Alexandre Dumas: Pasquale Bruno. Romanzo storico siciliano con saggio storico sul banditismo siciliano di Luigi Natoli

Alexandre Dumas: Pasquale Bruno. Romanzo storico siciliano. Con saggio storico introduttivo di Luigi Natoli "Storie di banditi".

Alexandre Dumas: Pasquale Bruno. Romanzo storico siciliano. Con saggio storico introduttivo di Luigi Natoli "Storie di banditi".

Edizione integrale della prima versione italiana pubblicata dallo Stabilimento Poligrafico Empedocle - Palermo 1841.

 

Era un giovine di venticinque o ventisei anni, che sembrava appartenere alla classe del popolo: portava un cappello calabrese legato da una striscia di velluto che ricadeva ondeggiande sulla sua spalla, un abito con bottoni d'argento, un calzone della stessa roba con ornamenti compagni, stretto alla vita da una di quelle cinture di seta rossa con ricami a frange verdi, che si fabbricano a Messina ad imitazione di simili lavori del levante; finalmente burzacchini e scarpe di pelle erano il compimento dell'abito montanaro, non privo di eleganza, che parea scelto a bella posta a dar risalto alle belle proporzioni del corpo di colui che lo indossava. Quanto al suo aspetto era di una beltà selvaggia, i suoi contorni fortemente risentiti, annunciavano l'uomo del mezzogiorno, avea occhi arditi e fieri, barba e capelli neri, naso aquilino e denti bianchi e compatti.

Alexandre Dumas.

Copertina di Niccolò Pizzorno

Saggio storico introduttivo "Storie di banditi" di Luigi Natoli

Saggio storico introduttivo "Storie di banditi" di Luigi Natoli

C'era una differenza fra i banditi e gli scorridori: questi erano ladroni, che assalivano i viandanti, quelli erano fuori bando per qualche vendetta: questi era raro che avessero un lampo di generosità, quelli erano d'ordinario generosi e cavallereschi, la condizione di perseguitati della giustizia li faceva malfattori: ma il coraggio di cui davano prova, li circondava di poesia. Essi rampollavano per origine degli antichi cavalieri erranti, o dei nobili, che non erano altro che ladroni, o dei condottieri di compagnie di ventura. Una vendetta contro i baroni li faceva banditi: la poesia popolare, fedele specchio dei sentimenti plebei, s'impadroniva di loro e magnificando il loro gesto, sfogava il suo odio contro i baroni.

Il periodo più famoso pel banditismo o brigantaggio fu quello che si svolse fra il secolo XVIII e XIX. Vi sono dei banditi che diedero origine a poemetti, come Saltaleviti, Spirazza, Testalonga: uno diede origine a un romanzo di A. Dumas: Pasquale Bruno. - Luigi Natoli.

 

Pubblicato nel Giornale di Sicilia del 14 gennaio 1930 con pseudonimo di Maurus

 

Luigi Natoli

Pasquale Bruno. Romanzo storico siciliano di Alexandre Dumas

Pasquale Bruno. Romanzo storico siciliano di Alexandre Dumas

Tutta la Sicilia, da Messina a Palermo, da Cefalù a Capo-Passero, era piena della fama del bandito Pasquale Bruno. Ne’ paesi come la Spagna e l’Italia, dove un particolare ordinamento sociale tende sempre a respingere al basso ciò ch’è nato nel basso, e dove l’anima manca di ali per sollevare il corpo, un’indole elevata è una disgrazia nella oscurità della nascita; perché, siccome essa tende sempre ad uscire del cerchio politico ed intellettuale dove la sorte l’ha chiusa, siccome essa cammina incessantemente verso uno scopo da cui la disgiungono mille ostacoli, siccome vede ognora la luce che non può raggiungere, così, cominciando a sperare, finisce per maledire. Allora essa si fa ribelle contro la società, in cui Dio pose due diverse condizioni, l’una di felicità, l’altra di patimenti; reagisce contro questa parzialità della Provvidenza, e si stabilisce di autorità propria il difensore del debole e il nemico del forte; ecco perché il bandito spagnuolo ed italiano è sì poetico insieme e sì popolare; già quasi sempre fu quale dolore che lo spinse fuori via; ed egli consacra il suo pugnale e il suo schioppo a restituire l’equilibrio della natura viziato dalle umane istituzioni.

Non farà dunque maraviglia che non questi antecedenti di vita domestica, col suo carattere azzardoso, colla sua destrezza e forza straordinaria, Pasquale Bruno sia divenuto sì presto quel singolare personaggio ch’egli esser volle. Per così dire, si fece il giudice della giustizia; per tutta Sicilia, e particolarmente a Bavuso e paesi vicini, non commetteasi un atto arbitrario che potesse sfuggire al suo tribunale, e siccome quasi sempre le sue sentenze colpivano i forti, avea per sé tutti i deboli.

Alexandre Dumas - padre - (1802/1870)

Alexandre Dumas - padre - (1802/1870)

Scrittore francese famoso soprattutto per Il conte di Montecristo e la trilogia de I tre moschettieri (Vent'anni dopo - Il visconte Bragelonne). E' considerato il padre del foulletion.

Fu uno scrittore particolarmente prolifico. Raccolse in vita un grande successo per le sue opere drammatiche di carattere sentimentale, per i romanzi storici, e anche se privo di una grande cultura specifica, la sua straordinaria immaginazione e il sapiente uso della scrittura gli valsero il calore del pubblico.

Condusse una vita avventurosa (tra le tante raggiunse Garibaldi durante la spedizione dei Mille) che lo portò a viaggiare molto e così ebbe modo di conoscere i luoghi e le persone da cui trasse l'ispirazione per i suoi romanzi. Amò fortemente l'Italia in particolare la Sicilia e il meridione, e proprio in uno di questi viaggi il grande musicista catanese Vincenzo Bellini gli raccontò la storia del fuorilegge Pasquale Bruno che gli ispirò l'omonimo romanzo scritto nel 1838 successivamente tradotto in tedesco, spagnolo, inglese e italiano nel 1841.

Dumas morì povero e dimenticato dai suoi stessi lettori che iniziarono a preferire il romanzo realistico. 

Pasquale Bruno: la città di Palermo...

Pasquale Bruno: la città di Palermo...

Se fu mai al mondo una città predestinata, è questa Palermo: posta sotto un cielo senza nuvole, sopra fertile suolo, in mezzo a campagne pittoresche, col suo porto di contro a un mare che voltola onde di azzurro, circondata a settentrione dal monte di santa Rosalia, ad oriente dal capo di Zafferana, difesa da ogni dove da una catena di montagne che cinge la vasta pianura, ov’essa si asside. Giammai veruna bizantina odalisca o egizia sultana non si specchiò con pari voluttà nelle onde della Cirenaica o del Bosforo, come fa, volgendo la faccia al suo mare, quest’antica figlia di Caldea. Per la qual cosa, cangiò ella invano di dominatori, questi disparvero, ed ella stette, e de’ suoi tanti padroni, sempre sedotti dalla sua dolcezza e dalla sua beltà, non ha serbato la schiava abbandonata che la rimembranza delle fugaci carezze e delle più durevoli offese. Gli uomini e la natura fecero quindi a gara per farla magnifica fra le ricche. I Greci le lasciarono i loro templi, i loro acquedotti i Romani, i loro castelli i Saraceni, le loro basiliche i Normanni, gli Spagnuoli le chiese, e, come la latitudine, dov’è posta, permette che vi fiorisca ogni pianta e che vi cresca qualunque albero, così riunisce essa ne’ suoi giardini l’oleandro della Laconia, la palma di Egitto, il fico dell’India, cactus opuntia, l’aloè d’Africa, il pino di Italia, il cipresso di Scozia e la quercia di Francia.

Alexandre Dumas