Fra' Domenico Spatola: Una notte speciale - 13 favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù

Fra' Domenico Spatola: Una notte speciale - 13 favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù

La notte nella quale nacque Gesù, essendo la più speciale della Storia, è quella che nell'immaginario dei piccoli si carica maggiormente di simboli e di magia. Di essa, che continua a far sognare non solo i bambini, abbiamo voluto raccontare, in tredici favole e alcune filastrocche, l'evento, provando a sintonizzarci con i lettori...

Fra' Domenico Spatola

Niccolò Pizzorno: Un mondo nuovo.

Niccolò Pizzorno: Un mondo nuovo.

A volte i morti viventi ritornano a divorare un immaginario composto da simboli non ancora fatti a fettine, fagocitano storie inedite volte ad una rappresentazione geniale di problematiche attuali, le quali vengono deformate dalla lente di una satira sociale votata ad una presa di coscienza demistificante e liberatoria. L'illustratore genovese Niccolò Pizzorno, valente artigiano che si contraddistingue per una tecnica metamorfica, in continua evoluzione, cavalca le sfaccettature ambigue del reale ed elabora un gioco di specchi originale, citazionistico e divertito, proteso verso la grottesca denuncia di quella spiacevole caratteristica propria della stragrande maggioranza dei genovesi: il lamento. Lamento inteso come decadimento del dialogo, origine e termine di ogni spicchio di argomentazione, rinuncia ad una presa di coscienza progressiva, punto di vista monolitico e nucleare, atteggiamento di chiusura verso la novità, cecità ottusa che ferisce l'accoglienza, sonno della ragione che genera mostri. Niccolò Pizzorno ha la pretesa di aprire un'estesa breccia in quella spessa patina di monotonia che addormentata Genova, città timida, suscettibile e avara. Il mezzo espressivo utilizzato per tale scopo è il fumetto, medium in questo caso efficacissimo nel tentativo di configurare in un'anima di carta la protesta splatter verso un atteggiamento mentale autodistruttivo, portatore di uno status autoconservativo atto a demolire ogni possibilità di dialogo e di cambiamento.

 

Pasquale Bruno: romanzo storico siciliano di Alexandre Dumas con saggio storico introduttivo "Storie di banditi" di Luigi Natoli.

Pasquale Bruno: romanzo storico siciliano di Alexandre Dumas con saggio storico introduttivo "Storie di banditi" di Luigi Natoli.

"Storie di banditi" di Luigi Natoli - articolo tratto dal Giornale di Sicilia del 14 gennaio 1930

 

C'era una differenza fra i banditi e gli scorridori: questi erano ladroni, che assalivano i viandanti, quelli erano fuori bando per qualche vendetta: questi era raro che avessero un lampo di generosità, quelli erano d'ordinario generosi e cavallereschi, la condizione di perseguitati della giustizia li faceva malfattori: ma il coraggio di cui davano prova, li circondava di poesia. Essi rampollavano per origine degli antichi cavalieri erranti, o dei nobili, che non erano altro che ladroni, o dei condottieri di compagnie di ventura. Una vendetta contro i baroni li faceva banditi: la poesia popolare, fedele specchio dei sentimenti plebei, s'impadroniva di loro e magnificando il loro gesto, sfogava il suo odio contro i baroni.

Il periodo più famoso pel banditismo o brigantaggio fu quello che si svolse fra il secolo XVIII e XIX. Vi sono dei banditi che diedero origine a poemetti, come Saltaleviti, Spirazza, Testalonga: uno diede origine a un romanzo di A. Dumas: Pasquale Bruno

Luigi Natoli

 

Pasquale Bruno: Edizione integrale della prima versione italiana pubblicata dallo Stabilimento Poligrafico Empedocle - Palermo 1841

 

Era un giovine di venticinque o ventisei anni, che sembrava appartenere alla classe del popolo: portava un cappello calabrese legato da una striscia di velluto che ricadeva ondeggiante sulla sua spalla, un abito di velluto con bottoni d’argento, un calzone della stessa roba con ornamenti compagni, stretto alla vita da una di quelle cinture di seta rossa con ricami e frange verdi, che si fabbricano a Messina ad imitazione di simili lavori del levante; finalmente burzacchini e scarpe di pelle erano il compimento dell’abito montanaro, non privo di eleganza, e che parea scelto a bella posta a dar risalto alle belle proporzioni del corpo di colui che lo indossava. Quanto al suo aspetto, era di una beltà selvaggia, i suoi contorni fortemente risentiti, annunciavano l’uomo del mezzogiorno, avea gli occhi arditi e fieri, barba e capelli neri, naso aquilino, e denti bianchi e compatti. 

Alexandre Dumas