da anni si occupa di letteratura di genere in quanto grande lettrice ma, soprattutto, è fondatrice di Contorni di noir, uno dei blog più celebri dedicati alla produzione crime. E sono contenta che Cecilia, grande conoscitrice del genere, abbia incontrato un valente editore come I Buoni Cugini editori.
Trovo un bel connubio, dunque, quello tra l’editore siciliano e un’autrice, Cecilia Lavopa, che si è cimentata con quegli stessi delitti che ben conosce, quando si tratta di leggerli e descriverli, compiendo con questo libro il grande salto: il passaggio da spettatrice a regista. E l’ha fatto con molta naturalezza, ma anche con la padronanza e la maestria di chi conosce la tecnica, i dosaggi, gli strumenti del mestiere: sa quindi spartire suspense e colpi di scena, ma sa anche quando descrivere un personaggio con una veloce pennellata, quando condensare un’emozione in uno sguardo e quando chiudere il narrato con ellissi o sommari. Fin qui, però, come dicevo, è solo questione di tecnica. “Noir all’improvviso” è molto di più: dentro vi scorre passione, fantasia, il magma inafferrabile delle vicende e dei sentimenti umani, la consapevolezza dell’imprevedibilità della vita che si svela spesso senza annunciarsi, lasciandoci stupiti.
“Noir all’improvviso” si compone di quindici racconti neri, accompagnati dalle interessanti illustrazioni di Michele Finelli, che colgono il nocciolo della trama, quindici storie che scandagliano altrettante situazioni reali. Momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all’esplosione di epiloghi che fanno meritare in pieno, grazie anche all’andamento ritmato e brioso delle storie, quel titolo così originale e appropriato…

Recensione su Thriller Magazine

Recensione su Thriller Magazine

Claude Adrien Helvetius, filosofo e scrittore francese, sosteneva che i racconti sono la storia dei sentimenti. E i racconti noir, sono la storia della parte in ombra di quei sentimenti, la parte sopita dalla razionalità, da regole imparate o solo imposte. Ogni sonno dunque, può essere turbato da elettricità negative, così come da pensieri reconditi. Mutare la realtà del quotidiano in un incubo violento, inaspettato, letale, da cui non vi è ritorno.

La raccolta di quindici racconti “Noir all’improvviso” di Cecilia Lavopa, al suo esordio come scrittrice per la casa editrice “I buoni cugini” nella collana “Almeno un morto” curata dall’inossidabile Ivo Tiberio Ginevra, ha l’abilità di destare dal torpore quotidiano questa infida quanto violenta parte nascosta che risiede in ognuno di noi. Il normale che è prodromo subdolo del delitto, quello più rabbioso, non calcolato, che impone la morte quasi come giudice supremo di un malessere atavico, inciso sulle carni, imputridito nelle ossa e decriptato da un’insana voglia di cambiare una vita insoddisfacente per varie ragioni. Questo soprattutto verso le persone amate, desiderate, origini di frustrazioni personali e di letali vendette morali per sentimenti non corrisposti. Oppure per una necessaria voglia di primeggiare in un gioco che da passatempo diventa fonte di ostilità tragiche e inattese, o per una fobia, un'ossessione che diventa incontenibile furia omicida.

I racconti di “Noir all’improvviso” sono frammenti di vita oscura, quella che si mette e si tiene in catene e se ne soffoca il respiro con un morso di perbenismo fino a quando è possibile, sperando che l’assuefazione, l’abitudine e una silente accettazione dell’esistenza, la possano cancellare, estinguere di ogni pulsazione che cova sotto la cenere, una coltre a protezione di un destino avverso pronto a compiersi con ferocia.

Nero e attimo collimano, si uniscono e si sovrappongono fino a diventare omicidio malato, nevrotico, d’opportunità.

Un tipo di omicidio brutale, se non sempre nelle dinamiche, nei propositi. Cecilia Lavopa costruisce con bravura l’antefatto, il giorno fatidico, le ore precedenti, i minuti che anticipano. Fa respirare la normalità di quella che potrebbe essere la vita di ognuno di noi prima dell’inaspettato, lasciando solamente piccole tracce, a volte fatte anche di una sola parola, per lasciare intuire un divenire prossimo tragico, lasciando al lettore il gusto di assaggiarlo e di comprenderlo.

Perché un incubo non si deve capire, ma si deve soffrire, deve lasciare il marchio. Un marchio dell’abbandono della razionalità, dove al risveglio si può diventare ciò che non si è mai stati. Attraversare il riflesso oscuro di uno specchio e trovarsi dalla parte opposta cambiati e alienati. Un marchio che sta al di là dell'ordinario, stigmate dell’anormale e abnorme senso che si anima e si libera da sotto quella friabile difesa di cenere. Le persone comuni diventano alieni, nel senso letterale del termine, dentro quell’attimo che si cristallizza e muta in una devastante immobilità di follia.

“Noir all’improvviso” è il fotogramma, l’attimo fissato, come nei disegni di Michele Finelli che fin dalla copertina illustrano il senso della raccolta e introducono ogni racconto, Ogni storia è un disco che suona e scivola fluido e che all’improvviso si incanta, si impunta, gracchiando una traccia nascosta, un malevolo sentire ridestato dalla solita litania di ogni giorno. La scrittura scorrevole, precisa di Cecilia Lavopa dà vita a quel disco. Un fluire di parole con il giusto sonoro, il giusto sguardo, la giusta prospettiva da cui sbirciare il male nella sua evoluzione, fino a trovarcisi dentro senza alcuna via d'uscita.

Cecilia Lavopa costruisce i suoi incubi a occhi aperti con mani abili. I suoi personaggi vi vengono calati dentro con grazia luciferina, quasi, per caso, senza quasi volerlo, ma desiderandolo e attuandolo come un piano lucidamente imperfetto. Per fare ancora più male, per non lasciare possibilità di ripensamento. Non esiste la perfezione del delitto, ci si deve sporcare le mani, con la confusione, la paura, la rabbia, l'incredulità, la disperazione. Un dolore artigianale, violenta repressione e espressione della parte oscura.

Sono il peggior incubo che abbiate avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà: conosco le vostre paure, vi ammazzerò ad uno ad uno.” dice It.

Colori di vita che diventano, noir all’improvviso.

Recensione di Marco A. Piva su Libroguerriero.it

Recensione di Marco A. Piva su Libroguerriero.it

Molti tra i nostri lettori conoscono Cecilia Lavopa (nella foto sotto) come il cuore e la testa di “Contorni di Noir”, un blog dedicato alla letteratura di genere tra i più importati e interessanti in Italia. Avendo letto noir per anni e avendone parlato con estrema precisione e competenza, Cecilia ha ora deciso di scriverlo; grazie alla casa editrice palermitana I Buoni Cugini, pubblica quindi questo “Noir all’improvviso”, una raccolta di quindici racconti relativamente brevi e incredibilmente memorabili, a volte tristissimi e a volte terrificanti.

Dopo una bella introduzione della nostra Marilù Oliva, ci inoltriamo quindi in questa mitragliata di storie; ognuna è aperta da un’interessante illustrazione, adeguatissima al contesto senza anticipare nulla, a opera di Michele Finelli. Nominerò uno per uno i racconti, aggiungendo poche parole riguardo alla trama per darvi un’idea dei temi trattati evitando di rovinare la sorpresa finale.

Il buio”, titolo che più noir non si può, ci parla di una bambina – ormai una ragazzina, in realtà – terrorizzata dall’oscurità. “Arancine indigeste” ha come protagonista un uomo di una certa età, emigrato dalla Sicilia a Milano in giovane età ma innamoratissimo della propria regione natale, che ha qualche problema di cuore e si trova a combattere con una burocrazia cieca. “Casa in affitto? Soldi sprecati” – splendido titolo, misterioso il giusto – ci presenta Paolo, pugliese ma residente a Milano, che vive in un appartamento occupato illegalmente nel quale viene trovato un cadavere mentre Paolo dorme tranquillo.

Disturbo bipolare” ci porta a Ferrara, dove un operatore socio-assistenziale viene sospettato dalla moglie di avere una relazione con una paziente. “Ester” è una donna sola incuriosita da un uomo, probabilmente un senzatetto, che vede sempre seduto sulla stessa panchina, con la stessa valigetta tra le mani. “Il feticista” si apre descrivendoci una donna eccessivamente attenta al proprio aspetto, attenta in particolare alle scarpe, pronta a giudicare negativamente le altre ma segretamente frustrata.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorrisoIl lampo” è ambientato in Sardegna, nel piccolo centro di Fregula, la cui popolazione è incredibilmente anziana; protagoniste ne sono Efisia, impiegata di banca, e l’anziana zia (anzi, tzia) Filumena, una nota ficcanaso. “Irene aveva diciott’anni” ci presenta una bambina, appunto Irene, che a cinque anni si rende conto che la madre è gravemente malata, una malattia degenerativa incurabile. “L’identità celata” è raccontato dal punto si vista di una persona che, torturata dagli incubi, rifiuta di rivelarci la propria identità, ma comunque che passa il tempo osservando la gente in metropolitana.

La miracolata” è una donna figlia di operai che, sin dall’infanzia nella periferia di Milano, è sopravvissuta a una serie di incidenti che avrebbero potuto essere mortali, tanto da guadagnarsi appunto il soprannome di “Miracolata”, che non sopporta. “La montagna fa brutti scherzi” è ambientato in Trentino, dove un uomo fa l’ultima passeggiata tra le sue amate montagne prima di trasferirsi a Messina avendo intenzione di sposarsi con una donna che lavora lì. In “La visione” una donna, che guida l’auto usata appena comprata nelle strade del Parco Adda Nord, vede la sagoma di un uomo apparirle di fronte, ma dopo essersi fermata per evitare l’incidente non vede nessuno.

Occhi” ci parla di Michele, che ha (appunto) occhi bellissimi ma che sta apparentemente diventando sempre più miope, dato che lavora anche per dodici ore di seguito al computer prima di dedicarsi all’hobby di dipingere figurine di Warhammer, passione che condivide proprio con l’oculista. “Segni di riconoscimento” si apre con il ritrovamento del cadavere di un uomo, completamente nudo e con il corpo completamente coperto – viso escluso – da un tatuaggio rappresentante un intrico di foglie di edera interrotto soltanto da una carpa koi. “Viaggio a Cuba” racconta di una vacanza-premio appunto a Cuba per un gruppo di dipendenti di un’azienda milanese, alcuni dei quali sono interessati soprattutto alle donne del luogo.

Ogni singolo racconto ci presenta, con poche ma precisissime pennellate, personaggi credibili, all’apparenza assolutamente normali (con lati negativi, come chiunque), in situazioni per la maggior parte comuni – visite mediche, incubi, vacanze, litigi con la famiglia. Ma poi Cecilia Lavopa, usando poche parole essenziali e incisive, rivolta tutta la situazione, inserendo l’orrore nelle loro vite, all’improvviso come suggerisce il titolo della raccolta. Ma non si tratta di un orrore soprannaturale, proveniente da esseri partoriti dalla fantasia dell’autrice. Tutto l’orrore viene dall’essere umano, dalla crudeltà o dalla follia, da menti malate o sadiche. Il che è ancora più terrificante.

Certi racconti potrebbero tranquillamente essere usciti dalla penna (o meglio, dalla tastiera) di Stephen King, in particolare “Il buio”, e sicuramente tutti, nessuno escluso, entreranno nella testa – e, chissà, negli incubi – del lettore, con la loro normalità perversa e le loro normali perversioni, con la scrittura incredibilmente naturale ma allo stesso tempo cesellata con arte di Cecilia Lavopa, con l’uso occasionale dei dialetti che aiutano a farci sembrare i personaggi che l’autrice ha creato non creazioni di fantasia ma persone reali, gente che potremmo avere già incontrato da qualche parte, i più abbienti e quelli che faticano a sbarcare il lunario, i vanitosi e gli umili, quelli che si credono speciali e che, come tutti noi, a modo loro lo sono.

Sfogliando di nuovo il libro mi rendo conto di una cosa: i racconti contenuti in “Noir all’improvviso” non sono poi così brevi. Ma la sensazione che ho avuto leggendolo è stata quella di trovarmi di fronte a una serie di brevi sorsate d’acqua fresca, storie che si bevono con piacere e lasciano rinfrescati grazie a una scrittura leggera ma allo stesso tempo angosciante quando serve (in alcuni racconti l’angoscia è totale, in altri ci sono colpi di coda finali che mozzano il fiato dopo eventi all’apparenza assolutamente quotidiani).

Insomma, chiunque ami il noir – e l’horror – non può lasciarsi scappare questo gioiello di raccolta.

Marilù Oliva parla di noi su Huffingtonpost

Marilù Oliva parla di noi su Huffingtonpost

Quando il noir arriva all'improvviso - Marilù Oliva

Noir all'improvviso (I Buoni Cugini Editori) di Cecilia Lapova si compone di quindici racconti neri, accompagnati da interessanti illustrazioni di Michele Finelli che colgono il nocciolo della trama, quindici storie che scandagliano altrettante situazioni reali. Momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all'esplosione di epiloghi che fanno meritare in pieno, grazie anche all'andamento ritmato e brioso delle storie, quel titolo così originale e appropriato.

Si passa dall'inquietudine – all'inizio vagamente horror – de Il buio alla cruda realtà di Arancine indigeste, dove, tra le altre cose, viene anche lambita la questione della migrazione nazionale dal Meridione al Nord, ripresa anche in Casa in affitto? Soldi sprecati!, anche se lasciata in secondo piano rispetto all'atmosfera di arcano che regna sovrana. Un'atmosfera che scaturisce da situazioni di pericolo, ma anche di disagio psichico. In Disturbo bipolare la patologia si insinua latente, sovrastata dal dubbio del tradimento, e i sintomi fisici vengono descritti con precisione chirurgica:

Mi sembrava che tutto intorno si facesse ovattato, come se fossi all'interno di una boccia di vetro e mi avessero girata con la testa all'ingiù. Frammenti di vita galleggiavano vicino a me e, per quanto mi sforzassi, non capivo cosa stessero urlando quelle persone.

Il tema della possibile patologia viene ripreso in Ester, ma l'attenzione del lettore resta puntata su un uomo seduto in una panchina e sulla sua misteriosa valigetta. Ogni brano ci ricorda che, spesso, la realtà è molto più complessa di quanto immaginiamo. L'ossessione diviene poi quasi personaggio ne Il feticista dove, accanto al tema della mania si affianca quello della bellezza: la protagonista è una donna cultrice dell'avvenenza con una determinazione tale che diviene assillo e che la costringe a carezzare il suo sogno di beltà con costosi rimedi estetici e con uno smisurato armadio di scarpe che, indossate, non passano inosservate. Né lei vorrebbe succedesse altrimenti:

Muove il piede. È disposta al gioco delle parti, in cui ognuno mostra ciò che possiede, o crede di possedere, come parte migliore del proprio corpo. Rotea la caviglia come fosse un esercizio di pilates, in modo da offrire all'uomo ogni angolatura possibile del suo arto.

Ricchissimi i dialoghi disseminati nelle pagine, specchio di un'oralità che omaggia l'immediatezza del parlato e non esita a riportare espressioni dialettali con precisione e acribia, laddove sono necessarie. Come ne Il lampo, dove il sardo è riprodotto con una musicalità che non trascura di adattare in italiano standard i significati. Il racconto è ambientato in un posto speciale, Fregola, comune che detiene il record mondiale della longevità. Paese di oggi ma in cui si respira la nostalgia per un passato molto diverso:

Chi è rimasto nel paese vive di ricordi, di umili origini, quando le case erano fredde e buie, riscaldate da un caminetto attorno al quale si riuniva la famiglia, spesso colpita da geloni alle mani e ai piedi.

Irene aveva diciott'anni affronta, tra le altre cose, il tema di una malattia devastante, ma anche quello della rinuncia e della ribellione all'interno di uno scenario familiare. Strano posto, la famiglia, ci insegnano alcuni racconti. La famiglia vera o quella agognata, come dimostra La montagna fa brutti scherzi, dove l'autrice dissemina abilmente dubbi, desideri e senso del possesso. Del resto, confondere è una delle abilità di chi trasforma in fiction il crimine, dovendo depistare chi usufruisce del prodotto letterario. Ecco perché, ne La visione, all'incertezza della protagonista si accompagnano possibilità inspiegabili: esisteva davvero l'uomo alto e ben vestito che le appariva all'improvviso di sera, in strada, con una vera e propria epifania, mentre lei era alla guida dell'auto? Chi era? In un'epoca, come la nostra, votata all'indifferenza, "l'altro" può assumere connotati stranianti. Può essere sconosciuto o una persona che si rivela quale non l'avremmo mai immaginata o perfino un uomo che trapassa con lo sguardo e farnetica tra sé, come in Identità celata.

Occhi oscilla tra la luce e il buio, tra la speranza di un miglioramento e un ribaltamento subitaneo che rende fatale la vicenda. Se le contraddizioni promuovono le tensioni e i ribaltamenti rendono spettacolari e imprevisti gli svolgimenti, sono le chiusure mozzafiato a dare una cadenza estremamente vivace al volume. In Segni di riconoscimento il giallo si svolge come da copione, a partire dal ritrovamento di un cadavere che, in omaggio a Manuel Vázquez Montalbán, è rinvenuto nudo e completamente tatuato. Racconto visionario, e in qualche modo complementare a questo è

La miracolata: se nel precedente l'epicentro della narrazione era un morto, qui è una donna che tutti credono imperitura, perché l'ha sempre scampata. Sopravvissuta a diversi incidenti, Caterina incarna un desiderio di eternità comune a molti mortali. Così come comune è la smania d'evasione toccata in Viaggio a Cuba, dove il problema del turismo sessuale è il pretesto per sfumare la cronaca in un altrove che diviene oscurità e minaccia.

Come vedete, la raccolta è ricca anche dal punto di vista degli argomenti trattati: si aggiungano, a quelle già citate, altre tematiche sociali come la difficoltà di sbarcare il lunario, l'occupazione abusiva, i maltrattamenti in famiglia, le migrazioni che portano speranze e disillusioni:

Molti casi come il suo riempivano i telegiornali tutti i giorni, gente che pagava migliaia di euro per farsi trasportare verso il paradiso delle coste italiane, per trovarsi invece nella barca di Caronte che traghettava le loro anime all'inferno.

Questo libro è un gioiello, un esordio strepitoso, perché – ponendo in successione quindici inquietanti tasselli noir – ci dà uno spaccato attendibile della nostra società, degli stati d'animo che ci agitano, delle paure più profonde che ci attanagliano, dei rancori e dei dispetti che ammorbano l'aria. E lo fa mettendo in scena personaggi che calzano a pennello nei ruoli stabiliti: da questi emergere, in ogni parabola, il lato oscuro degli uomini, quelle ombre talvolta così nascoste che soltanto quando escono allo scoperto rivelano la propria portata malefica.

Ma a quel punto, ormai, è troppo tardi.

Marilù Oliva

Dalla prefazione di Marilù Oliva

Dalla prefazione di Marilù Oliva

Ho seguito con interesse la storia di questa silloge sin da quando è stata pensata come realtà composita, uscita dalla mente raffinata e geniale di Cecilia Lavopa. Da anni si occupa di letteratura di genere in quanto grande lettrice ma, soprattutto, è fondatrice di  Contorni di noir, uno dei blog più celebri dedicati alla produzione crime. E sono contenta che Cecilia, grande conoscitrice del genere, abbia incontrato un valente editore come I Buoni Cugini editori. 

Trovo un bel connubio, dunque, quello tra l’editore siciliano e un’autrice, Cecilia Lavopa, che si è cimentata con quegli stessi delitti che ben conosce, quando si tratta di leggerli e descriverli, compiendo con questo libro il grande salto: il passaggio da spettatrice a regista. E l’ha fatto con molta naturalezza, ma anche con la padronanza e la maestria di chi conosce la tecnica, i dosaggi, gli strumenti del mestiere: sa quindi spartire suspense e colpi di scena, ma sa anche quando descrivere un personaggio con una veloce pennellata, quando condensare un’emozione in uno sguardo e quando chiudere il narrato con ellissi o sommari. Fin qui, però, come dicevo,  è solo questione di tecnica. “Noir all’improvviso” è molto di più: dentro vi scorre passione, fantasia, il magma inafferrabile delle vicende e dei sentimenti umani, la consapevolezza dell’imprevedibilità della vita che si svela spesso senza annunciarsi, lasciandoci stupiti.
“Noir all’improvviso” si compone di quindici racconti neri, accompagnati dalle interessanti illustrazioni di Michele Finelli, che colgono il nocciolo della trama, quindici storie che scandagliano altrettante situazioni reali. Momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all’esplosione di epiloghi che fanno meritare in pieno, grazie anche all’andamento ritmato e brioso delle storie, quel titolo così originale e appropriato...

Marilù Oliva 

 

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